Alessandro Pagani degli Stolen Apple si racconta a Italia Notizie: "La mente dell'uomo è in trincea, o le trincee sono nelle nostri menti?"


Lui è Alessandro Pagani, cantante della band emergente fiorentina “Stolen Apple” formatasi nel 2008 oggi alle prese con Trenches, il nuovo album in uscita lo scorso settembre. Dentro alle sue parole c'è un mondo pieno di melodie diverse che si fondono e si confondono nella storia e letteratura di tutta la fragile umanità. Alessandro ha deciso di raccontarsi ad Italia Notizie, ecco cosa ci ha detto nell’intervista curata da Federica Bianco:

C'è una relazione tra Stolen Apple, il nome della band e Trenches, il nome dell'album?

“Si, in qualche modo c'è una correlazione perché Stolen Apple proviene dal libro di Marco Paolini intitolato “Ausmerzen”, in cui racconta la vicenda avvenuta a Ernst Lossa. È stato uno dei primi bambini giustiziati dal nazismo durante la loro eutanasia selvaggia, così la chiamavano. Rinchiudevano i bambini “diversi” - tra virgolette precisa il cantante - , in realtà lui non aveva niente di diverso perché era solo un bambino che aveva voglia di vivere. Questo si collega a Trincee perché vuole significare che la vita è continuamente una trincea. Non è mai cambiato il concetto di violenza; ancora oggi nel mondo, ci sono atti di violenza insopportabili. Le trincee non sono mai finite”.

Quando e come nasce la vostra passione per la musica? Chi sono i vostri modelli?

“I modelli sono innumerevoli. Noi non siamo più ragazzi di primo pelo, ecco, siamo quasi sulla soglia dei 50, quindi parlarti della nostra esperienza artistica musicale e degli autori, compositori e fruitori della musica che abbiamo seguito, ci vorrebbe un libro intero! Noi abbiamo iniziato durante gli anni '80, quando Firenze era una factory a livello internazionale con la new wave e da lì è iniziata tutta la nostra passione. Ci siamo appassionati molto al punk, alla psichedelia, al chitarrismo anni '90 americano, addirittura qualcosa di folk, rock con Neil Young. Abbiamo innumerevoli nomi che ognuno di noi porta ancora con amore dentro di sé e questo si può sentire anche nella nostra musica”.

Qual è il motivo dei tantissimi riferimenti alla natura nelle vostre canzoni?

“Anche la copertina dell'album con un paesaggio abbastanza arido ricorda la guerra e la natura violenta dell'uomo. Infatti i nostri testi parlano molto di personaggi minori rispetto a chi invece vuole soprassedere sopra gli altri. Noi facciamo parte di questa resilienza dove la fragilità fa da padrona. Ci riteniamo parte di questo popolo minore che invece ha tante cose da dire”.

Quali saranno gli appuntamenti e progetti futuri della band?


“Stiamo promuovendo ancora il disco che è uscito a settembre. Innanzitutto attraverso le radio, suonandoci in studio, abbiamo un paio di appuntamenti vicini. Abbiamo ancora dei live sempre in zona, ci piacerebbe iniziare a suonare un po' fuori dalla Toscana per farci conoscere anche al di fuori della nostra cerchia. In più una cosa interessante: presteremo le nostre musiche alla scuola di cinema “Immagina” di Firenze per i loro allievi che realizzeranno dei corti. Stiamo componendo dei nuovi brani per il secondo disco e completando il secondo videoclip che sarà “Daydream”. È un brano scritto da mia sorella in italiano che io ho tradotto in inglese. Lei è una poetessa e racconta di questo suo sogno. Si immagina in un paese desolato, dove tutte le fontane perdono, trasbordano d'acqua, ma durante il cammino le fontane non perdono più. Una sorta di aggiustamento dal punto di vista onirico”.

Federica Bianco



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