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Nuovo video di Sergio Zanotti, l’imprenditore bresciano rapito in Siria

(Foto ANSA)

di BEATRICE GALLUZZO - Sergio Zanotti, 56 anni, imprenditore di Brescia, è scomparso nell’aprile dello scorso anno durante un soggiorno in Turchia. Da allora pare essere prigioniero in Siria di un gruppo estremista legato ad Al Qaida.

Ieri è riapparso in un video su Youtube, il secondo girato dall’inizio del suo rapimento. E’ in ginocchio, in una stanza spoglia, e due uomini con il viso coperto puntano dei fucili alle sue spalle. “Oggi è primo maggio. Mi chiamo Zanotti Sergio. Questo è il secondo richiamo che mi lasciano fare. Credo che sia anche l’ultimo”- dice all’inizio della registrazione, che dura in tutto 48 secondi. Dopodichè, aggiunge “Prego il Papa, il governo, le associazioni per i diritti umani, i Paesi arabi, tutti coloro che mi possono aiutare per il mio rilascio”.

Il primo video in cui appare l’imprenditore bresciano nelle mani dei rapitori risale a novembre 2016, a sette mesi dalla scomparsa. Era stato inviato originariamente al sito russo Newsfront. Zanotti appariva in ginocchio con una tunica bianca, alle sue spalle un uomo armato. In quei pochi secondi chiedeva aiuto al governo italiano, prima di una sua possibile esecuzione. Il caso era stato preso in carica dall’Unità di crisi della Farnesina. Alcune fonti del Ministero degli Esteri, apparse su “La Republica”, parlavano, però, di “caso anomalo”.

Dopo questo primo contatto, a marzo di quest’anno, era stata diffusa una foto del passaporto dell’uomo, accanto ad una pistola. L’immagine era corredata da un ultimatum molto stringente, che dava al governo tre giorni di tempo per intervenire prima di un’eventuale esecuzione di Zanotti. Questo comunicato, e il video apparso ieri recano entrambi la stessa firma, “Abu Jihad”.

Siria: dopo sei anni di guerra arrivano le "zone cuscinetto"

(Il meeting di Astana dove è stato firmato il cessate il fuoco - Foto LA STAMPA)

di ILEANA CIRULLI - Il ministero della Difesa russo ha comunicato che dalla mezzanotte di ieri è entrata in vigore l'intesa per la creazione di quattro zone «di allentamento della tensione», o «safe zone». Dopo sei anni di guerra, gli alleati di Damasco, Russia e Iran sono riusciti ad accordarsi con i sostenitori dei ribelli turchi sulla creazione, nel Paese, di aree di sicurezza, sulle quali sarà proibito il volo anche degli aerei militari della coalizione a guida americana. L’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan De Mistura, si è dimostrato soddisfatto di ciò, definendolo un “importante passo avanti”. L’accordo russo-iraniano-turco prevede la definizione dei confini di queste quattro aree situate lungo l’asse stradale Daraa-Aleppo. L’obiettivo sarà quello di “garantire le condizioni per un ritorno sicuro e volontario dei rifugiati” e di permettere l’invio di aiuti umanitari, cibo e medicinali. Inoltre, l'alto comandante russo, Sergei Rudskoi, in un briefing con la stampa ha affermato che Mosca ha già interrotto i bombardamenti sulle aree che verranno designate come zone di de-escalation. I tre Paesi garanti notificheranno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il memorandum, ma ciò non implica un minore impegno nella lotta contro il terrorismo.

Siria, Assad bombarda con 'gas tossici': 86 vittime VIDEO


DAMASCO – Sono saliti a 86 i morti nell'attacco avvenuto martedì nella provincia di Idlib, in cui ci sarebbe stato l'utilizzo di armi chimiche. Ne ha dato notizia l'Osservatorio Siriano per i diritti umani, spiegando come tra le vittime ci siano 30 bambini e 20 donne.

Numerose altre persone stanno soffrendo per gli effetti dell’attacco, con fonti mediche che segnalano problemi respiratori e sintomi come svenimento, vomito e bava alla bocca, ha spiegato l’ong.

Pronto l'appello dell'opposizione siriana al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad aprire “un’inchiesta immediata” sull’attacco effettuato, a suo giudizio, dal regime di Bashar al Assad. La Coalizione nazionale, importante componente dell’opposizione siriana, ha spiegato in un comunicato di volere che il Consiglio di sicurezza “convochi una riunione urgente dopo questo crimine e apra un’inchiesta immediata”. Ha accusato il “regime del criminale Bashar” di aver effettuato raid contro la città di Khan Sheikhun con ordigni “contenenti gas chimici”.


Il comando generale delle forze armate siriane "smentisce categoricamente" di avere compiuto un attacco chimico a Khan Sheikhun, ma gli Stati Uniti sono del parere che è quasi certo che il bombardamento, nel quale si ritiene sia stato fatto uso del gas nervino sarin, sia opera delle forze di Assad. Il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, ha spiegato come su Russia e Iran gravano "grandi responsabilità morali" per queste morti avvenute in Siria.

Mosca ha negato di aver effettuato bombardamenti nell’area di Khan Sheikun: “Gli aerei dell’aeronautica russa non hanno effettuato alcun raid nei pressi di Khan Sheikhun nella provincia di Idlib” afferma un comunicato del ministero della Difesa di Mosca.

Erdogan in un colloquio telefonico con Putin ha definito l’attacco con i gas tossici “inumano” e lo ha definito una minaccia per i negoziati di pace.

La Francia, intanto, ha chiesto che vi sia una riunione "urgente" del consiglio di sicurezza dell'Onu, che si svolgerà infatti, nella giornata di domani.

"Orrore senza fine. Stop a armi chimiche, sono crimine contro l'umanità". Lo denuncia il premier Paolo Gentiloni su Twitter.

Le notizie è "orribile" ed è "un drammatico promemoria del fatto che la situazione sul terreno continua ad essere drammatica". Si è così espressa l'alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini.

"Le notizie di un attacco chimico contro civili inermi in Siria e di bombardamenti sugli ospedali dove erano stati ricoverati i feriti sono sconvolgenti", ha infine affermato il ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Autobomba ad Aleppo est, 45 morti e 70 feriti


di MARIAGRAZIA DI RAIMONDO - La tv panaraba al-Jazira con fonti sul terreno, ha riferito che ad Aleppo est, nella zona di Susiyan nel nord della Siria, strappata all'Isis dalle forze filo-turche, una bomba che era stata sistemata sul ciglio della strada, è esplosa mentre passava di un mezzo causando la morte di 60 persone, tra cui due militari turchi. Il bilancio però è destinato a crescere.

Primi raid aerei congiunti: Usa e Russia bombardano l'Isis in Siria. Ma la Coalizione smentisce

di ILEANA CIRULLI - L'aviazione russa assieme alle forze della Coalizione Internazionale guidata dagli Stati Uniti ha bombardato in questi ultimi giorni, per la prima volta, le postazioni dello Stato islamico in Siria. A diffondere la notizia è stato il ministero della Difesa della Russia, rendendo pubblico che due aerei russi e due americani hanno compiuto raid congiunti su alcune postazioni dell'Isis nei pressi della città di Al Bab, nel nord della provincia di Aleppo - controllata dallo Stato islamico. Le coordinate per l'attacco sono state fornite, appunto, ai russi dagli americani.
Nel mirino vi erano depositi di armi, munizioni e carburante e nell'attacco è stato colpito anche un numero imprecisato di miliziani. Questa è stata la seconda parte di un episodio analogo avvenuto, nella stessa area, sabato scorso ad opera di aerei russi e turchi.

Ma dagli Stati Uniti viene subito smentito tutto: Adrian Rankine-Galloway, un portavoce della coalizione citato dalla Associated Press, ha affermato in un comunicato, che quanto raccontato da Mosca è da etichettare come ”Sciocchezze. Il dipartimento della difesa non coordina raid aerei con l'aviazione russa in Siria. L'unico canale di comunicazione tra la Coalizione - a guida statunitense - e la Russia, in Siria, è 'la linea di comunicazione aperta per ragioni di sicurezza', al fine di evitare incidenti nel cielo siriano tra aerei russi e quelli della coalizione", ha dichiarato il portavoce del Pentagono.

Colloquio di pace tra Damasco e la coalizione Russia-Turchia-Iran

(Foto ANSA)

di MARIAGRAZIA DI RAIMONDO - Ad Astana in Kazakistan si sono avviati i primi colloqui di pace tra i ribelli siriani, rappresentati da 39 capi gruppi che hanno accettato la trattativa e il Governo di Damasco, rappresentato dall'ambasciatore siriano all'Onu Bashar Jaafari. Va segnalata una figura di rilievo tra i leader dei capi gruppi, Mohammed Alloush riferimento tra i ribelli del gruppo armato Jaysh al-Islam, appoggiato dai sunniti del Golfo e i curdi iracheni Kdp appoggiati dalla Turchia. Non sono stati invitati i curdi dello Ypg, oppositori di Erdogan e i gruppi salafiti di Ahrar al-Sham e Nourredine al-Zinki, protagonisti che si sono spinti su posizioni più estremiste. La trattativa è mediata da Russia e Iran che vogliono mantenere un'influenza politica e Turchia che vuole creare una "fascia cuscinetto" controllata dalle proprie truppe, nel nord della Siria. Gli Stati Uniti, rappresentati dal loro ambasciatore in Kazakistan, sono stati invitati a partecipare al negoziato, mentre l'Onu ha inviato Staffa de Mistura. L'obiettivo del colloquio è di rendere la tregua in corso definitiva, e stabilizzare politicamente il Paese, in vista del prossimo 8 febbraio, dove a Ginevra verranno ripresi i negoziati per risolvere la crisi siriana, sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Siria: Isis colpisce ancora il patrimonio UNESCO di Palmira, distrutta parte del teatro

(Foto ANSA/EPA)

di MARIAGRAZIA DI RAIMONDO: L'Isis ha colpito ancora una volta il patrimonio dell'Unesco. Sono stati distrutti la facciata del teatro romano di Palmira, insieme al Tetrapilo, un monumento di 16 colonne, situato vicino al teatro. A denunciare l'attacco è stata l'agenzia ufficiale siriana Sana, che non ha però fornito ulteriori approfondimenti. Dalle foto satellitari scattate dall'università di Boston, si vedono chiari danni al proscenio del teatro romano di Palmira. È stata invece confermata la notizia riferita dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), dell'uccisione di 12 persone tra civili e militari, i cui corpi sono stati trovati sul palco del teatro. Palmira liberata dai ribelli curdi dal controllo dello Stato Islamico, a dicembre è tornata nuovamente, nelle mani del califfato.

Siria, c'è la svolta: no uso forza in bozza risoluzione Onu

NEW YORK. Un eventuale attacco alla Siria non sarà automatico, servirà una nuova risoluzione dell'Onu. E non è comunque citato l'uso della forza. Sono alcuni dei passaggi della risoluzione dell'Onu contro le armi chimiche che dovrebbe essere votata nella notte di sabato prossimo.
In giornata i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu "hanno trovato un accordo su una bozza di risoluzione vincolante" per la Siria, confermava l'ambasciatore britannico, Mark Lyall Grant. Il testo viene poi presentato ai Quindici.
Il Consiglio di Sicurezza Onu prevede di votare la risoluzione sul disarmo chimico del Paese tra venerdi' e sabato (alle 20 di New York, le 2 di notte in Italia). Lo ha annunciato il portavoce della missione francese all'Onu Frederic Jung. La risoluzione non prevede l'uso della forza e lega un eventuale attacco alla Siria ad un'ulteriore risoluzione.

Siria: c'è accordo tra Usa e Russia

STATI UNITI. "Se la diplomazia fallisce, gli Stati Uniti e la comunità internazionale devono essere pronti ad agire" contro la Siria: lo afferma Barack Obama, ribadendo che gli Usa "manterranno le loro posizioni militari nella regione per mantenere la pressione sul regime di Assad".
"Se le discussioni sulla Siria produrranno un piano serio, sono pronto ad appoggiarlo": lo afferma Barack Obama, per il quale ''non bastano le parole. Voglio vedere azioni concrete che dimostrino la serietà di Assad sulla rinuncia alle armi chimiche".
C'è anche l'accordo tra Usa e Russia sul piano sulle armi chimiche del regime siriano. Lo annuncia il segretario di Stato Usa John Kerry a Ginevra dopo i colloqui con il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov.
"Eccellente". Così il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov ha definito l'esito dei negoziati a Ginevra con il segretario di Stato Usa John Kerry sul piano per mettere sotto controllo internazionale le armi chimiche siriane.
"La Siria deve fornire una lista delle sue armi chimiche entro una settimana" ha aggiunto Kerry, nella conferenza stampa congiunta con il collega russo, Serghei Lavrov, a Ginevra. Kerry ha spiegato che i due hanno trovato l'accordo sul metodo per rimuovere e distruggere l'arsenale chimico siriano. Stati Uniti e Russia sono d'accordo su una risoluzione Onu che preveda il ricorso al capitolo 7 - che prevede l'uso della forza - nel caso in cui il regime siriano non rispettasse il piano stabilito sulle armi chimiche.

Onu contro il regime: "Spara sugli ospedali"

BRUXELLES. Non ci sono ormai più dubbi. La Commissione di inchiesta Onu sulla Siria accusa il regime siriano di usare le strutture mediche a fini militari con attacchi deliberati contro ospedali, personale e trasporti medici, il diniego di accesso alle cure ed il maltrattamento dei malati e feriti. "E uno degli aspetti più allarmanti del conflitto siriano", denuncia la Commissione.
Il segretario di Stato Usa John Kerry ha definito costruttivi i colloqui con l'omologo russo Serghei Lavrov a Ginevra sulle armi chimiche siriane.
Il presidente russo Vladimir Putin ha accolto oggi positivamente l'annuncio della Siria di adesione al trattato mondiale contro le armi chimiche, sottolineando che la decisone dimostra le serie intenzioni di Damasco di risolvere il conflitto. "Penso che dovremmo apprezzare questa decisione", ha detto Putin al summit dell'Organizzazione per la cooperazione di Shangai (Sco) in corso a Bishkek, in Kyrgyzstan. E' "un passo importante verso la soluzione della crisi siriana, questo conferma le serie intenzioni dei nostri partner siriani a seguire questa strada".

Obama: azione limitata in Siria. No altro Iraq

WASHINGTON. Il regime di Assad è "responsabile" del peggior attacco con armi chimiche del 21esimo secolo. "Noi siamo gli Stati Uniti e non possiamo chiudere gli occhi davanti alle immagini che abbiamo visto", anche se è accaduto "dall'altra parte del mondo". Lo afferma il presidente americano, Barack Obama, nel discorso del sabato.
Un'azione limitata, senza truppe di terra: "non sarà un altro Iraq o un altro Afghanistan", aggiunge Obama nel discorso settimanale, sottolineando che "qualsiasi azione" contro il regime siriano sarà limitata, in termini di portata e di tempo".
"Non solo un attacco alla dignità umana" ma anche una "seria minaccia alla nostra sicurezza nazionale. C'è un motivo perchè i governi che rappresentano il 90% della popolazione mondiale" si sono accordati sul divieto di uso di armi chimiche. Lo afferma il presidente americano Barack Obama nel discorso del sabato, sottolineando che le armi chimiche non causano solo morte e distruzione ma possono cadere nelle mani di terroristi che vogliono "farci male"
Una decisione "solenne" non presa alla leggera. Così Barack Obama spiega la sua decisione di agire militarmente contro il regime siriano. "Come leader della più antica democrazia costituzionale al mondo, so che il nostro Paese è più forte e le nostre azioni più efficaci se agiamo insieme. E' per questo che ho chiesto al Congresso" di votare.

Il Papa smentisce: mai contatti con Assad

CITTA' DEL VATICANO. Non c'è stato mai nessun contatto con il regime siriano da parte della Santa Sede. Padre Federico Lombardi "smentisce categoricamente'' che ci sia stata una telefonata del Papa al leader siriano Assad. La notizia era riportata dall'edizione on line del quotidiano argentino Clarin.
A San Pietroburgo intanto è ufficiale che non ci sarà nessun incontro separato a tu per tu tra Barack Obama e Vladimir Putin. Al G20 Pechino avvia le danze delle dichiarazioni: 'blitz militare comporterebbe gravi problemi economici, in particolare l'aumento del prezzo del petrolio'. La Francia chiede che in caso di negoziati, Damasco venga tenuta fuori almeno per la prima parte.
La Commissione Esteri del Senato Usa ha dato il primo via libera ai raid decisi da Obama. La risoluzione della Commissione Esteri che autorizza l'intervento armato e' stata approvata di scarto, con 10 voti favorevole e 7 contrari. La parola passa ora all'Aula del Senato. Alla Commissione Esteri del Senato solo tre repubblicani hanno votato si' all'intervento in Siria: il firmatario della mozione bipartisan, Bob Corker, John McCain e Jeff Flake, l'altro senatore eletto in Arizona, molto vicino all'ex sfidante di Obama. Notizie poco rassicuranti per la Casa Bianca anche sul fonte interno: tra i senatori democratici ci sono stati due contrari, Tom Udall, del New Mexico, e Chris Murphy, Connecticut, e un astenuto, Ed Markey eletto nel Massachussets, lo stato di John Kerry. Per questa ragione, molti osservatori leggono questo voto, comunque favorevole a Barack Obama, ancora con molta prudenza.

Russia: Giallo su due missili lanciati in Israele

RUSSIA. Il ministero della difesa russa ha comunicato di avere individuato "due oggetti balistici lanciati verso il mediterraneo orientale. Lo riferisce l'agenzia Ria.
Secondo il comunicato riportato dall'agenzia russa, i missili sono stati individuati dal radar di Armavis (nella Russia meridionale), e risultati lanciati alle 10:16 dal Mediterraneo centrale verso il Mediterraneo orientale.
L'ambasciata russa a Damasco ha riferito che non c'è nessun elemento che indichi un attacco missilistico su Damasco. Lo rende noto l'Itar Tass.
Le forze armate israeliane "non sono a conoscenza" di nessun lancio di missili nel Mediterraneo orientale. Lo ha detto una portavoce.

Siria: Prove Usa non sono convincenti

DAMASCO. L'intervento militare degli Stati Uniti contro la Siria è meno vicino e deve passare per l'autorizzazione del Congresso e il petrolio Wti segna un deciso ribasso sui mercati asiatici. Il greggio cede 3,4 dollari e segna quota 104,2 contro i 112 dollari segnati la scorsa settimana, i livelli massimi degli ultimi due anni. Ribasso anche per il Brent a 112,2 dollari.
Mosca dubita delle prove fornite dagli Usa sull'uso di armi chimiche da parte di Damasco: "Ci hanno mostrato alcuni materiali che non contengono nulla di concreto e che non ci convincono. Non ci sono ne' mappe geografiche né nomi. Inoltre ci sono molte incongruenze, restano moltissimi dubbi": cosi' il ministro degli Esteri Lavrov.
"Non ci sono fatti, ci sono semplicemente dichiarazioni che loro sanno per certo", ha detto Lavrov. "E quando voi chiedete delle conferme più dettagliate - ha proseguito - loro dicono che è tutto segreto e che per questo non possono farci vedere: vuol dire che non vi sono elementi per la cooperazione internazionale". "Anche quello che ci hanno fatto vedere in precedenza e ultimamente i nostri partner americani, come pure quelli britannici e francesi, non ci convince assolutamente", ha aggiunto.
"Russia e Cina sono esclusivamente per soluzioni diplomatiche" e sono "contrarie al ritorno al linguaggio degli ultimatum e alla rinuncia del negoziato", ha detto il capo della diplomazia russa in merito alla crisi siriana, ma ricordando anche altri dossier caldi come quelli iraniano e nordcoreano.

Obama: si ad attacco in Siria ma con l'ok del Congresso. Navi Usa nel Mediterraneo

STATI UNITI. "Ho deciso l'azione militare contro la Siria, ma chiederò il sì del Congresso per l'attacco" ha dichiarato oggi il presidente Usa Barack Obama, parlando alla stampa alla casa Bianca "Ritengo di avere il potere di ordinare un attacco senza l'autorizzazione - ha aggiunto - ma credo che sia necessario avere un dibattito''.
Barack Obama, in questi giorni, ha detto di aver parlato con i leader al Congresso, che metteranno in agenda un dibattito e un voto alla riapertura del parlamento, dopo il 9 settembre.
Lo speaker della Camera dei Rappresentanti Usa John Boehner ha dichiarato che l'assemblea discuterà della possibile azione militare in Siria nella settimana che inizia il 9 settembre.
Gli Stati Uniti sono pronti insieme alla Francia a punire "con un'azione limitata" Assad per l'uso di armi chimiche, che Obama ha definito "una sfida al mondo". Kerry ha parlato di oltre 1.400 persone uccise coi gas. "Bugie", le ha definite Damasco. Sei sono ora le navi da guerra Usa schierate ora nel Mediterraneo.

Daniele Martini

Papa Francesco contro l'attacco in Siria: mai più la guerra

CITTA' DEL VATICANO. "Ho deciso di indire per tutta la Chiesa il 7 settembre prossimo, vigilia della ricorrenza della Natività di Maria regina della pace, una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria e nel Medio Oriente e nel mondo intero". Lo ha detto papa Francesco all'Angelus di questa mattina.
Il Santo Padre, infine, verso la conclusione della giornata ha invitato tutti a "unirsi a questa iniziativa, nel modo che riterranno più opportuno i fratelli cristiani non cattolici e gli appartenenti alle altre religioni".
Il 7 settembre, dunque, in Piazza San Pietro, dalle ore 19 alle ore 24, tutti si riuniranno in preghiera in spirito di penitenza per invocare da Dio il dono della pace.

Daniele Martini