Manovra, Meloni chiede all’Ue più flessibilità: “Considerare l’impatto dell’inflazione”

Roma - Torna al centro del dibattito sulla prossima legge di Bilancio il tema della flessibilità dei conti pubblici. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen chiedendo che, nella valutazione del rispetto delle regole di spesa, venga considerato l’impatto dell’inflazione superiore alle previsioni iniziali.

Nella lettera Meloni evidenzia che, nel caso italiano, «l’ammontare della spesa direttamente interessata da un’inflazione significativamente superiore alle previsioni alla base del piano di bilancio è equivalente al 20,4% del Pil». Altre componenti della spesa che saranno interessate dall’aumento dell’inflazione già nel 2027, aggiunge la premier, rappresentano il 12% del Pil.

Secondo Meloni, il problema deriva anche dal fatto che il tetto alla crescita della spesa netta è fissato in termini nominali e potrebbe quindi non assorbire pienamente gli effetti di un’inflazione superiore alle proiezioni utilizzate per definire il percorso di spesa. Tra le voci maggiormente interessate vengono citate le pensioni, legate ai prezzi al consumo.

«Siamo consapevoli del rischio che comporta la modifica delle norme di bilancio di recente introduzione, volte al raggiungimento di un obiettivo che tutti condividiamo: la sostenibilità del debito», scrive Meloni, sostenendo però che il quadro europeo lasci alla Commissione un margine per tenere conto dei fattori rilevanti nella valutazione del rispetto della regola sulla spesa.

La premier sottolinea inoltre che i percorsi concordati per la spesa netta lasciano, a suo giudizio, uno spazio limitato per attenuare l’impatto dell’aumento dei costi su famiglie e imprese senza ricorrere a misure restrittive. Meloni propone anche di valutare la possibilità di utilizzare almeno una parte delle maggiori entrate fiscali indirette generate dall’inflazione per interventi temporanei e mirati contro l’aumento dei costi energetici.

Giorgetti: “Questione tecnica che diventa di sostanza”

Sulla richiesta è intervenuto anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo cui la questione della flessibilità legata all’inflazione è una conseguenza delle attuali regole di bilancio.

«Era ovvia. Abbiamo fatto delle riflessioni», ha spiegato Giorgetti, sottolineando che il percorso di spesa è definito in termini nominali e che l’Italia lo sta rispettando. Il problema, ha aggiunto, è che nel percorso originario era incorporato un tasso di inflazione «evidentemente molto inferiore rispetto a quello che si è verificato».

Per il ministro, l’inflazione dovrebbe essere considerata tra i fattori esterni rilevanti nella valutazione del rispetto delle regole europee. «Vediamo cosa dirà la Commissione», ha concluso Giorgetti.

Vertice a Palazzo Chigi sulla Manovra

Intanto si è tenuta a Palazzo Chigi una riunione in vista del varo del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), che dovrà fare da cornice alla prossima legge di Bilancio e contenere i principali indirizzi della Manovra.

Al tavolo con Meloni erano presenti i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro Giorgetti. Tra i temi affrontati, la richiesta alla Commissione europea di considerare l’impatto dell’inflazione sulla spesa pubblica e il caro energia. L’obiettivo indicato dal governo è contenere l’impatto dell’aumento dei costi su famiglie e imprese, sostenendo allo stesso tempo la competitività del sistema produttivo.

Sul prossimo provvedimento Giorgetti ha parlato di una Manovra «seria». Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha invece definito la prossima legge di Bilancio «difficile», richiamando gli effetti dell’inflazione, la necessità di mantenere sotto controllo i conti pubblici e il peso del debito.

La risposta di Bruxelles

La Commissione europea ha confermato di aver ricevuto la lettera di Meloni. Da Bruxelles è arrivata però una prima precisazione: secondo la Commissione, agli Stati membri è già stata concessa maggiore flessibilità attraverso l’estensione dell’utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale alle spese legate all’energia.

Il confronto tra Roma e Bruxelles proseguirà quindi nelle prossime settimane, anche in vista dei prossimi appuntamenti europei e dell’esame dei documenti di bilancio italiani.

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