Furto al museo di Messina, trasferiti i quattro custodi in servizio la notte del colpo


Messina - Sono stati trasferiti ad altri siti dei Beni culturali i quattro custodi che erano in servizio al museo regionale Accascina di Messina la sera del 15 agosto, quando furono rubate alcune opere di Antonello da Messina. Si tratta di due dipendenti regionali e due lavoratori Asu, attualmente in ferie, che non torneranno più a prestare servizio nella struttura.

Nei loro confronti sarà inoltre avviato un procedimento disciplinare. Il dipartimento regionale dei Beni culturali attende la relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio, e, sulla base degli accertamenti, il procedimento potrebbe arrivare fino al licenziamento.

Intanto proseguono le indagini per individuare i responsabili del furto. Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere presenti nei pressi del museo e nelle zone circostanti, nel tentativo di ricostruire le fasi del colpo e la fuga della banda.

La Procura di Messina non esclude alcuna pista, compresa quella di un possibile coinvolgimento della criminalità organizzata. Al vaglio degli investigatori anche l'ipotesi che ad agire sia stata una banda siciliana oppure un gruppo proveniente dall'estero. Gli inquirenti stanno inoltre esaminando diverse tracce lasciate dai ladri.

La telefonata al 112

Un elemento importante nelle indagini è rappresentato anche dalla telefonata effettuata al 112 da Elisabetta Bonfato, la cittadina che aveva segnalato la presenza di alcuni dipinti abbandonati sul muretto di recinzione del museo.

La donna, trovandosi nella zona dell'Annunziata, aveva notato le opere e aveva immediatamente contattato le forze dell'ordine: «Ci sono dei quadri del museo nella strada come se qualcuno li avesse rubati. Sono quadri del museo, valgono un sacco di soldi».

Dalla sala operativa era quindi partita immediatamente la richiesta di intervento a una volante.

Successivamente è stato accertato che quei dipinti erano due delle opere di Antonello da Messina sottratte dal museo. La telefonata della cittadina potrebbe dunque fornire agli investigatori elementi utili per ricostruire il percorso seguito dai responsabili dopo il furto.

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