La violenza e l’odio nei confronti della Polizia di Stato

VITTORIO POLITO - Alla luce dei recenti disordini di Bologna in conseguenza della morte di Kafir, che invece di essere una manifestazione pacifica si è trasformata in una vera e propria guerriglia con le forze dell’ordine, in particolare della Polizia, con conseguenti danni e distruzioni al loro passaggio.

La Polizia è il corpo civile dello Stato, che ha il compito istituzionale di rimuovere tutte le cause che possono ostacolare una tranquilla e ordinata convivenza civile o ledere gli interessi legittimi dei singoli, con specifici compiti di prevenzione e repressione dei reati. 

Numerosi sono i casi in cui si chiama la Polizia, non solo quando si è vittima di un crimine, ma anche per ricevere soccorso, aiuto o semplicemente per avere una rassicurazione. Vi sono anche eventi che sconvolgono intere comunità, come terremoti, crolli di palazzi, esplosioni, alluvioni ecc., che richiedono il costante intervento di personale, suddivisi in Reparti Mobili e Squadre Volanti, pronti a essere impiegati, in brevissimo tempo.

Nel caso di Bologna, e non solo, pare ci sia una regia che nutre sentimento di forte avversione, ostilità e antipatia, direi odio, nei confronti della Polizia, fino a trasformare le manifestazioni pacifiste in veri e propri scontri da guerriglia urbana. 

L’odio a sua volta si trasforma in violenza, come nel caso di Bologna, finalizzato a recare danni a persone (Polizia) o a beni degli altri (negozi, vetrine, ecc.) e tutto ciò che capita nei loro disastrosi percorsi (cassonetti dei rifiuti, auto, biciclette), insomma recare più danno possibile alla comunità e alle loro tasche. Per non parlare dei feriti tra le file della Polizia.

Va ricordato che l’uso distorto o l’abuso della forza contro qualcosa che gode della protezione della legge e del controllo sociale in genere, è reato che deve essere perseguito con condanne penali e anche con il ristoro dei danni arrecati a persone e cose. 

La violenza, infine, è l’incapacità di dominare e controllare il proprio operato che si estrinseca in una forza brutale degli istinti, insomma ogni atto o comportamento per recare danno agli altri. L’ira che turba la mente e acceca la ragione e si trasforma in atti delinquenziali veri e propri.

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