Editore e direttore di In Puglia 24, pluripremiato a livello internazionale, Alessandro Nardelli ripercorre il suo percorso umano e professionale tra giornalismo, ricerca accademica, riconoscimenti prestigiosi e impegno per la diffusione dei valori della pace
In vista della sua partecipazione alla terza edizione del Concorso Letterario Internazionale “G. Belli – F. Lami”, in programma il 25 giugno presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma e promosso dall’Accademia Tiberina in collaborazione con l’ateneo romano, Alessandro Nardelli si racconta in un’intervista che ripercorre il suo percorso umano e professionale.
Direttore responsabile di In Puglia 24, giornalista pluripremiato e protagonista di un cammino che unisce informazione, ricerca accademica e impegno culturale, Nardelli ha ricevuto negli ultimi anni importanti riconoscimenti nazionali tra cui il Premio Cartagine, ottenuto, in passato, da un personaggio del calibro di Kofi Annan, il Premio Internazionale Comunicare l’Europa, il Premio Nazionale Segni di Pace e il premio “Il ’900”.
Un dialogo che affronta i temi del giornalismo, del valore dei riconoscimenti ricevuti, dell’esperienza nel Rotary e della pace come responsabilità quotidiana, evidenziando come cultura, comunicazione e impegno civile possano rappresentare strumenti concreti per contribuire alla crescita delle comunità e alla costruzione di una società più consapevole e inclusiva.
Chi è oggi Alessandro Nardelli al di là del giornalista e dell'editore e direttore di un gruppo media?
Prima di ogni ruolo professionale, mi considero una persona profondamente legata ai valori della cultura, del dialogo e della crescita personale. Sono un uomo che ha sempre creduto nella curiosità e nella possibilità di costruire ponti tra le persone. Tutto ciò che faccio, nasce da questa visione.
Quanto hanno inciso il tuo percorso universitario e gli studi in Sociologia nella persona che sei diventato?
Hanno inciso enormemente. La Sociologia mi ha insegnato a osservare la realtà con uno sguardo più ampio, a comprendere i fenomeni sociali e a leggere i cambiamenti delle comunità. Le mie tesi dedicate all'educazione alla pace e a Danilo Dolci continuano ancora oggi a influenzare il mio modo di pensare e di raccontare il mondo.
Sei editore e direttore di In Puglia 24 da quattro anni. Qual è la missione che ti guida ogni giorno nel lavoro giornalistico?
Raccontare il territorio con serietà, equilibrio e passione. Credo che il giornalismo debba essere uno strumento di servizio per i cittadini e una voce capace di valorizzare le eccellenze, affrontare i problemi e promuovere il confronto. In Puglia 24 nasce proprio con questa missione: dare spazio alle storie che meritano di essere raccontate.
Il tuo gruppo media ha al proprio interno anche un ufficio stampa, Zeta Ventiquattro. Quanto è difficile seguire contesti e situazioni diverse?
Mi ha insegnato che la comunicazione cambia forma ma non sostanza. In ogni contesto, il punto centrale resta sempre la credibilità. Ogni esperienza mi arricchisce e mi permette di comprendere linguaggi diversi e pubblici differenti.
Negli ultimi anni hai ricevuto numerosi riconoscimenti. Quale significato attribuisci ai premi che ti sono stati conferiti?
Li considero soprattutto una responsabilità. Ogni premio rappresenta un incoraggiamento a continuare il lavoro svolto con serietà e coerenza. Naturalmente fanno piacere, ma il loro valore più grande è il riconoscimento di un percorso costruito nel tempo attraverso studio, sacrificio e passione.
Tra i riconoscimenti ricevuti figurano il Premio Cartagine, il Premio Comunicare l'Europa, il Premio Segni di Pace e il premio “Il ’900”, inoltre sei un iscritto al Rotary. Cosa accomuna queste esperienze?
Sono premi diversi tra loro, ma tutti valorizzano aspetti che considero fondamentali: cultura, comunicazione, impegno civile, identità territoriale e promozione dei valori sociali. In fondo raccontano un unico percorso, quello di una persona che cerca di mettere in relazione giornalismo, ricerca e partecipazione alla vita della comunità. Il Rotary, attraverso il suo motto “Servire al di sopra di ogni interesse personale”, rappresenta la stessa visione: mettere le proprie competenze a disposizione degli altri, favorire il dialogo, la crescita delle comunità e la costruzione di relazioni positive.
La pace è un tema che attraversa il tuo percorso accademico e professionale. Cosa significa oggi parlare di pace?
Significa parlare di responsabilità. La pace non è soltanto assenza di conflitti, ma capacità di costruire relazioni sane, rispetto reciproco, inclusione e dialogo. È una scelta quotidiana che riguarda le istituzioni, le comunità e i singoli cittadini.
Quale messaggio vorresti lasciare alle nuove generazioni?
Di coltivare le proprie passioni, di alimentarle attimo dopo attimo e lasciarsi trascinare da esse, provando a trasformarle nel proprio lavoro. Io l'ho fatto e mi sento privilegiato, ma in questi anni, tanti sono stati i sacrifici.


