Bergamo – Si arricchisce di nuovi elementi l’inchiesta sulla profanazione della salma di Pamela Genini, la 29enne uccisa a Milano il 14 ottobre 2025 da Gianluca Soncin. Nelle ultime ore gli investigatori hanno acquisito un nuovo indizio: un capello biondo rinvenuto su una ragnatela all’interno di una botola nella casa di Sant’Omobono Imagna riconducibile a Francesco Dolci, ex fidanzato della vittima.
Il ritrovamento è stato segnalato dall’inviato della trasmissione “Chi l’ha visto?”, che ha immediatamente informato i carabinieri. Nel pomeriggio i militari si sono recati nell’abitazione per nuovi accertamenti.
Secondo quanto riferito dall’interessato, il capello non rappresenterebbe un elemento sospetto: “Lei viveva in questa casa, la presenza è naturale”, avrebbe spiegato Dolci agli inquirenti.
Indagini e interrogatori
Lo stesso Dolci, insieme ai genitori, era già stato ascoltato dai carabinieri lo scorso 14 aprile in qualità di testimone. L’audizione è durata circa 12 ore e ha riguardato diversi aspetti della vicenda, inclusa la profanazione del loculo avvenuta nei mesi successivi al femminicidio.
L’uomo si è definito più volte “collaborativo” con gli inquirenti, sostenendo di essere l’ultima persona ad aver avuto una conoscenza diretta della vita della vittima. Ha inoltre riferito di aver ricevuto minacce e di averle denunciate, ipotizzando un possibile tentativo di estorsione legato a soggetti terzi.
Il giallo della profanazione
La vicenda riguarda la violazione della tomba di Genini, il cui feretro sarebbe stato aperto con modalità definite dagli investigatori “precise e chirurgiche”. Anche il rivestimento interno della bara sarebbe stato tagliato con accuratezza, elemento che fa ipotizzare l’intervento di più persone.
Secondo gli accertamenti, tutto sarebbe stato poi rimesso in ordine, tanto che la profanazione è stata scoperta solo a seguito di una nuova ispezione del loculo.
Gli inquirenti stanno inoltre analizzando un video segnalato nel corso della trasmissione “Dentro la notizia”, che mostrerebbe un uomo nei pressi del cimitero di Strozza durante le ore notturne. Il soggetto sarebbe ritenuto potenzialmente collegato all’accesso alla tomba.
Il contesto giudiziario
Parallelamente, prosegue il procedimento a carico di Soncin per l’omicidio della giovane. Il processo è fissato per il 4 giugno davanti alla Corte d’Assise di Milano, con accuse che includono omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e futili motivi. Per l’imputato è ipotizzata la pena dell’ergastolo.
Le indagini sulla profanazione restano invece aperte e formalmente contro ignoti, mentre gli investigatori proseguono l’analisi degli elementi raccolti per ricostruire quanto accaduto nel cimitero.

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