Campobasso, giallo ricina: indagini su una 19enne per la morte di madre e sorella


Campobasso - Le indagini sul caso di presunto avvelenamento da ricina avvenuto tra il 27 e il 28 dicembre a Pietracatella si concentrano su Alice Di Vita, 19 anni, figlia e sorella delle due vittime. La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti.

La vicenda riguarda la morte di Antonella Di Vita e della figlia quindicenne Sara, decedute dopo aver consumato un pasto in famiglia, mentre il padre Gianni è sopravvissuto. L’unica dei componenti a non aver partecipato alla cena del 23 dicembre è proprio la giovane Alice, ora al centro degli accertamenti investigativi.

Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno disposto il sequestro del cellulare della ragazza, che non risulta indagata. Il dispositivo è stato acquisito lo scorso 13 aprile e contiene, secondo quanto riportato nel decreto, dati relativi agli ultimi cinque mesi: chat, email, conversazioni social, oltre a note personali sui pasti consumati in famiglia tra il 22 e il 25 dicembre. Gli investigatori hanno inoltre chiesto l’analisi della cronologia web e dei dati di geolocalizzazione.

Martedì è prevista la copia forense del telefono, passaggio ritenuto centrale per l’analisi del materiale digitale.

Nel frattempo si attendono gli esiti definitivi degli esami del centro antiveleni di IRCCS Fondazione Maugeri Pavia, chiamato a confermare la presenza di ricina nei corpi delle vittime e del padre sopravvissuto.

Gianni Di Vita e la figlia sono stati ascoltati come persone informate sui fatti dagli investigatori della squadra mobile di Campobasso. Le loro versioni, al momento, sarebbero risultate coerenti.

Da circa cinque mesi padre e figlia vivono ospiti di una parente, dopo che l’abitazione familiare è stata sequestrata. Anche la cugina, ex sindaco di Pietracatella e commercialista, è stata ascoltata dagli inquirenti per ricostruire eventuali confidenze o elementi utili alle indagini.

La complessità del caso ha portato il medico legale a rinviare la consegna della perizia autoptica e tossicologica di ulteriori trenta giorni.

Sul piano legale, il difensore della famiglia invita alla cautela, sottolineando come le indagini siano ancora in una fase preliminare e ribadendo la necessità di attendere riscontri scientifici prima di qualsiasi attribuzione di responsabilità.

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