Teheran – Il Pentagono ha messo sul tavolo diverse opzioni per colpire l’Iran, ma qualsiasi intervento richiederà almeno alcuni giorni di preparazione e rischia di provocare una forte rappresaglia iraniana. Secondo quanto riportato dal New York Times, le operazioni potrebbero riguardare il programma nucleare di Teheran, attacchi informatici o interventi mirati contro l’apparato di sicurezza interno, responsabile della repressione violenta dei manifestanti.
Intanto, le Guardie rivoluzionarie hanno intensificato le irruzioni nelle case delle famiglie delle persone uccise durante le proteste, intimidendo i residenti, sparando e saccheggiando gli appartamenti. Prosegue anche il blackout di internet, che secondo l’agenzia di stampa ufficiale Fars durerà almeno due settimane.
L’Iran ha avvertito i Paesi vicini che reagirà colpendo le basi statunitensi in caso di attacchi. Gli Stati Uniti hanno già spostato, per precauzione, parte del personale della base di Al Udeid.
Donald Trump ha lanciato un appello agli iraniani a continuare a manifestare e “prendere il controllo delle istituzioni”, mentre la repressione nelle piazze continua senza sosta. "Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani, l’aiuto è in arrivo", ha dichiarato il presidente della Casa Bianca.
Anche l’Unione europea segue con preoccupazione gli sviluppi. Antonio Tajani, commissario per la sicurezza degli italiani all’estero, ha convocato una riunione straordinaria per monitorare la situazione dei cittadini europei in Iran.
Il bilancio delle vittime continua a salire. Secondo Iran International, sono almeno 12.000 le persone uccise nelle proteste, molte delle quali sotto i 30 anni. Il regime parla invece di circa 3.000 morti, includendo anche gli agenti di sicurezza coinvolti negli scontri.
L’escalation militare e la crescente repressione interna mantengono alta la tensione in una regione già segnata da instabilità . La comunità internazionale osserva con apprensione, mentre le strade iraniane restano teatro di violenza e paura.
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