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| Brian Jason/Shutterstock |
La questione della Groenlandia continua a scuotere le relazioni transatlantiche. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non arretra sulle sue mire sull’isola e sulle minacce di dazi verso i Paesi contrari. In una lettera al primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, Trump ha scritto di non sentirsi più obbligato a "pensare esclusivamente alla pace" dopo non aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace", aggiungendo che ora può agire in ciò che considera "buono e appropriato per gli Stati Uniti".
Riguardo alla Groenlandia, il tycoon ha sostenuto che la Danimarca non può proteggere l’isola da Russia o Cina e ha messo in dubbio qualsiasi diritto di proprietà. Trump ha inoltre sottolineato l’importanza strategica per gli Usa: "Il mondo non sarà sicuro se non avremo il controllo totale e completo della Groenlandia", rivendicando il proprio impegno per la Nato fin dalla sua fondazione.
Risposta europea e contromisure
Gli otto Paesi europei coinvolti – Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Regno Unito – hanno emesso una dichiarazione congiunta annunciando un approccio coordinato per difendere la sovranità. Il presidente francese Emmanuel Macron starebbe valutando l’attivazione dello strumento anti-coercizione, mai utilizzato prima, mentre secondo il Financial Times gli europei stanno preparando contromisure economiche per circa 93 miliardi di dollari, in vista dei colloqui con Trump al Forum di Davos.
Dialogo e tensioni diplomatiche
La premier italiana Giorgia Meloni, da Seul, ha parlato di possibili "incomprensioni" tra Usa e alleati, ribadendo la necessità di dialogo. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha confermato il lavoro in corso su questa questione e l’incontro previsto con Trump a Davos. Dal canto suo, il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha definito la situazione "critica" per l’ordine mondiale e per il futuro della Nato, ma ha ribadito il forte e generoso sostegno europeo.
La disputa sulla Groenlandia rischia di diventare un banco di prova per le relazioni tra Stati Uniti ed Europa e per il coordinamento politico e militare della Nato nel prossimo futuro.

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