Niscemi, 30 gennaio 2026 – La frana che ha colpito Niscemi supera ogni precedente confronto storico: secondo il capo della Protezione Civile, Ciciliano, “si tratta di 350 milioni di metri cubi di terreno, quasi una volta e mezza la quantitĆ franata durante il disastro del Vajont del 1963, che fu di 263 milioni di metri cubi”. E la situazione resta critica: nella zona rossa continuano a sentirsi boati e la terra scivola lentamente verso valle.
Le autoritĆ hanno giĆ preso provvedimenti urgenti: l’ABI ha sospeso i mutui per i residenti coinvolti, e da oggi ĆØ vietato costruire su un’area di 25 km² considerata a rischio.
Il governo ha annunciato l’apertura di un’indagine amministrativa per verificare eventuali omissioni dopo il 1997. Il ministro Musumeci riferirĆ al Parlamento il prossimo 4 febbraio. La vicenda ha giĆ scatenato tensioni politiche: le opposizioni hanno chiesto un confronto diretto con la premier Meloni, mentre Avs ha accusato Musumeci di non aver agito tempestivamente, chiedendo le dimissioni.
Sul fronte infrastrutturale, il dibattito si sposta sul Ponte sullo Stretto: Matteo Salvini ha escluso l’uso dei fondi giĆ stanziati, assicurando che verranno reperite risorse alternative, mentre Antonio Tajani ha dichiarato che l’opera resta prioritaria ma necessita di ulteriori valutazioni. Le questioni saranno discusse nel prossimo Consiglio dei Ministri.
La frana di Niscemi segna uno dei più gravi eventi idrogeologici degli ultimi decenni in Italia, con ripercussioni su sicurezza, urbanistica e politica nazionale.
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