TEL AVIV – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato per oggi il gabinetto politico-di sicurezza per discutere e votare una proposta che potrebbe segnare un punto di svolta drammatico nel conflitto in corso: l’occupazione totale della Striscia di Gaza. Una decisione che, se approvata, rischia di infiammare ulteriormente un quadro già esplosivo sul piano militare, umanitario e politico.
Contro la proposta si schierano apertamente l’opposizione politica, numerosi riservisti delle forze armate e soprattutto le famiglie degli ostaggi ancora detenuti da Hamas, che temono che una simile escalation possa compromettere ogni possibilità di negoziato e mettere a rischio la vita dei loro cari.
Intanto, sul fronte nord, l’esercito israeliano (IDF) ha confermato di aver condotto attacchi aerei contro diversi obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale. Secondo un comunicato ufficiale, tra i bersagli colpiti figurano depositi di armi, siti di lancio di razzi e magazzini di veicoli da costruzione, utilizzati – sostiene l’IDF – per ripristinare infrastrutture militari del gruppo sciita filo-iraniano.
Proteste in tutto il Paese: cittadini in piazza contro la guerra
Proprio mentre il governo si riunisce, migliaia di persone stanno scendendo in piazza in diverse città israeliane per chiedere il rilascio immediato degli ostaggi e lo stop alle operazioni militari. Le manifestazioni sono previste per questo pomeriggio e rappresentano un segnale forte di crescente malcontento nella società israeliana, a fronte di un conflitto che dura ormai da mesi e che non mostra segni di risoluzione.
L’UE: “Indifendibile l’uccisione di civili”
Sulla situazione a Gaza è intervenuta anche l’Unione Europea. Una portavoce della Commissione europea, commentando le parole della vicepresidente spagnola Teresa Ribera – secondo cui ciò che accade “somiglia molto a un genocidio” – ha dichiarato che:
“L’Ue è stata molto chiara su Gaza: l’uccisione di civili è indifendibile. Per quanto riguarda la qualificazione di genocidio, spetta ai tribunali internazionali pronunciarsi”.
Una presa di posizione che conferma la crescente inquietudine nelle cancellerie europee per l’andamento della guerra e l’altissimo prezzo in termini di vite umane, soprattutto tra la popolazione civile palestinese.
Uno scenario ad alta tensione
L’eventuale decisione del gabinetto israeliano di occupare interamente la Striscia di Gaza rappresenterebbe un’escalation senza precedenti e potrebbe avere ripercussioni regionali gravissime, non solo sul fronte militare, ma anche su quello diplomatico e umanitario. La comunità internazionale resta in allerta, mentre le piazze israeliane cercano di far sentire la propria voce contro una guerra che sembra non avere fine.
Contro la proposta si schierano apertamente l’opposizione politica, numerosi riservisti delle forze armate e soprattutto le famiglie degli ostaggi ancora detenuti da Hamas, che temono che una simile escalation possa compromettere ogni possibilità di negoziato e mettere a rischio la vita dei loro cari.
Intanto, sul fronte nord, l’esercito israeliano (IDF) ha confermato di aver condotto attacchi aerei contro diversi obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale. Secondo un comunicato ufficiale, tra i bersagli colpiti figurano depositi di armi, siti di lancio di razzi e magazzini di veicoli da costruzione, utilizzati – sostiene l’IDF – per ripristinare infrastrutture militari del gruppo sciita filo-iraniano.
Proteste in tutto il Paese: cittadini in piazza contro la guerra
Proprio mentre il governo si riunisce, migliaia di persone stanno scendendo in piazza in diverse città israeliane per chiedere il rilascio immediato degli ostaggi e lo stop alle operazioni militari. Le manifestazioni sono previste per questo pomeriggio e rappresentano un segnale forte di crescente malcontento nella società israeliana, a fronte di un conflitto che dura ormai da mesi e che non mostra segni di risoluzione.
L’UE: “Indifendibile l’uccisione di civili”
Sulla situazione a Gaza è intervenuta anche l’Unione Europea. Una portavoce della Commissione europea, commentando le parole della vicepresidente spagnola Teresa Ribera – secondo cui ciò che accade “somiglia molto a un genocidio” – ha dichiarato che:
“L’Ue è stata molto chiara su Gaza: l’uccisione di civili è indifendibile. Per quanto riguarda la qualificazione di genocidio, spetta ai tribunali internazionali pronunciarsi”.
Una presa di posizione che conferma la crescente inquietudine nelle cancellerie europee per l’andamento della guerra e l’altissimo prezzo in termini di vite umane, soprattutto tra la popolazione civile palestinese.
Uno scenario ad alta tensione
L’eventuale decisione del gabinetto israeliano di occupare interamente la Striscia di Gaza rappresenterebbe un’escalation senza precedenti e potrebbe avere ripercussioni regionali gravissime, non solo sul fronte militare, ma anche su quello diplomatico e umanitario. La comunità internazionale resta in allerta, mentre le piazze israeliane cercano di far sentire la propria voce contro una guerra che sembra non avere fine.
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