Il dipinto "La libertà che guida il popolo" ai tempi del Covid-19


M. BENETAZZO - Il 1° dicembre 2020, milioni di studenti di tutte le età e di tutto il mondo, sono scesi nelle grandi città per rivendicare i propri diritti per quanto riguarda la situazione Covid-19. 

La protesta è stata anche mediatica: migliaia di persone vogliono risposte chiare sulla didattica. Con il decreto legge del 23 febbraio 2020, sono state introdotte misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza e, in particolare, è stata prevista "la sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché la frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, compresa quella universitaria, salvo le attività formative svolte a distanza". Analizziamo le ultime quattro parole "attività formative svolte a distanza": questo significa che gli studenti, come già successo a marzo di quest’anno, saranno costretti a svolgere la didattica a distanza. 
Intervistando una studentessa universitaria (quella che vediamo al centro della foto), è emerso che questa protesta non è stata fatta in modo coerente e le norme di sicurezza non sono state rispettate, anche se gli studenti vorrebbero un cambiamento per quanto riguarda la situazione scuola e i mezzi di trasporto che molti studenti sono costretti a prendere per arrivare a destinazione. Viene anche detto che la scuola deve essere un diritto e un dovere per tutti.