Boldrini: "Bisogna abbassare i toni sul referendum"

"Votare è un valore sempre. Io l’ho detto in occasione del referendum sulle trivelle, lo dico adesso per le amministrative e lo dirò per la riforma costituzionale. Non cambio idea a seconda dell’appuntamento. La democrazia non si alimenta da sola, se la lasciamo andare cade, come quando si va in bicicletta. Bisogna pedalare per rimanere in sella. Il voto è un diritto e anche un dovere. Non è un dono, è una conquista. Tanti si sono sacrificati per questo, sono morti o hanno dato gli anni migliori della giovinezza. Anche chi non si sente pienamente rappresentato ha comunque il dovere di esprimersi con il voto, altrimenti perde il diritto di lamentarsi" ha dichiarato la presidente della Camera, Laura Boldrini, in un'intervista al Corriere della Sera "La nostra democrazia non è in pericolo. Allo stesso tempo però ritengo che il minimo che il cittadino deve fare è andare a votare. E comunque non basta, bisogna regalare tempo ed energie al bene comune. Se ognuno di noi regalasse un’ora alle persone sole, agli anziani, a recuperare uno spazio verde non vivremmo in un Paese diverso? Invece a volte rischia di prevalere l’individualismo, abbiamo bisogno di più spinta ideale per cambiare le cose. Quanto al referendum sulle riforme, per la terza carica dello Stato bisogna stare ai fatti, senza caricare questo voto di altri significati. Noi come italiani ci dovremmo esprimere sul merito della riforma, che è la Costituzione. Il referendum di ottobre non può diventare un test sul governo, non è nelle cose. Stiamo parlando della Costituzione italiana. E qui anche i giornalisti dovrebbero riuscire a non schierarsi, sforzandosi di mettere i cittadini in condizioni di comprendere il merito. Durante l’iter parlamentare tutti i partiti condividevano la necessità di rivedere la Carta e la legge elettorale. C’era chi si batteva per ridurre anche il numero dei deputati, chi sosteneva che fosse meglio abolire il Senato e chi spingeva perché i senatori fossero eletti direttamente. È stato un confronto tra posizioni diverse, non tra chi voleva cambiare e i conservatori. Nessuno voleva che il bicameralismo paritario restasse com’è. Il Parlamento ha approvato la legge e ora il testimone passa agli italiani. La Costituzione non la cambi a ogni legislatura, ma quando è strettamente necessario e spesso passano tanti anni tra un intervento e l’altro. E quindi, come ha scritto il direttore Luciano Fontana sul Corriere, giù i toni e no alle tifoserie. Anche perché gli effetti delle riforme si capiscono fino in fondo solo quando vengono messe in atto". 

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