ROMA. In questi giorni, a Palazzo Chigi, si torna a parlare del tema relativo alle adozioni per le Unioni Civili, molto delicato e allo stesso tempo scottante.
Fermo restando il sostegno del premier alla stepchild adoption, Renzi ha ribadito che sul punto varrà la libertà di coscienza. Quindi la linea è ferma sul testo attuale che prevede l'adozione del figlio del partner anche se un gruppo di parlamentari, riuniti in una 'bicameralina', vuole tentare un ultimo tentativo di mediazione con una proposta definibile come 'stepchild ristretta'. Dal vertice di governo è emerso infatti che la proposta dell'affido rafforzato, avanzata dai Cattodem e sostenuta da circa 25 senatori, non rassicura perché adombrata da dubbi di natura costituzionale. Da qui la 'terza via', alla quale lavorerà in queste ore il comitato bicamerale composto da 5 senatori e 5 deputati di diversa estrazione e presieduto da Micaela Campana. Le ipotesi sono diverse, ma la formula adatta non è facile da individuare.
Resta la volontà di limare, anche formalmente, i punti delicati, togliendo per esempio la parola 'adoption' dall'istituto previsto dal ddl e partendo comunque dal "no assoluto all'utero in affitto", spiega Francesco Russo, tra i pontieri Pd al Senato. Laddove Walter Verini, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, spiega di aver lavorato, con alcuni suoi colleghi, ad alcune proposte: "serve esplorare tutte le strade possibili per cercare un avvicinamento", nell'ambito della maggioranza.
