"L’Europa attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi 60 anni. Non ha bisogno di polemiche inutili da Bruxelles. L’Italia non ne fa, ma rispetta le regole dell’Unione e vuole essere rispettata". Così, in un'intervista al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, dopo il botta e risposta fra il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il premier Matteo Renzi.
"Oltre a difendere, come fanno tutti, i propri interessi nazionali e i propri diritti, l’Italia - spiega Gentiloni - scommette sul rilancio della Ue nella convinzione che da un lato esso debba essere legato a una politica economica più espansiva, dall’altro alla prospettiva di un gruppo di Paesi che possa avanzare nell’integrazione, anche in presenza di altri partner che questo sviluppo non vogliono. Dal mio punto di vista non c’è contraddizione tra condividere con gli inglesi l’idea di un’Europa a due cerchi concentrici e contemporaneamente progredire nel livello di integrazione tra Paesi disponibili".
Per il ministro "se il tema è la flessibilità, l’Italia usa i margini previsti dalle regole in vigore. Mi sembra non rilevante la polemica su chi l’abbia introdotta. È ovvio che operativamente è stata una direttiva della Commissione, ma politicamente fu un’iniziativa della presidenza italiana". Quindi "per l’Europa, che finalmente è uscita dalla fase più acuta della crisi, è cruciale decidere se incoraggiare i segnali di ripresa o continuare a tenere il freno tirato. Se la discussione di queste settimane fra noi e la Germania è più aperta, è perché c’è in ballo qualcosa di molto importante". Infine sul dibattito sull’immigrazione, Gentiloni chiosa: "Dobbiamo combinare accoglienza e identità. E nella nostra continua sottolineatura della dimensione culturale del contrasto al terrorismo, c’è anche il discorso sulla difesa dei nostri valori e della nostra identità, su cui dobbiamo investire".
