"Tempi molto difficili" li chiama Federica Mogherini, e uno dei riferimenti è alla complessità della gestione dei rapporti con l' "orso russo". Nelle tre ore di audizione davanti alla Commissione Esteri del Parlamento europeo, in cui passa in rassegna tutte le sfide che dovrà affrontare da Alto Rappresentante per la politica estera europeo, dimostra di essere pronta ad affrontarli.
L'applauso che saluta la conclusione dell'esame è convinto e lunghissimo. I coordinatori dei gruppi politici si riuniranno domani per la valutazione formale, ma a sentire i commenti in uscita spira aria di sì unanime. Il presidente della Commissione, il tedesco Elmar Brok, lo stesso che a luglio era stato tra i più critici accusandola di "inesperienza", è visibilmente entusiasta: "Ho fiducia che il risultato sarà positivo". E ad un giornalista francese che chiede se quella del ministro degli esteri italiano sia stata la miglior audizione in assoluto, replica scherzando: "Non le ho sentite tutte, ma sapevo che la migliore finora era stata quella di Moscovici...". Mogherini fa un giro del mondo in tre ore. Ricorda che "la lotta alla pena di morte è il biglietto da visita della Ue".
E disegna un nuovo rapporto con le istituzioni comunitarie, ma anche con gli stati membri. In pratica, un nuovo inizio per la politica estera europea dopo che lo stesso Brok in apertura ha definito i cinque anni di guida Ashton come "un periodo di prova". Parla dell'est, del rapporto con la Russia che "non è più partner per la Ue" ma resta "un paese strategico e vicino" con cui "abbiamo cinque anni" per ricostruire un rapporto. Osserva che "sarebbe stato meglio aprire prima il dialogo" sull'accordo di associazione Ue-Ucraina.
Dimostra autorevolezza anche quando le viene chiesto a bruciapelo come intende gestire "l'orso russo": "Non ho molta esperienza con gli orsi... Ma con la Russia serve un mix di comportamenti, assertivo e diplomatico. Quanto dei due elementi nel mix, dipenderà dall'atteggiamento dell'orso". Parla anche del sud, del Medio Oriente, della Libia, del rapporto con gli Stati Uniti che deve diventare "una relazione matura". Il concetto che ripete di più è quello di "prevenire" le crisi, invece di inseguirle per correre ai ripari.
