(Fonte foto: Giovanni Paolicelli) - di Rossana Quatraro: Già dal 3 luglio è ricominciata l’attesa dei materani per la “Festa della Bruna” 2015. La 625 esima edizione si è svolta a Matera, una delle città più belle al Mondo, conosciute per film come “La passione di Cristo” di Mel Gibson e “Il Vangelo Secondo Matteo” di Pierpaolo Pasolini. La città, ormai celebre per l’unicità del suo paesaggio, per i sassi, già patrimonio dell’Unesco e per la candidatura recente a capitale della cultura 2019, è stata protagonista indiscussa di questo 2 luglio ed ha contato all’incirca 100.000 presenze. Vediamo le origini della festività.
Secondo la leggenda, intorno al 1300, una straniera chiese ad un contadino di ritorno dalle campagne un passaggio sul suo carretto fino alle porte della città. L’uomo acconsentì ed arrivati al posto prestabilito la signora gli lasciò un messaggio per il Vescovo con il quale gli si ordinava di costruire un carro su cui trasportarla ogni anno per le strade del paese, in quanto ella fosse la Madre di Cristo. Dopo aver riferito il messaggio, il contadino, il Vescovo ed i cittadini recatisi sul luogo dove la donna si era fermata, trovarono una statua al suo posto. Da quel giorno il Conte Tramontano, signore della città a quel tempo, fece costruire ogni anno un carro trionfale nuovo per dare più solennità e magnificenza all’evento. Per il materano verace, il 2 luglio è il giorno più lungo dell’anno. In un intreccio tra sacro e profano, si svolgono i festeggiamenti sentiti profondamente da tutte le generazioni, dai più anziani ai più piccolini. Si comincia alle prime luci dell’alba con la brezza fresca, il sorgere del sole e l’odore inebriante di pane e focaccia proveniente dai panifici presenti lungo il tragitto verso la Chiesa di San Francesco d’Assisi dove avviene la prima funzione religiosa della giornata, all’aperto. A seguito di essa, c’è la processione dei pastori. La comunità si avvia assieme al quadro di Maria SS. Della Bruna in pellegrinaggio per la città, il cui arrivo viene preannunciato da batterie di fuochi pirotecnici che portano i giovani a scatenarsi nel folklore più sfrenato con cori, fischi, applausi e corse che invogliano i ragazzi a ritrovarsi ogni anno a questo appuntamento immancabile, sino alla Chiesa di San Francesco da Paola. Durante il percorso, oltre alla numerosa gente riunita che intona canti sacri dietro la Santa, si scorgono coperte stese e donne che buttano fiori dai balconi in segno di riverenza e assoluta devozione. Successivamente i cavalieri, deputati alla protezione della Santa all’origine di questa tradizione, si radunano e vanno a prendere il Generale che a Palazzo Lanfranchi sta compiendo il rito della vestizione. Una volta salito in carrozza, si parte alla volta di piazza Vittorio Veneto dove assumerà il comando della Cavalcata per portare la sacra immagine nella chiesa dell’Annunziata dove nel pomeriggio si svolgerà una nuova funzione religiosa. Per le strade si scorgono sedie legate con spaghi e con cognomi scritti sul retro con i pennarelli che garantiscono ai più vecchi un posto in prima fila all’ombra dei grandi alberi di Via Annunziatella per vedere e salutare la Santa. Qui finisce la prima parte della festa. Dopo il saluto alla Madonna, la popolazione stremata per l’intensa mattinata sotto il sole cocente, si ritira nelle proprie case per il pranzo tipico di questa giornata a base di pasta al forno, agnello arrosto e dolci, ed un riposino ristoratore prima del proseguimento della celebrazione. Nel tardo pomeriggio la statua della Vergine viene sistemata sul carro in cartapesta realizzato quest’anno da Andrea Sansone, un’artista locale che con la sua squadra ha creato un’opera d’arte spettacolare e appetibile per la ricchezza e la bellezza delle statue e degli ornamenti, sviluppando il tema della carità, tanto celebrato da Papa Francesco. L’attesa e la trepidazione della folla che riempie il centro della città, sono palpabili. Infine il carro trionfale viene trainato da muli nel centro della città e la statua della Madonna viene deposta nella chiesa che ha dato inizio ai festeggiamenti. Dopo i tre giri si contano i secondi dell’ultima corsa del carro trionfale sotto le luminarie coloratissime con il tutto che si conclude con la sua distruzione, chiamata in dialetto “U Strozz”, vicino la Chiesa di Santa Lucia in pochissimi minuti. Per quanto possa sembrare una festa brutale e violenta, l’emozione che regala a tutti coloro che la vivono è indescrivibile e a volte non viene capita da chi questo evento non l’ha mai vissuto. Fuochi d’artificio sensazionali ed intensi sulle murge per concludere in bellezza la giornata più lunga dell’anno materano, di quasi ventiquattr’ore, dove la gioia, la stanchezza ed il sudore sono visibili sul volto dei presenti. Da pochi anni è possibile vedere la festa anche sul web in diretta streaming oltre che in tv permettendo a chiunque si trovi in qualunque parte del mondo di seguirla. Quest’anno l’evento si è concluso in modo assolutamente positivo soprattutto nell’ambito della sicurezza che in alcune edizioni era stata poco garantita e nonostante alcuni ritardi verificatisi durante l’arco della giornata, sarà sicuramente ricordata come una delle edizioni migliori, con l’augurio che “A moggh a moggh a l’onn c’ van” (di meglio in meglio per l’anno che verrà).
Secondo la leggenda, intorno al 1300, una straniera chiese ad un contadino di ritorno dalle campagne un passaggio sul suo carretto fino alle porte della città. L’uomo acconsentì ed arrivati al posto prestabilito la signora gli lasciò un messaggio per il Vescovo con il quale gli si ordinava di costruire un carro su cui trasportarla ogni anno per le strade del paese, in quanto ella fosse la Madre di Cristo. Dopo aver riferito il messaggio, il contadino, il Vescovo ed i cittadini recatisi sul luogo dove la donna si era fermata, trovarono una statua al suo posto. Da quel giorno il Conte Tramontano, signore della città a quel tempo, fece costruire ogni anno un carro trionfale nuovo per dare più solennità e magnificenza all’evento. Per il materano verace, il 2 luglio è il giorno più lungo dell’anno. In un intreccio tra sacro e profano, si svolgono i festeggiamenti sentiti profondamente da tutte le generazioni, dai più anziani ai più piccolini. Si comincia alle prime luci dell’alba con la brezza fresca, il sorgere del sole e l’odore inebriante di pane e focaccia proveniente dai panifici presenti lungo il tragitto verso la Chiesa di San Francesco d’Assisi dove avviene la prima funzione religiosa della giornata, all’aperto. A seguito di essa, c’è la processione dei pastori. La comunità si avvia assieme al quadro di Maria SS. Della Bruna in pellegrinaggio per la città, il cui arrivo viene preannunciato da batterie di fuochi pirotecnici che portano i giovani a scatenarsi nel folklore più sfrenato con cori, fischi, applausi e corse che invogliano i ragazzi a ritrovarsi ogni anno a questo appuntamento immancabile, sino alla Chiesa di San Francesco da Paola. Durante il percorso, oltre alla numerosa gente riunita che intona canti sacri dietro la Santa, si scorgono coperte stese e donne che buttano fiori dai balconi in segno di riverenza e assoluta devozione. Successivamente i cavalieri, deputati alla protezione della Santa all’origine di questa tradizione, si radunano e vanno a prendere il Generale che a Palazzo Lanfranchi sta compiendo il rito della vestizione. Una volta salito in carrozza, si parte alla volta di piazza Vittorio Veneto dove assumerà il comando della Cavalcata per portare la sacra immagine nella chiesa dell’Annunziata dove nel pomeriggio si svolgerà una nuova funzione religiosa. Per le strade si scorgono sedie legate con spaghi e con cognomi scritti sul retro con i pennarelli che garantiscono ai più vecchi un posto in prima fila all’ombra dei grandi alberi di Via Annunziatella per vedere e salutare la Santa. Qui finisce la prima parte della festa. Dopo il saluto alla Madonna, la popolazione stremata per l’intensa mattinata sotto il sole cocente, si ritira nelle proprie case per il pranzo tipico di questa giornata a base di pasta al forno, agnello arrosto e dolci, ed un riposino ristoratore prima del proseguimento della celebrazione. Nel tardo pomeriggio la statua della Vergine viene sistemata sul carro in cartapesta realizzato quest’anno da Andrea Sansone, un’artista locale che con la sua squadra ha creato un’opera d’arte spettacolare e appetibile per la ricchezza e la bellezza delle statue e degli ornamenti, sviluppando il tema della carità, tanto celebrato da Papa Francesco. L’attesa e la trepidazione della folla che riempie il centro della città, sono palpabili. Infine il carro trionfale viene trainato da muli nel centro della città e la statua della Madonna viene deposta nella chiesa che ha dato inizio ai festeggiamenti. Dopo i tre giri si contano i secondi dell’ultima corsa del carro trionfale sotto le luminarie coloratissime con il tutto che si conclude con la sua distruzione, chiamata in dialetto “U Strozz”, vicino la Chiesa di Santa Lucia in pochissimi minuti. Per quanto possa sembrare una festa brutale e violenta, l’emozione che regala a tutti coloro che la vivono è indescrivibile e a volte non viene capita da chi questo evento non l’ha mai vissuto. Fuochi d’artificio sensazionali ed intensi sulle murge per concludere in bellezza la giornata più lunga dell’anno materano, di quasi ventiquattr’ore, dove la gioia, la stanchezza ed il sudore sono visibili sul volto dei presenti. Da pochi anni è possibile vedere la festa anche sul web in diretta streaming oltre che in tv permettendo a chiunque si trovi in qualunque parte del mondo di seguirla. Quest’anno l’evento si è concluso in modo assolutamente positivo soprattutto nell’ambito della sicurezza che in alcune edizioni era stata poco garantita e nonostante alcuni ritardi verificatisi durante l’arco della giornata, sarà sicuramente ricordata come una delle edizioni migliori, con l’augurio che “A moggh a moggh a l’onn c’ van” (di meglio in meglio per l’anno che verrà).
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