ROMA. Le dimissioni non si danno per dicerie e giochi di palazzo. Chi vuole venire al mio posto deve dire cosa vuole fare. Si gioca a carte scoperte". Il premier Enrico Letta non lo nomina, ma è ben chiaro alla platea che il destinatario è Matteo Renzi, con cui in mattinata aveva avuto un duro faccia a faccia a Palazzo Chigi, dopo giorni di tensioni caratterizzati da un crescendo di voci su una possibile staffetta alla guida del governo.
"Abbiamo preso il timone del Paese", ora l'Italia ha il segno più, lo spread è tornato intono a 200 punti, il debito scende grazie alle privatizzazioni, il deficit è sotto controllo. La ripresa è debole e non ancora si è trasformata in occupazione. È proprio la lotta alla disoccupazione l'obiettivo fondamentale della futura azione di governo. Questa la diagnosi del premier sullo stato del Paese: su ciò che è stato fatto finora dal suo governo e su ciò che resta da fare per farlo ripartire. Da Palazzo Chigi il premier presenta il nuovo, atteso patto di governo, Impegno Italia: la ripartenza, il cambio di passo con cui Letta vorrebbe rispondere innanzi tutto al fuoco amico proveniente dal segretario Pd, oltre che da alleati e compagni di strada: un programma in sei punti che il premier espone sommariamente davanti ai molti giornalisti, scegliendo di partire dal tema meno "sexy" (così lo definisce): l'Italia è un Paese che muore di "mancata attuazione", di impegni e annunci non realizzati.
Si parte dalle risorse: punto iniziale - spiega Letta - sarà una "spending review" presa sul serio: da qui "saremo in grado di mettere da parte oltre 16 miliardi", una parte importante di quei 30 miliardi complessivi che nel biennio 2014-15 serviranno a tagliare le tasse. Il resto arriverà dal rientro dei capitali all'estero e dalla minore spesa per gli interessi.
Capitolo occupazione: Letta ricorda "la grande occasione dell'Expo", anche come terreno di sperimentazione di "contratti a tutela progressiva". La lotta alla disoccupazione passa "dalla semplificazione delle regole e dei contratti". E ancora: il presidente del Consiglio promette "un grande piano di conciliazione fra la vita e lavoro delle persone: asili nido, aiuti a bambini e genitori, incentivi fiscali all'occupazione femminile, risorse per il fondo dei nuovi nati, congedi di maternità e paternità: e poi "l'allentamento del patto di stabilità interno, una legge sulla concorrenza". "Lo stato di diritto è debole", ce lo dicono dall'estero - nota Letta - Per questo l'Italia ha smesso di essere attrattiva". "Ma il Paese ha iniziato per la prima volta l'anno solare fuori dall'emergenza finanziaria".
