Argentina chiama Italia: ecco il turismo genealogico

di Francesco Greco - Sette mesi in Argentina, a Buenos Aires, nel barrio di San Telmo (a due passi da Plaza Dorrego) e la vita ti cambia il modo di osservarla, di affrontarla, offrendoti una nuova password, un algoritmo inedito. 200 giorni a contatto col mondo sfaccettato dell'emigrazione, per certi versi un universo misterioso, e la gamma di temi ontologici a essa collegati: identità, confronto, integrazione.

Molti italiani d'Argentina non hanno mai visto l'Italia, la terra dei loro genitori, nonni, antenati. Ma se la portano, oltre che nel cuore, nella memoria, nelle radici, nei cromosomi, nel dna.

   Baires è una metropoli da 18 milioni di abitanti, la metà dei quali ha un cognome italiano. Hanno quindi le radici nella patria di Cesare, Dante, Leopardi, Schipa, Fellini, Carmelo Bene. Nei suoi teatri, oltre al tango ("un modo di stare nella vita", Jorge Luis Borges), da qualche tempo si balla anche la pizzica, la danza tradizionale del Salento più arcaico e vero.

   Marina Gabrieli (nella foto è quella in rosso) è nata a Noha di Galatina (Lecce). Si è laureata all'Università di Tor Vergata (Roma) in "Progettazione e Gestione dei Sistemi Turistici". Attualmente, nello stesso ateneo, è impegnata nel corso di Dottorato "Beni Culturali e Territorio". Titolo della tesi: "L'identità migrante come prodotto culturale di consumo: il caso degli italiani d'Argentina".

   Sette mesi dunque molto intensi, un'esperienza umana che l'ha arricchita molto. E ha scoperto, fra le altre cose, che gli italiani d'Argentina hanno un grande sogno: rivedere i luoghi dei loro antenati, i paesi, le piazze, le fontane, le terre che abbandonarono, le spiagge, le scogliere, i fiumi, le montagne: tutto ciò che, anche inconsciamente, si portano nell'immaginario.

   Ha così abbozzato un'idea su cui in Italia, come apprenderemo nell'intervista, siamo ancora ai primi passi, ma pregna di grandi prospettive: il turismo genealogico, delle radici, la memoria, i suoi affascinanti topoi, è infatti molto diffuso nel resto del mondo e potrebbe dare più pathos alla già ricca offerta italiana, fra storia, natura, architettura. Aumentando appeal e dunque il Pil dell'Italia sui mercati globali.

   Dall'Argentina, Paese bellissimo (dalla Terra del Fioco alla Patagonia), stabilizzata politicamente dopo gli orrori (fra i Settanta e gli Ottanta) dei desaparecidos, ecco dunque una proposta per il turismo del Terzo Millennio.    


   Domanda: Dottoressa Gabrieli, che cos'è il turismo genealogico?
Risposta: "Il turismo genealogico, detto anche “turismo delle radici” o più comunemente “turismo di ritorno”, è il turismo dei migranti e dei loro discendenti che tornano in vacanza nella terra d’origine. Per i migranti di prima generazione, ma anche per quelli di seconda e specialmente per chi vive fuori dall’Europa come a esempio in Argentina, tale viaggio assume un’importanza particolare che segna profondamente la loro esistenza.
Per i migranti di prima generazione, il viaggio di ritorno può apparire per certi versi traumatico, in quanto normalmente con il distacco, tendono a idealizzare la terra d’origine, per poi scoprire, una volta tornati, che anche lì molte cose sono cambiate o loro stessi vivendo in un altro luogo sono cambiati. Così a volte il migrante si sente straniero nella terra d’origine e straniero nella terra ospitante.
Gli appartenenti alle seconde generazioni, invece, avvertono il bisogno di conoscere la terra d’origine della quale hanno sentito parlare a lungo attraverso i racconti dei padri e dei nonni. Il viaggio di ritorno è fondamentale per scoprire le proprie radici, per completare il loro percorso di vita e per sentirsi parte di una storia individuale e collettiva.
Così nasce il turismo genealogico, largamente diffuso negli Stati Uniti e in alcuni paesi del nord Europa. In Italia non è ancora riconosciuta come tipologia di turismo effettiva, ma potrebbe essere una potenziale risorsa, specialmente nel Sud Italia, dove favorirebbe turismo il destagionalizzato così come la conoscenza dei centri minori".

   D. Il Papa argentino può dare un impulso a questa tipologia di turismo tutta in divenire?
R. "La nomina di Papa Francesco, di origini italiane, è stato motivo d’orgoglio per gli italiani d’Argentina, che adesso hanno sicuramente una ragione in più per tornare in Italia. A quanto pare infatti i flussi provenienti dall’Argentina si sono incrementati dopo questo avvenimento. Sicuramente i nostri connazionali in vacanza in Italia faranno tappa al Vaticano e al paesino d’origine".


   D. Gli italiani d'Argentina conservano le loro tradizioni, usi e costumi?
R. "In alcune famiglie, la presenza della tradizione italiana o più nello specifico Pugliese e Salentina, è ancora molto forte, in altre meno. Ciò dipende da vari fattori, ma uno determinante è sicuramente la tipologia di matrimonio contratto dal migrante di prima generazione. Se questo ha contratto matrimonio endogamico, ossia con un coniuge di stessa nazionalità, la presenza della cultura italiana è molto forte; se questo invece ha contratto matrimonio esogamico, con un coniuge proveniente da un’altra nazione, sicuramente l’Italia non sarà così presente.
In ogni caso, un elemento distintivo della tradizione è sicuramente la cucina. In molte famiglie si cucinava italiano e si rispettavano le tradizioni (es. pìttule, carteddrhate, purceddrhuzzi a Natale), adesso i figli, che sono ormai Argentini, non cucinano più i piatti tradizionali.
In alcune famiglie si parla ancora italiano, ma solo tra gli emigranti di prima generazione, quelli di seconda generazione parlano castellano.
C’è da dire però che il sistema associazionistico riveste un ruolo fondamentale nella diffusione della cultura italiana in Argentina, anche l’Associazione Pugliese che spesso propone spettacoli di musica tradizionale salentina. La sfida del sistema associazionistico però è sempre quella di coinvolgere le nuove generazioni".

   D. E' vero che a Buenos Aires si balla la pizzica salentina?
R. "Si. Ci sono diversi gruppi che suonano la musica popolare del Sud-Italia, e anche quella salentina. Il più conosciuto, ma anche il pioniere di questo genere musicale in Argentina è sicuramente "Madonna Nera" con la cantante Veronica Morello che periodicamente viene in Italia e anche nel Salento a studiare la nostra musica popolare per poi diffonderla oltreocenano. Con tutto ciò si è creato un gruppo di appassionati di musica popolare del Sud-Italia, che a me piace chiamare “Pizzicati d’oltreoceano”. Queste persone si riuniscono periodicamente, in occasione di feste della collettività italiana, ma anche in altre occasioni, tra di loro, improvvisano ronde spontanee nella piazze di Buenos Aires e promuovono il nostro territorio in Argentina. Io stessa durante il mio periodo di permanenza a Buenos Aires ho partecipato a questi incontri. Quando sono andata in Argentina, ancora la musica popolare salentina non era così diffusa. Io mi ritrovai a ballare lì, durante la festa Buenos Aires Celebra Italia e anche se non sono una professionista l'ho fatto perché allora, in quel momento, sentivo di dover rappresentare la mia terra".

   D. Che tipo di rapporto conservano con la madrepatria?
R. "Gli emigranti di prima generazione conservano un rapporto contraddittorio di odio-amore verso l’Italia. Hanno un amore incondizionato, ma anche una forma di rancore, poiché sono stati costretti ad abbandonarla, e allo stesso tempo sentono di essere stati dimenticati. Avvertono inoltre un profondo senso di nostalgia nel confronti della madrepatria. Sono in ogni caso molto informati sugli avvenimenti italiani, specialmente adesso che con l’avvento delle nuove tecnologie la comunicazione è molto più semplice.
Le nuove generazioni, ovviamente, fatta eccezione per alcuni casi, hanno un rapporto per certi versi distaccato, anche se comunque l’Italia nelle loro vite è molto presente e talvolta viene considerata motivo di orgoglio".

   D. Possiamo dire, infine, che la loro identità si contamina e si fonde con quella del Paese che li ha accolti? 
R. "Si, e ciò è dovuto al fatto che l'emigrazione italiana in Argentina è stata molto forte e ha condizionato molti aspetti della struttura socio-culturale di questo Paese. Ciò è avvenuto in un momento in cui l'Argentina stava costruendo la propria identità. Così quella che inizialmente veniva considerata cultura italiana ha finito per essere assimilata da quella argentina. Quindi adesso, per alcuni aspetti culturali, come a esempio il cibo, la cultura italiana e quella argentina si sovrappongono".


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