EDITORIALEX: Una parola è troppa e due sono poche. Sacchi e Ventura più di sciabola che di fioretto

(Foto LA GAZZETTA DELLO SPORT)

di ALESSANDRO NARDELLI - Diciamoci la verità, le gare disputate finora, hanno dimostrato che l'Italia di Giampiero Ventura tutto è tranne che bella. Una squadra under construction, con l'innesto graduale della meglio gioventù che il nostro calcio, dopo anni aridi, sta tornando a mettere in mostra. Una Nazionale che soffre, esprimendo un discreto gioco, e che a tratti arranca anche con avversari nettamente inferiori, ma che ha una caratteristica, non da poco, e che caratterizza le grandi squadre, e fa la fortuna di buoni allenatori e nulla più (per informazioni andare alla voce Juventus/Allegri), vince, e nella peggiore delle ipotesi, non perde. Con buona pace di chi, come Arrigo Sacchi, probabilmente vittima dei segni del tempo che passa, dimentica che la sua Italia, nel 1994, superò la fase a gironi come migliore terza, e che senza un Roberto Baggio in versione Supereroe, probabilmente sarebbe stata sbattuta fuori già dalla Nigeria.

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Quella di Ventura non sappiamo se potrà mai essere una Nazionale estetica, ma sicuramente la si può definire etica, checché ne dica il chiacchiericcio da bar. Fa bene Ventura a spegnere sul nascere la polemica inutile che ha coinvolto Barzagli, che probabilmente solo un odio cieco verso la Juventus, può alimentare. Parafrasando Sergio Tofano, si potrebbe dire: "Qui comincia l’avventura del signor Giampiero Ventura, che del fiume la corrente sta a veder beatamente".

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