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Una road map per chiudere tutti i ghetti e garantire condizioni dignitose ai lavoratori stranieri


"Altre due vite spezzate dall'intreccio tra criminalità organizzata e disperazione. Non si può continuare così" a dichiararlo sono Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, Stefano Mantegazza, segretario generale Uila e Gianni Ricci, segretario generale Uil Foggia, sull'incendio che ha ucciso due persone nel "Gran Ghetto" in agro di San Severo.

"Non possiamo continuare ad assistere impotenti, a indignarci e a versare lacrime inutili. Barra dritta e con convinzione procediamo nella direzione dello sgombero di tutti i ghetti della Capitanata", affermano Loy, Mantegazza e Ricci secondo i quali è necessario "perseguire con ancora più forza chi specula sul bisogno e costringe centinaia di immigrati a permanere in un ghetto chiuso alcuni giorni prima. Occorre combattere la criminalità organizzata e far rispettare le leggi e, sotto questo profilo, va garantito il massimo supporto all'azione delle forze dell'ordine. Applichiamo la nuova legge sul caporalato, sollecitiamo l'applicazione di procedure e protocolli etici in materia di trasporto, integrazione, inclusione. Impegniamoci ad applicare il "protocollo contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura". L’obiettivo comune deve essere fare rete attivando progetti per migliorare le condizioni dei lavoratori e togliere spazio a chi li sfrutta. “Per debellare alla radice il lavoro nero e dare le risposte di civiltà che il paese richiede, non è sufficiente la sola repressione. Per questo continueremo a insistere nei confronti del Governo, delle istituzioni regionali e soprattutto delle associazioni datoriali (Confagricoltura, Coldiretti e Cia) affinché la Rete del lavoro agricolo di qualità possa essere attivata in tutti i territori, in particolare lì dove la piaga del lavoro nero è maggiormente presente. Siamo, infatti, convinti che solo creando un sistema di gestione del mercato del lavoro trasparente e alternativo al Caporalato sarà possibile dare le risposte che sia le imprese che i lavoratori si aspettano. Tramite la Rete va inoltre istituito un sistema di trasporti per il lavoro agricolo sostenuto anche da risorse pubbliche. Potranno essere autobus che portano gratuitamente i braccianti sui luoghi di lavoro (al posto dei carissimi servizi di trasporto offerti dai caporali), o ambulatori mobili, alloggi degni di questo nome e distribuzione di acqua e cibo, fino agli sportelli di informazione legale e ai corsi di italiano. Le risorse ci sono ma va fatto uno sforzo collettivo per uscire da questa emergenza".

Ma non è tutto. "La questione va affrontata in un'ottica globale", proseguono Loy, Mantegazza e Ricci. Infatti, per il segretario confederale Uil, il segretario generale Uila e il segretario generale Uil Foggia "ora occorre raccordare l'azione di Regione, comuni, prefetture, forze dell'ordine, imprenditoriali e sindacati. Va definita una road map per lo sgombero di tutti i ghetti. Perché se non si arriva a questa conquista, non sarà possibile garantire condizioni di vita più dignitose e reale integrazione a questi lavoratori".

Gran ghetto distrutto da un incendio, morti 2 africani. Emiliano, "Regione all'opera per accoglienza"

(Foto ANSA)

FOGGIA - Dramma nel gran ghetto di Rignano Garganico, nel foggiano. Due cittadini di nazionalità africana, probabilmente malesi, sono morti a causa di un incendio di vaste proporzioni che si è sviluppato nella notte all'interno della baraccopoli sita nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico. Il rogo in pochi minuti ha avvolto numerose baracche distruggendole completamente. Ad intervenire sul posto i vigili del fuoco, carabinieri e agenti di polizia che stavano presidiando l'area dopo lo sgombero cominciato il 1 marzo.

Ad abitare il Ghetto alcune centinaia di migranti impegnati nella raccolta dei prodotti agricoli nelle campagne della zona. Solo due giorni fa era iniziato lo sgombero da parte delle forze dell'ordine disposto dalla Dda di Bari nell'ambito di indagini avviate nel marzo del 2016 e culminate con il sequestro probatorio con facoltà d'uso della baraccopoli per presunte infiltrazioni della criminalità.

Due giorni fa, sempre nell'ambito di queste indagini, era stato deciso ed avviato lo sgombero che non è avvenuto totalmente perchè alcuni dei 350 migranti che erano nella baraccopoli si sono rifiutati di lasciare il 'Ghetto'.

Ieri mattina alcuni di loro hanno inscenato una protesta dinanzi alla prefettura di Foggia, ribadendo di non voler lasciare il Ghetto e chiedendo di voler parlare con il prefetto. L'incendio si è sviluppato su una vasta area di 5000 mq e ha distrutto un centinaio di baracche. Poco dopo che le tre squadre di vigili del fuoco sono riuscite a circoscrivere e spegnere le fiamme sono stati rinvenuti i corpi carbonizzati dei due africani.

Non si può ancora essere certi al momento sulle cause dell'incendio, ma non si esclude la matrice dolosa.

QUANTI E DOVE SONO I 'GHETTI' IN PUGLIA - Luoghi come il ghetto di Rignano sono la manifestazione del problema abitativo che è l'altra faccia dell'emergenza dei braccianti. Sempre in base alle stime della Flai Cgil, in Puglia circa 10.000 persone vivono nei ghetti, diffusi dal Gargano al Salento. Rignano Garganico è il più grande, seguito dal 'ghetto-Ghana' a Borgo Tre Titoli, vicino Cerignola, poi due campi abusivi ad Andria, uno a Spinazzola, l'ex falegnameria a Nardò, il 'ghetto' vicino Foggia.

Le persone che abitano le baraccopoli sono prevalentemente di origine africana (soprattutto subsahariana), con l'unica eccezione del 'ghetto dei bulgari' a Borgo Mezzanone, dove si concentrano lavoratori provenienti dall'est europeo.

EMILIANO: "REGIONE ALL’OPERA PER ACCOGLIENZA" - Sulle operazioni che sono in corso per lo sgombero del cosiddetto “gran ghetto” tra Rignano e San Severo in provincia di Foggia, dopo la revoca della facoltà d’uso da parte della Direzione Distrettuale Antimafia del suolo su cui sorge l’accampamento, la Regione Puglia conferma che l’accoglienza messa in campo in altre strutture dalla stessa Regione e dal Comune di San Severo ha una capacità di circa 320 persone.

“In queste ore – dichiara il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – forte è la rete di associazioni, organizzazioni sindacali, parrocchie e cittadini che, come è accaduto negli ultimi anni, sono a fianco della Regione per portare a compimento la chiusura di questo luogo dove per vent’anni si è calpestata la dignità umana. Li ringrazio, insieme a chi sta operando sul campo in queste ore, a nome della Regione. La tragica morte dei due cittadini maliani conferma la necessità di procedere senza indugio alla chiusura di questa operazione richiesta dall'Autorità Giudiziaria, ma lascia un profondo sconforto perché se avessero accettato, come tanti hanno fatto, la alternativa abitativa adesso sarebbero ancora vivi”.

BAVARO (SI): "SOLO CON LAVORO REGOLARE MAI PIU' GHETTI E MORTI" - La morte di due migranti avvenuta stanotte è l'ennesima tragedia in quello che è vero caso nazionale, ma la posizione di Sinistra Italiana non può mutare: i Ghetti non sono un problema di ordine pubblico, ma solo la conseguenza dell'assenza di diritti e di lavoro regolare in agricoltura.

Lo spostamento forzoso dalle campagne alle strutture di San Severo, di un numero inferiore alla metà degli attuali abitanti del Ghetto, prova a risolvere unicamente la questione abitativa, non incidendo sulle motivazioni che obbligano uomini e donne a vivere in condizioni disumane: l'esigenza di avere un reddito e di inviare del danaro nei propri paesi d'origine.

La Regione, di concerto con le istituzioni locali e nazionali, ha il dovere di affrontare la questione in modo complessivo per far sì che, quando fra pochi mesi migliaia di lavoratori stagionali giungeranno in Capitanata per la raccolta del pomodoro, sorgano nuovi e più incontrollabili Ghetti.
E' del tutto singolare che la stessa Regione Puglia con una mano si preoccupi della vicenda e con l'altra continui a non applicare la legge 28/2006.

Addirittura si ventila l'intenzione di smantellare la stessa legge 28, mentre non sono state rinnovate le convenzioni con INPS e Guardia di Finanza per rendere effettivi i controlli delle aziende.

E ancora: dov'è finita la somma di 1 milione di euro fatta stanziare nel Bilancio regionale da l'emendamento Minervini-Borraccino di Sinistra Italiana (nato da collaborazione con FLAI-CGIL) per creare un servizio di trasporto pubblico che rendesse ancor più difficile l'intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro controllata dai caporali?

Da mesi diciamo che sono questi i veri nodi politici di una vicenda su cui troppo sono gli interessi, della mafia, delle aziende che lucrano sullo schiavismo, di chi vuol inserirsi nel business dell'accoglienza, di chi ha il solo interesse di dichiarare a mezzo stampa che il Ghetto non esiste più: i ghetti, i giovani carbonizzati di stanotte e la morte di fatica di Paola Clemente e di tanti altri, torneranno fra pochissimo a sconvolgere la Capitanata, il barese e tutta la Puglia se si continuerà a non trattare la vicenda come una delle questioni economiche e sociali più importanti per il nostro territorio.