L'arte è un linguaggio capace di superare i confini della tela per trasformarsi in emozione, incontro e nuove forme di espressione. In occasione di M.U.S.A., Rosella ha portato il suo universo creativo nella suggestiva cornice della Coffee House di Palazzo Colonna, a Roma, condividendo con il pubblico le opere Nel Vento dei Sogni e Regata, insieme a un progetto originale che unisce pittura, moda e gioiello.
Dalla trasformazione di un dipinto in un caftano da indossare, impreziosito dalle creazioni della sorella Lorena, emerge una visione dell’arte dinamica e coinvolgente, capace di uscire dagli spazi espositivi per entrare nella vita delle persone. In questa intervista, Rosella ci racconta le emozioni, gli incontri e le nuove possibilità creative nate dalla sua esperienza a M.U.S.A.
Rosella, che cosa ha rappresentato per te entrare a far parte di M.U.S.A.? Che cosa ti ha colpito maggiormente di questo progetto?
Partecipare a M.U.S.A. è stata un’esperienza ricca di entusiasmo, emozione e gratitudine. Esporre le mie opere in una cornice straordinaria come la Coffee House di Palazzo Colonna, nel cuore di Roma, è stato già di per sé speciale. Ma ciò che ha reso questa esperienza ancora più significativa è stato l’incontro con le persone, con i loro sguardi, le loro curiosità e le emozioni che l’arte riesce a suscitare. Mi ha colpito soprattutto la possibilità di condividere il mio mondo artistico con sensibilità diverse e di scoprire come le mie opere potessero entrare in sintonia con chi le osservava.
Ho portato a M.U.S.A. Nel Vento dei Sogni e Regata, ma anche un progetto a cui tengo moltissimo: la trasformazione di un dipinto in un caftano da indossare, impreziosito da gioielli creati appositamente da mia sorella Lorena.
È stato un modo per dare forma concreta alla mia visione dell’arte: non qualcosa destinato a rimanere necessariamente su una parete, ma un’espressione capace di muoversi, sorprendere, avvicinarsi alle persone e diventare un’esperienza da vivere. M.U.S.A. mi ha offerto l’opportunità di condividere questa idea e di sentirmi parte di un incontro autentico tra creatività, emozioni e nuove possibilità.
M.U.S.A. propone una visione dell’arte che va oltre la semplice esposizione, trasformandola in dialogo, relazione e opportunità. Quanto senti tua questa filosofia?
La sento profondamente mia, perché rispecchia il modo in cui vivo e interpreto l’arte. Per me dipingere non significa soltanto creare qualcosa di bello da guardare, ma dare forma a un’emozione, suscitare una riflessione o lasciare un piccolo segno nel cuore di chi osserva. Credo che l’arte abbia una capacità straordinaria: mettere in relazione persone anche molto diverse, superare le distanze e creare un linguaggio comune, persino quando le parole non sono necessarie.
È proprio da questa convinzione che nasce il desiderio di portare la mia pittura oltre la tela, trasformando Nel Vento dei Sogni in un caftano. Volevo che l’opera non fosse soltanto osservata, ma potesse muoversi tra i visitatori, incontrare i loro sguardi e diventare parte di un’esperienza condivisa. Anche i gioielli realizzati da mia sorella Lorena hanno contribuito a creare un dialogo tra forme espressive diverse, unite dalla stessa sensibilità creativa. Per me, quindi, la filosofia di M.U.S.A. non è soltanto un principio in cui riconoscermi, ma una visione che cerco di tradurre concretamente nel mio lavoro. Sono convinta che, quando l’arte incontra le persone e si apre al dialogo, possano nascere connessioni inaspettate e nuove possibilità espressive.
Quando nasce il tuo amore per la pittura? C’è un ricordo, un momento o un’emozione che ti ha fatto capire che l’arte sarebbe stata una parte fondamentale della tua vita?
Il mio amore per la pittura nasce dal bisogno profondo di esprimermi attraverso il colore e di dare una forma visibile a emozioni e sensazioni che non sempre è facile raccontare a parole. Dipingere è, per me, uno spazio di libertà. Entro in relazione con la tela, scelgo i colori, seguo un’intuizione e, poco alla volta, qualcosa prende forma. A volte ho la sensazione che sia il dipinto stesso a guidarmi, come se avesse una voce propria e mi accompagnasse in un percorso che si svela passo dopo passo.
Non saprei individuare un unico momento in cui ho capito quanto l’arte sarebbe stata importante per me. Credo che certe passioni crescano lentamente, si radichino dentro di noi e, con il tempo, diventino parte integrante del nostro modo di sentire e di guardare il mondo. La pittura mi permette di trasformare ciò che provo in qualcosa che posso condividere. Ed è forse proprio questo che continua ad affascinarmi: partire da un’emozione intima e personale e scoprire che, attraverso un’opera, può diventare anche l’emozione di qualcun altro.
La pittura è un linguaggio attraverso il quale raccontiamo ciò che spesso le parole non riescono a esprimere. Che cosa riesci a raccontare con i tuoi colori che non riusciresti a dire a parole?
Attraverso i colori riesco a raccontare sfumature dell’anima, stati d’animo, desideri e sensazioni che le parole, a volte, rischiano di rendere troppo razionali. Un colore può trasmettere energia, nostalgia, leggerezza o forza; può evocare un ricordo, risvegliare un’emozione o aprire una porta verso qualcosa che ancora non conosciamo. Quando dipingo, non desidero imporre a chi osserva un significato univoco. Mi piace lasciare spazio all’immaginazione e permettere a ciascuno di trovare nell’opera qualcosa di personale. La stessa tela può suscitare emozioni diverse, perché ognuno la guarda attraverso la propria sensibilità, le proprie esperienze e il proprio vissuto. È proprio questa libertà interpretativa che amo dell’arte.
Penso a Nel Vento dei Sogni: per me le vele, le onde e le sfumature cromatiche evocano movimento, libertà e possibilità. Ma chi osserva può ritrovarvi anche il desiderio di partire, la ricerca di un nuovo orizzonte o la voglia di lasciarsi trasportare dalla vita.
La pittura mi permette di comunicare senza dover spiegare tutto, di emozionare senza offrire necessariamente delle risposte. Quando qualcuno si ferma davanti a un mio quadro e vi riconosce qualcosa della propria storia, sento che si è creato un dialogo autentico. È in quel momento che comprendo quanto il colore possa arrivare là dove, a volte, le parole non riescono.
Ogni artista porta sulla tela una parte di sé. Quanto c’è di Rosella, della sua storia e del suo mondo interiore, nelle sue opere?
C’è moltissimo di me, anche quando non è immediatamente riconoscibile. In ogni opera lascio tracce della mia sensibilità, del mio modo di sentire e di interpretare la realtà. A volte emergono emozioni che conosco profondamente; altre volte affiorano intuizioni che riesco a comprendere davvero soltanto mentre dipingo. Credo che un artista non possa mai separarsi completamente da ciò che crea. Anche quando parte da un paesaggio, da un movimento o da un’immagine, finisce inevitabilmente per raccontare qualcosa di sé, spesso anche al di là delle proprie intenzioni.
Nei miei dipinti ritrovo il desiderio di libertà, la curiosità, la voglia di esplorare e di andare oltre ciò che appare in superficie. È forse anche per questo che sento il bisogno di sperimentare, di portare la pittura in contesti nuovi e di scoprire come possa trasformarsi, assumere forme diverse e raggiungere le persone in modi inaspettati, senza perdere la propria essenza. Il progetto presentato a M.U.S.A. rappresenta pienamente questo lato di me: la convinzione che la creatività debba essere libera di viaggiare, evolversi e continuare a sorprenderci.
In fondo, quando dipingo, racconto una parte di me; quando qualcuno incontra la mia opera, quella parte comincia a vivere anche al di fuori di me, assumendo significati nuovi e personali. Ed è proprio in questa possibilità di condividere, emozionare e creare legami che riconosco una delle espressioni più belle dell’arte.
