ILARIA SOLAZZO - Dalla narrativa per ragazzi al giallo storico, passando per la fantascienza e il fantasy, il percorso letterario di uno scrittore che ha trovato nella ricostruzione del passato e nell'indagine sull'animo umano due delle sue espressioni più significative.
Ci sono autori che costruiscono mondi e altri che, attraverso quei mondi, invitano a interrogarsi sulla realtà. Paolo Lanzotti appartiene a una tradizione narrativa nella quale il mistero non è soltanto un espediente per catturare l'attenzione del lettore, ma una porta d'accesso alla complessità dell'essere umano. La sua produzione letteraria attraversa generi differenti, dalla narrativa per ragazzi alla fantascienza, dal fantasy al giallo, fino al romanzo storico, delineando un percorso caratterizzato dalla curiosità intellettuale, dalla ricerca narrativa e dalla capacità di trasformare ambientazioni ed epoche in scenari di avventura e riflessione.
La sua scrittura si sviluppa intorno a un principio essenziale: dietro ciò che appare esiste sempre una dimensione ulteriore da scoprire. Un enigma può nascondere un conflitto, un documento può custodire una verità scomoda, un personaggio può rivelare un'identità diversa da quella mostrata agli altri. È in questo spazio, sospeso tra conoscenza e incertezza, che la narrazione trova la propria forza. Un universo letterario che consente di attraversare epoche lontane senza perdere di vista le passioni, le ambizioni e le contraddizioni che appartengono all'esperienza umana.
Il viaggio nella bibliografia di Lanzotti comincia nel 1998 con Le parole magiche di Kengi il Pensieroso, pubblicato da Piemme e legato al Premio «Il Battello a Vapore», vinto nel 1997. Il romanzo conduce il lettore nell'antica Mesopotamia, seguendo le aspirazioni di Kengi, un giovane sumero che sogna di diventare scriba. La conoscenza assume qui il valore di una possibilità di emancipazione, mentre il desiderio di imparare diventa il motore di un percorso di crescita.
Nel 2004 arriva Il segreto dello scriba, ancora per Piemme, seguito nel 2009 da Il magico mondo di Honn, pubblicato da Gruppo Albatros-Il Filo. Nel 2010 Lanzotti si confronta con la fantascienza attraverso Il segreto di Kregg, edito da Delos Books, opera che gli vale nel 2009 il Premio Odissea, ex aequo con Clelia Farris. Nel 2015 pubblica Il selciato dell'inferno, mentre nel 2016 torna al personaggio che aveva accompagnato i suoi primi lettori con Due misteri per Kengi il Pensieroso. L'anno successivo esce Il Libro di Libri, per Armando Curcio Editore, ulteriore testimonianza della sua esplorazione della narrativa fantastica per ragazzi.
Questa prima fase rivela una caratteristica importante del suo percorso: la disponibilità a sperimentare linguaggi e immaginari diversi. Le civiltà antiche, i mondi fantastici e gli scenari futuribili diventano strumenti attraverso i quali raccontare il desiderio di conoscenza, il coraggio di affrontare l'ignoto e la necessità di mettere in discussione le proprie certezze.
Il passaggio al giallo rappresenta una tappa significativa. Nel 2016 La voce delle ombre, pubblicato nella collana «Il Giallo Mondadori» e successivamente riproposto negli Oscar Gialli, si aggiudica il Premio Alberto Tedeschi. Il romanzo, ambientato nella Venezia degli ultimi giorni della rivoluzione del 1848-1849, unisce tensione investigativa e ricostruzione storica, inserendo l'indagine in un contesto segnato da profondi conflitti politici e sociali.
Nel 2017 Lanzotti pubblica anche La verità è un'ombra, Watson, nella collana del Giallo Mondadori dedicata a Sherlock Holmes. Il riferimento al celebre investigatore permette di confrontarsi con una tradizione narrativa nella quale l'osservazione, la logica e la capacità di interpretare gli indizi rappresentano gli strumenti fondamentali per avvicinarsi alla verità.
Il mistero, nella narrativa investigativa, non coincide soltanto con la domanda su chi abbia commesso un delitto. È anche un'indagine sulle motivazioni, sui rapporti di forza e sulle fragilità che possono condizionare le scelte individuali. Il lettore è chiamato a osservare, formulare ipotesi, rivedere le proprie convinzioni e ricomporre progressivamente una realtà inizialmente frammentata. La soluzione dell'enigma diventa così il punto d'arrivo di un percorso che coinvolge tanto l'intelligenza quanto la capacità di comprendere la complessità dei personaggi.
È tuttavia con la saga di Marco Leon che Lanzotti consolida una delle espressioni più riconoscibili della propria identità letteraria. La Venezia del Settecento diventa il cuore di un universo narrativo nel quale l'agente dell'Inquisizione di Stato si muove tra intrighi, rivalità, segreti e giochi di potere. Una città affascinante e contraddittoria, in cui la magnificenza dei palazzi convive con le tensioni della politica e la bellezza dei canali contrasta con le zone d'ombra della società.
Il primo volume, I guardiani della laguna, pubblicato nel 2021 da Tre60, introduce il lettore in questo scenario. Seguono Le ragioni dell'ombra nel 2022 e Le carte segrete della Serenissima nel 2023. Nel 2024 arriva L'alchimista della laguna, mentre nel 2025 viene pubblicato L'enigma della maschera, ambientato nel 1754. Nel 2026 il percorso prosegue con Il canto del corvo, che riporta al centro le indagini di Marco Leon nella Venezia settecentesca.
La Serenissima, nelle vicende raccontate da Lanzotti, non è un semplice fondale storico. È una presenza viva, un organismo complesso nel quale la dimensione pubblica e quella privata si intrecciano continuamente. La città diventa uno spazio di contrasti, dove gli interessi individuali si scontrano con quelli collettivi e dove le apparenze possono celare verità inattese. In questo contesto, l'indagine assume una duplice funzione: ricostruire gli avvenimenti e comprendere le ragioni che hanno spinto i protagonisti ad agire.
La maschera, elemento profondamente legato all'immaginario veneziano, rappresenta in tal senso anche una metafora della condizione umana. Indossare una maschera significa talvolta proteggersi, talvolta ingannare, altre volte nascondere una vulnerabilità che non si ha il coraggio di mostrare. Il giallo storico consente quindi di osservare, attraverso le vicende del passato, dinamiche che continuano a interrogare il presente.
Nel 2025, con Il circolo dei congiurati, pubblicato da TEA, Paolo Lanzotti riprende il percorso narrativo legato al personaggio di Teodoro Valier, già apparso nel romanzo La voce delle ombre nel 2016. Dopo alcuni anni di attesa, Valier torna così sulla scena letteraria, offrendo allo scrittore l'opportunità di sviluppare ulteriormente una figura investigativa già introdotta nella sua produzione precedente. Questo ritorno conferma la capacità di Lanzotti di costruire personaggi che attraversano il tempo e di intrecciare nuove trame con un universo narrativo già delineato, nel quale il potere, le relazioni e le ambizioni individuali contribuiscono a rendere difficile distinguere le intenzioni autentiche dalle strategie di convenienza.
Considerata nel suo insieme, la bibliografia di Paolo Lanzotti restituisce l'immagine di uno scrittore che non ha scelto di confinarsi in un unico genere. Dalla formazione di Kengi alle atmosfere della fantascienza, dalla dimensione fantastica alle indagini storiche, emerge una costante attenzione per il racconto come strumento di esplorazione. Cambiano gli scenari e le epoche, ma rimane centrale il desiderio di accompagnare il lettore oltre la superficie degli eventi.
La sua opera consente comunque di sviluppare una riflessione sul valore della letteratura di genere. Il giallo storico, quando si fonda su un'ambientazione accurata e su personaggi credibili, può diventare molto più di una successione di indizi e rivelazioni: è un modo per interrogare il rapporto fra individuo e società, fra verità e apparenza, fra memoria e potere. La ricostruzione del passato acquista così significato non soltanto per ciò che racconta, ma anche per le domande che lascia aperte.
I libri di Lanzotti si rivolgono a lettori che amano lasciarsi coinvolgere da una trama e, nello stesso tempo, desiderano scoprire il contesto nel quale gli avvenimenti prendono forma. Chi si avvicina alle sue opere può scegliere la dimensione avventurosa dei primi romanzi, la libertà immaginativa del fantasy e della fantascienza oppure il fascino investigativo della Venezia settecentesca. Ogni percorso offre un diverso punto d'ingresso in un universo narrativo accomunato dalla curiosità e dalla ricerca.
In fondo, il mistero esercita il proprio fascino perché ci ricorda che la realtà non si concede mai completamente al primo sguardo. Occorre osservare, ascoltare, dubitare e avere il coraggio di proseguire anche quando le risposte sembrano sfuggire. È in questa tensione tra ciò che conosciamo e ciò che ancora ignoriamo che la letteratura trova una delle sue ragioni più profonde: trasformare una storia in un'esperienza capace di intrattenere, sorprendere e, talvolta, cambiare il nostro modo di guardare il mondo.
Cinque domande a Paolo Lanzotti: il mistero, la Storia e le verità dell'animo umano
D. Dottor Lanzotti, nel titolo Il canto del corvo convivono un'immagine poetica e una suggestione inquietante. Se il corvo potesse davvero parlare, quale verità dell'animo umano sarebbe capace di rivelare?
R. Forse rivelerebbe che la verità non è sempre ciò che desideriamo ascoltare. L'essere umano ama credere nelle proprie certezze, ma spesso costruisce intorno a sé una realtà rassicurante, nella quale le contraddizioni vengono nascoste e le responsabilità dimenticate. Il corvo, creatura legata nell'immaginario collettivo al mistero e ai presagi, potrebbe diventare la voce di tutto ciò che tentiamo di mettere a tacere. E qualche volta, per ritrovare la verità, dobbiamo prima avere il coraggio di ascoltare ciò che ci spaventa.
D. Le Sue storie conducono il lettore nella Venezia del Settecento, una città di splendore, intrighi e segreti. Quanto del passato continua ad abitare il nostro presente? E siamo davvero cambiati rispetto agli uomini e alle donne di quell'epoca?
R. La Storia cambia i suoi scenari, ma non sempre modifica la natura umana. Le ambizioni, la paura di perdere ciò che possediamo, il desiderio di essere riconosciuti e la tentazione di esercitare il potere attraversano i secoli. Venezia, con le sue magnificenze e le sue ombre, permette di osservare queste dinamiche in una società diversa dalla nostra, ma non per questo estranea. Il passato, quando viene raccontato con attenzione, smette di essere una pagina lontana e diventa uno specchio nel quale possiamo riconoscere qualcosa di noi stessi.
D. In un'indagine, ogni indizio sembra avvicinare alla soluzione, ma talvolta conduce verso una verità ancora più scomoda. Secondo Lei, è preferibile vivere nell'illusione di una certezza o affrontare una verità capace di cambiare per sempre la nostra esistenza?
R. La certezza può offrire sicurezza, ma non sempre coincide con la verità. A volte preferiamo una spiegazione rassicurante perché temiamo le conseguenze di ciò che potremmo scoprire. Eppure, conoscere significa anche accettare di mettere in discussione le proprie convinzioni. In un'indagine come nella vita, il coraggio non consiste soltanto nel trovare una risposta, ma nel riconoscerla quando contraddice tutto ciò in cui credevamo. È questo, forse, uno degli aspetti più affascinanti del mistero: non sempre la soluzione ci restituisce la tranquillità; talvolta ci restituisce la libertà.
D. Marco Leon si muove in un mondo nel quale il potere, le apparenze e gli interessi personali possono alterare il confine fra giustizia e convenienza. È possibile cercare la verità quando chi dovrebbe custodirla ha interesse a nasconderla?
R. È proprio in queste circostanze che la ricerca della verità diventa più difficile e, allo stesso tempo, più necessaria. Il potere può condizionare le testimonianze, orientare le decisioni e rendere scomoda ogni domanda che metta in discussione l'ordine costituito. Ma un'indagine autentica richiede indipendenza di giudizio, pazienza e capacità di non fermarsi alle apparenze. Il lettore di un giallo conosce bene questa sensazione: ogni risposta apre una possibilità, ogni certezza può incrinarsi. La verità non è sempre la strada più semplice da percorrere, ma rinunciarvi significa lasciare che siano altri a decidere ciò che dobbiamo credere.
D. Per concludere, quale motivo dovrebbe spingere un lettore ad aprire Il canto del corvo? E quale domanda vorrebbe lasciargli dentro, una volta arrivato all'ultima pagina?
R. Un romanzo dovrebbe offrire una storia capace di coinvolgere, ma anche lasciare qualcosa che continui a vivere nella mente del lettore dopo la conclusione. Il mistero invita a cercare risposte, mentre la Storia ci ricorda che nessuna vicenda nasce nel vuoto: dietro ogni scelta esistono motivazioni, conseguenze e responsabilità. Mi piace pensare che, chiudendo un libro, il lettore possa portare con sé una domanda nuova, magari una domanda che prima non aveva mai avuto il coraggio di formulare. Perché la lettura più intensa non termina necessariamente con l'ultima pagina: a volte è proprio lì che comincia il dialogo più importante, quello con noi stessi.
E se il canto del corvo non fosse soltanto un presagio, ma un avvertimento? Se dietro ogni segreto si nascondesse una verità che qualcuno è disposto a tutto pur di proteggere? È questa la suggestione che accompagna il lettore verso Il canto del corvo, invitandolo a entrare nelle ombre della Venezia settecentesca e a scoprire quanto possa essere sottile il confine tra ciò che appare e ciò che è reale.
Un romanzo da scegliere per chi ama il giallo storico, gli enigmi e le storie che continuano a porre domande anche dopo l'ultima pagina.


