Movimento 17 ottobre, individuato il presunto ideatore della pagina Instagram: è indagato per istigazione a delinquere


Il trentenne, giornalista freelance e ricercatore tirocinante all’Ispi, è stato accompagnato in questura a Milano. Perquisizioni anche nel Bresciano e nell’hinterland milanese, mentre proseguono le indagini sui disordini delle scorse settimane.

La Polizia avrebbe individuato il presunto ideatore e creatore della pagina Instagram «Movimento 17 ottobre», attraverso la quale sono state promosse manifestazioni contro il caro vita in diverse città del Nord Italia. Si tratta di un trentenne italiano di seconda generazione, di origini marocchine, formalmente residente in provincia di Brescia e accompagnato in questura a Milano per essere interrogato. L’uomo risulta indagato per istigazione a delinquere.

Chi è il presunto ideatore del movimento

Il trentenne è un giornalista freelance, politologo e studioso, con un percorso accademico che comprende studi di geopolitica e un dottorato di ricerca. Ha collaborato anche con testate giornalistiche come Il Fatto Quotidiano e risulta ricercatore tirocinante presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale.

Secondo il profilo pubblicato sul sito dell’Ispi, i suoi interessi di ricerca riguardano l’Islam politico, i movimenti politici islamici e il rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano. Durante il percorso universitario si è occupato delle relazioni tra le ideologie politiche islamiche del Novecento e le prime esperienze politiche dell’Islam, dedicando la tesi magistrale ai movimenti islamici in Marocco e ai loro rapporti con il potere monarchico.

Il ricercatore è inoltre bilingue in italiano e arabo e parla fluentemente inglese e spagnolo.

Le analisi sulle proteste in Marocco

Lo scorso settembre, sul proprio profilo Facebook, il trentenne aveva commentato le proteste dei giovani in Marocco, soffermandosi sulle ragioni del loro fallimento.

Nel suo intervento, Siher sosteneva che le criticità legate all’istruzione e alla sanità emerse durante le proteste della cosiddetta Generazione Z non rappresentassero il problema di fondo, ma fossero piuttosto il sintomo di una crisi più profonda del sistema politico ed economico.

Secondo la sua analisi, il nodo centrale sarebbe rappresentato dalla concentrazione del potere e delle risorse nelle mani di una ristretta élite politica ed economica. Il ricercatore aveva inoltre richiamato l’attenzione sulla corruzione sistemica e sul ruolo della monarchia, interrogandosi sui vantaggi che il sovrano potrebbe trarre dal mantenimento dell’attuale assetto.

Le perquisizioni tra Milano e Brescia

Parallelamente agli accertamenti sul presunto amministratore della pagina Instagram, sarebbero in corso ulteriori attività investigative. Secondo quanto appreso, gli agenti starebbero perquisendo anche l’appartamento di un’amica del trentenne, situato alla periferia di Milano.

In mattinata, gli investigatori della Digos di Brescia avrebbero inoltre perquisito un’abitazione tra Mazzano e Gavardo, dove vive ancora la famiglia dell’uomo. Nel corso dell’attività sarebbe stato rinvenuto materiale informativo ritenuto utile alle indagini.

Le operazioni si inseriscono in un più ampio quadro investigativo relativo ai disordini verificatisi durante il fine settimana precedente. Nelle ultime ore sarebbero state eseguite oltre 150 perquisizioni tra Milano, Monza e altre venti città, soprattutto in Lombardia.

Gli accertamenti sarebbero partiti anche dall’analisi di una chat sospetta individuata dalla Questura di Monza sul telefono di uno dei giovani coinvolti negli scontri avvenuti a Milano lo scorso fine settimana. Tra le persone sottoposte a perquisizione, secondo quanto riferito da fonti legali, figurerebbero studenti universitari e liceali, spesso minorenni e incensurati.

Le indagini sono in corso per chiarire le responsabilità individuali e ricostruire l’eventuale collegamento tra l’attività sui social e gli episodi di violenza. La posizione del trentenne resta quella di indagato: le accuse dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

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