Il 30enne, amministratore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre”, era detenuto a San Vittore dopo l’arresto seguito ai disordini di metà ottobre. Resta indagato, ma il giudice non ha disposto misure cautelari.
MILANO – Youssef Siher, attivista pro-Palestina e amministratore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre”, è tornato in libertà dopo essere stato detenuto nel carcere di San Vittore da sabato 24 ottobre. La gip Tiziana Landoni ha disposto la non convalida del fermo del ricercatore 30enne, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sui disordini avvenuti a Milano a metà ottobre.
Il provvedimento non prevede misure restrittive alternative. Siher, cittadino italiano di seconda generazione, cresciuto in una famiglia di origine marocchina e residente nel Bresciano, durante l’interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere.
La Procura di Milano aveva chiesto che rimanesse in carcere. I suoi avvocati, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, avevano invece contestato le accuse e chiesto il ritorno alla piena libertà.
Le motivazioni del gip
Nell’ordinanza di 37 pagine, la giudice ha esaminato i contenuti pubblicati da Siher sui canali social e su Telegram. Secondo quanto riportato nel provvedimento, in un post del 23 ottobre l’attivista avrebbe invitato gli utenti alla responsabilità individuale e collettiva, auspicando la creazione di un movimento dal basso.
La gip rileva inoltre che, nei post e nei comunicati esaminati, non sarebbero stati prospettati ricorsi ad azioni violente né evocati i disordini del 17 e 18 ottobre a Milano.
Gli avvocati avevano sostenuto che non vi fossero condotte istigatorie alle violenze e contestato le imputazioni sotto il profilo giuridico, rivendicando la legittimità dell’attività svolta dal loro assistito.
Le accuse e l’inchiesta
Siher resta indagato a piede libero per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e per violenza organizzata in manifestazioni pubbliche. La Procura contesta le modalità di gestione della pagina “Movimento 17 ottobre”, nata dopo gli scontri, e la diffusione online di messaggi e convocazioni che, secondo l’accusa, avrebbero promosso una strategia rivoluzionaria e insurrezionale.
Tra le contestazioni figura anche quella relativa alla violenza organizzata, fattispecie introdotta dal recente decreto sicurezza e richiamata dagli inquirenti in relazione al presunto seguito violento degli appelli diffusi online.
Anche la moglie di Siher, Sagia Hammoud, 32 anni, attivista pro-Palestina e mediatrice interculturale, risulta indagata a piede libero nell’ambito della stessa inchiesta. Secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe gestito insieme al marito i canali social e le chat Telegram del movimento.
Chi è Youssef Siher
Italiano di seconda generazione, nato e cresciuto in Italia da genitori di origine marocchina, Siher ha studiato Comunicazione e conseguito un master all’Università Statale di Milano. Lavora come giornalista freelance e ricercatore, con una specializzazione in geopolitica e politica internazionale del Medio Oriente.
La scarcerazione e la mancata convalida del fermo non chiudono l’inchiesta: le contestazioni a suo carico restano oggetto di accertamento e dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento.
