ROMA, 22 SETTEMBRE 2026 – «Quando il presidente della Repubblica era ministro dell'Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti». Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite di “Cinque minuti” e “Porta a porta” da Bruno Vespa, intervenendo sul provvedimento del governo che prevede un tetto del 30% per gli studenti stranieri che non parlano italiano nelle classi.
Meloni ha collegato la misura alle recenti parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sostenendo di non interpretarle come una contestazione dell'iniziativa del governo. «Non credo che il Presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto: ho letto questa interpretazione prevalente usata per contestare l'iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così, perché il presidente della Repubblica dice che la scuola deve superare i ghetti, non creare ghetti», ha affermato la premier. L'obiettivo, secondo Meloni, sarebbe quindi quello di creare «classi più equilibrate».
La presidente del Consiglio ha parlato anche delle norme sul burqa a scuola, definendole «di buonsenso» e sostenendo che possano avere anche una finalità di sicurezza. «Devo segnalare a chi oggi si sta stracciando le vesti che provvedimenti simili esistono anche in Paesi a maggioranza islamica», ha aggiunto, precisando che a suo giudizio la misura «non ha a che fare con la discriminazione».
Le dichiarazioni hanno suscitato la reazione delle opposizioni. La segretaria del Pd Elly Schlein ha replicato: «Tirare per la giacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cercando di trascinarlo, come ha fatto Giorgia Meloni, sulla polemica strumentale del giorno è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato. Una cosa di cui l'Italia non ha assolutamente bisogno».
Critico anche il capogruppo del M5S al Senato Luca Pirondini: «O Giorgia Meloni non ha capito le parole di Sergio Mattarella sulla sua proposta sconclusionata e inattuabile del tetto agli stranieri nelle scuole, oppure sta manipolando a suo favore le parole del Presidente della Repubblica. In entrambi i casi siamo davanti a una Presidente del Consiglio fuori controllo che non si fa scrupolo di fare propaganda sulla pelle della scuola pubblica e attaccare il Quirinale con una sola mossa».
Sul fronte economico, Meloni ha commentato anche il mancato raggiungimento dell'obiettivo di uscire anticipatamente dalla procedura per deficit eccessivo. «Sono dispiaciuta per la mancata uscita dalla procedura d’infrazione», ha detto, ricordando il percorso di riduzione del deficit «dall'8,1 al 3,08». Secondo la premier, il dato appena superiore al 3% non consente l'uscita anticipata, ma «andremo avanti per quella che era la tabella di marcia».
Meloni ha quindi espresso perplessità sulle revisioni delle stime di crescita. «Nella stessa giornata in cui l'Istat dice che siamo a 3,08 dice anche che rivede le stime della crescita del 2024», ha osservato, aggiungendo di non sapere «se l'Istat sottostima gli italiani o il governo» e auspicando che analoghe revisioni non si verifichino in futuro.
La premier ha poi indicato alcuni dei problemi strutturali che, a suo giudizio, frenano la crescita italiana: la bassa produttività, la struttura del tessuto produttivo, gli investimenti insufficienti in innovazione e capitale umano e il costo dell'energia. Meloni ha ricordato inoltre che negli ultimi quattro anni sarebbero stati spesi complessivamente 60 miliardi di euro per contenere il costo delle bollette per famiglie e imprese.
Infine, un passaggio sulla legge elettorale. Meloni ha sostenuto che la possibilità per gli elettori di scegliere i parlamentari attraverso le preferenze rappresenti un elemento positivo e ha collegato il futuro della legislatura al rapporto di fiducia tra governo e Parlamento. «Se non c'è la fiducia del governo penso che ne dovremo prendere atto», ha dichiarato. Sulla possibilità di elezioni in primavera ha poi ironizzato: «Tutti dicono che si vota a primavera perché non vedono l'ora di levarci dalle scatole, presumo, ma lo dicono dall'inizio».