Roma - L’Aula del Senato ha dato il via libera al testo della nuova legge elettorale con 113 voti favorevoli e 71 contrari. Il provvedimento dovrà ora tornare alla Camera per la terza lettura, necessaria per confermare le modifiche introdotte a Palazzo Madama.
Tra le novità emerse durante l’esame al Senato ci sono il sistema delle preferenze con capilista bloccati, la revisione delle norme sulla raccolta delle firme, una modifica dei confini dei collegi nella provincia di Bolzano e l’estensione del voto fuorisede anche ai caregiver.
Poco prima del voto finale si è registrata la protesta delle opposizioni. Dopo la dichiarazione di voto di Fratelli d’Italia, alcuni senatori hanno mostrato in Aula cartelli gialli e rossi con la scritta «No alla legge truffa».
Le opposizioni: «Voteremo contro»
Duramente critico Carlo Calenda, leader di Azione, che ha annunciato il voto contrario. Secondo Calenda, il provvedimento non affronta il problema della stabilità, ma rischia di alimentare ancora lo scontro politico e il bipolarismo che, a suo giudizio, caratterizza il sistema italiano da decenni.
Contraria anche Italia Viva. Matteo Renzi ha sostenuto che la maggioranza stia modificando la legge elettorale non tanto per garantire maggiore stabilità, quanto perché teme di poter perdere le prossime elezioni.
La maggioranza: «Chi vince governa»
Dalla maggioranza è arrivata invece la difesa della riforma. La senatrice Maria Stella Gelmini ha respinto le accuse secondo cui il centrodestra intenderebbe limitare la democrazia, sostenendo che il principio alla base della nuova legge sia quello secondo cui «chi vince governa».
Gelmini ha sottolineato inoltre che la riforma non garantirebbe automaticamente la vittoria del centrodestra, ma consentirebbe di formare il governo sulla base del voto degli italiani.
Boccia: «Che idea di democrazia è?»
Il Partito democratico ha contestato soprattutto il meccanismo del premio di maggioranza. Il capogruppo al Senato Francesco Boccia ha criticato la possibilità che il 42% dei voti possa far scattare un premio fino a 70 deputati e 35 senatori, ponendo interrogativi sugli equilibri istituzionali.
Anche Peppe De Cristofaro, di Avs, ha attaccato il provvedimento, sostenendo che la crescita di consenso di forze come quella guidata da Roberto Vannacci potrebbe rendere la legge meno favorevole alla maggioranza di quanto previsto.
Ora la partita si sposta alla Camera, dove il testo dovrà essere nuovamente esaminato e approvato per arrivare al via libera definitivo.