Garlasco, archiviata l’accusa di corruzione per Venditti: la difesa di Sempio esulta


Pavia - «Credo di potere dire che si è segnato un punto a favore della difesa Sempio». Lo afferma l’avvocato Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, commentando l’archiviazione dell’inchiesta a carico dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, scagionato a Brescia dall’accusa di essersi fatto corrompere per favorire Sempio, oggi indagato nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.

«L’archiviazione di ogni accusa mossa nei confronti del dottor Venditti viene accolta con soddisfazione da noi componenti del team difensivo di Andrea Sempio – spiega Cataliotti -. Il dottor Venditti condusse in prima persona ogni singolo atto dell’indagine, ogni singola audizione delle persone informate sui fatti e persino del professor De Stefano che fu perito del processo Stasi. Salvo la trascrizione delle intercettazioni, ogni atto reca la sua firma ed ha la sua paternità».

Secondo il legale, l’archiviazione dell’allora procuratore aggiunto e della pm Pezzino, poi disposta da un altro magistrato, il gip Lambertucci, confermerebbe la correttezza dell’operato di Venditti. «Oggi abbiamo la riprova che non si può» ritenere che quell’archiviazione non fosse fondata, conclude Cataliotti, augurando a Venditti che possa recuperare pienamente la reputazione compromessa dalle accuse.

L’archiviazione

Per il gip di Brescia non sono emersi elementi sufficienti a sostenere l’accusa di corruzione nei confronti di Mario Venditti. Nelle 15 pagine del provvedimento si sottolinea che le indagini, «pur ampie, non hanno restituito alcuna traccia di un accordo corruttivo riconducibile al magistrato».

Gli accertamenti bancari non avrebbero individuato «alcun accredito, versamento o disponibilità anomala» collegabile ai prelievi della famiglia Sempio. Inoltre, non sarebbe emerso «alcun contatto, telefonico, telematico o personale» tra Venditti e i Sempio o i loro difensori al di fuori delle sedi istituzionali.

Restano i dubbi sui soldi

L’archiviazione non chiude però tutti gli interrogativi sulla destinazione del denaro. Lo stesso gip precisa che «ciò non significa che ogni ombra sia stata dissolta».

I difensori hanno indicato compensi per 45mila euro, mentre la contabilità familiare avrebbe attribuito circa 46mila euro agli avvocati. I genitori di Andrea Sempio avrebbero invece parlato di somme fino a 60mila euro. Secondo il giudice, è proprio nello scarto tra queste cifre e nelle diverse versioni fornite dai legali che «risiede il residuo dubbio sulla destinazione del denaro».

Un’incertezza che, in assenza di elementi che dimostrino che il denaro sia arrivato a Venditti, «non equivale alla prova di quell’arrivo».

L’inchiesta e i “pizzini”

A dare impulso all’inchiesta erano stati soprattutto alcuni appunti sequestrati nell’abitazione della famiglia Sempio. In uno di questi, Giuseppe Sempio, padre di Andrea, aveva scritto: «Venditti Gip archivia x 20, 30 € euro».

L’uomo aveva riconosciuto di essere l’autore dell’annotazione, spiegando però che la cifra si riferiva a una previsione delle spese legali.

Il gip di Brescia ha osservato inoltre che l’errore contenuto nel “pizzino”, dove Venditti viene indicato come gip, evidenzierebbe «una conoscenza approssimativa e di seconda mano dei ruoli processuali», elemento ritenuto difficilmente conciliabile con un rapporto corruttivo diretto. Gli appunti sono stati quindi ritenuti la «verosimile trascrizione di un colloquio con i difensori», con la cifra inserita nel contesto delle spese legali.

Restano tuttavia le anomalie relative all’inchiesta del 2017, tra intercettazioni trascritte in modo incompleto, contatti ritenuti irrituali con Sempio e omissioni sui tabulati. Secondo il gip, queste circostanze «si collocano, nella loro quasi totalità, a un livello diverso» rispetto a Venditti e riguardano appartenenti alla polizia giudiziaria.

Il giudice ha indicato anche «ragionevoli ricostruzioni alternative», tra cui un eventuale «accordo collocato al livello della polizia giudiziaria operante» oppure un «millantato credito consumato ai danni degli stessi Sempio». Ipotesi che non coinvolgono Venditti e che dovranno eventualmente essere valutate in altra sede.

Gli altri filoni dell’indagine

Archiviata la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia nel procedimento bresciano, Venditti resta comunque indagato nel filone del cosiddetto “sistema Pavia”, relativo all’utilizzo di auto a noleggio quando era ai vertici della Procura pavese.

Gli approfondimenti residui riguardano invece Giuseppe Sempio, padre di Andrea, che resta indagato, e gli eventuali altri soggetti coinvolti nella vicenda. Gli atti sono stati trasmessi dai pm di Brescia alla Procura di Pavia, che dovrà verificare se una parte del denaro abbia avuto una destinazione diversa dalle spese legali e, soprattutto, chi possa averlo incassato.

Anche l’avvocato Domenico Aiello, legale di Venditti, ha commentato l’archiviazione, parlando di una «pagina triste, indecorosa» e sostenendo che il suo assistito sia stato destinatario di «ingiuste accuse». Aiello ha inoltre criticato la gestione mediatica della vicenda e concluso sottolineando che il provvedimento di archiviazione non può cancellare le conseguenze personali e professionali subite dall’ex procuratore aggiunto.

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