Sundas sfida il calcio degli osservatori: «Dire che un giocatore è forte non basta più»

Il procuratore sportivo lancia il suo Principio di Valorizzazione: l'intuizione dello scout resta centrale, ma deve confrontarsi con dati e prestazioni misurabili

Il fiuto dell'osservatore contro l'algoritmo? Per Alessio Sundas è una contrapposizione sbagliata. Il futuro del calcio, secondo il procuratore sportivo italiano, nascerà proprio dall'incontro tra le due dimensioni.

È su questa convinzione che Sundas costruisce il suo Principio di Valorizzazione, un modello pensato per affiancare alla valutazione tradizionale strumenti di analisi delle performance.

«Lo scout continuerà ad avere un ruolo fondamentale. Ma nel calcio di oggi non possiamo limitarci a dire: “Questo giocatore secondo me è forte”».

Una carta d'identità della performance

La domanda diventa quindi: perché quel giocatore è forte?

Quali sono i suoi fondamentali migliori? Dove presenta delle carenze? Quanto è migliorato dopo un determinato programma di allenamento?

Sono questi gli interrogativi ai quali Sundas vuole rispondere attraverso dati e parametri confrontabili.

«Dobbiamo passare dal “secondo me” al “dimostramelo”», sintetizza il manager.

Il sistema Algorithm.Soccer

Il progetto passa attraverso Algorithm.Soccer e la relativa ASM Measurement Unit, concepita come unità proprietaria per la misurazione di indicatori tecnici, atletici e tattici.

Il punteggio, tuttavia, non rappresenta il vero obiettivo.

Ciò che interessa è utilizzare i risultati per programmare il lavoro successivo e verificare nel tempo l'evoluzione dell'atleta.

Un mercato senza confini

La stessa logica viene applicata da Sundas a un mercato calcistico che non ha più confini esclusivamente nazionali.

Europa, Stati Uniti, Asia e Medio Oriente rappresentano realtà nelle quali giocatori e professionisti possono essere chiamati a dimostrare le proprie capacità.

Il principio viene infatti esteso anche ad allenatori, preparatori atletici e altri operatori dello sport.

«Valorizzare non significa inventare un campione. Significa portare una persona al massimo delle proprie possibilità».

Per Sundas, dunque, il calcio del futuro non cancellerà l'intuito. Gli chiederà però sempre più spesso di confrontarsi con i numeri.

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