Foggia, 23 agosto 2026 – È stato trovato morto nel bagagliaio della sua automobile Sadam Houssain, cittadino pachistano di 32 anni scomparso dallo scorso 4 agosto. Il corpo è stato rinvenuto nel pomeriggio di ieri, a pochi chilometri dal ghetto di Borgo Mezzanone, a una decina di chilometri da Foggia, dove il giovane viveva.
Il cadavere era in avanzato stato di decomposizione. Una circostanza che potrebbe indicare che la morte risalga ai giorni immediatamente successivi alla scomparsa, ma saranno gli accertamenti medico-legali e soprattutto l’autopsia a stabilire con precisione quando e come sia deceduto.
Al momento non viene esclusa l’ipotesi dell’omicidio. Sul caso sono in corso le indagini dei carabinieri, chiamati a ricostruire le ultime ore di vita del 32enne e a individuare eventuali responsabilità.
L’allarme e il ritrovamento
A quanto si apprende, sarebbero stati alcuni cittadini a notare l’automobile di Sadam e ad allertare i carabinieri. I militari sono intervenuti sul posto e hanno effettuato il ritrovamento del corpo, facendo scattare immediatamente gli accertamenti.
La notizia è stata diffusa dal sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, che ha espresso il cordoglio della comunità e chiesto che venga fatta piena luce sulla vicenda.
«La morte di Sadam, in attesa che gli investigatori facciano luce su cause e responsabili, chiede giustizia, cerca verità», ha dichiarato il primo cittadino.
Il bracciante arrivato in Italia per aiutare la famiglia
La Marca ha ricordato anche la storia personale del giovane, arrivato in Italia alla ricerca di migliori condizioni di vita e impiegato come bracciante nelle campagne del Foggiano.
«Era uno dei tanti braccianti impegnati nelle nostre campagne, che lavorano per pochi euro nella raccolta dei nostri prodotti agricoli», ha spiegato il sindaco, ricordando come Sadam fosse arrivato in Italia «inseguendo un sogno, con la speranza di migliorare le condizioni della sua vita e della sua famiglia».
Secondo quanto riferito dal sindaco, il 32enne aveva un debito da restituire ai familiari, che avevano raccolto il denaro necessario per consentirgli di affrontare il viaggio verso l’Italia. Un percorso lungo e difficile, durato diversi mesi.
Sadam era titolare di un permesso di soggiorno per protezione speciale e, secondo la ricostruzione di La Marca, aveva accettato condizioni di vita estremamente difficili pur di riuscire a lavorare e risanare il proprio debito.
«Aveva accettato di tutto pur di risanare il proprio debito: anche di vivere in quella baraccopoli, che è diventata la sua prigione e poi la sua tomba», ha concluso il sindaco.
Ora saranno le indagini a dover chiarire cosa sia accaduto al giovane pachistano, chi abbia utilizzato la sua automobile dopo la scomparsa e soprattutto se dietro la sua morte vi sia un delitto. Gli investigatori stanno raccogliendo elementi e testimonianze in attesa degli esiti dell’autopsia.
Il cadavere era in avanzato stato di decomposizione. Una circostanza che potrebbe indicare che la morte risalga ai giorni immediatamente successivi alla scomparsa, ma saranno gli accertamenti medico-legali e soprattutto l’autopsia a stabilire con precisione quando e come sia deceduto.
Al momento non viene esclusa l’ipotesi dell’omicidio. Sul caso sono in corso le indagini dei carabinieri, chiamati a ricostruire le ultime ore di vita del 32enne e a individuare eventuali responsabilità.
L’allarme e il ritrovamento
A quanto si apprende, sarebbero stati alcuni cittadini a notare l’automobile di Sadam e ad allertare i carabinieri. I militari sono intervenuti sul posto e hanno effettuato il ritrovamento del corpo, facendo scattare immediatamente gli accertamenti.
La notizia è stata diffusa dal sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, che ha espresso il cordoglio della comunità e chiesto che venga fatta piena luce sulla vicenda.
«La morte di Sadam, in attesa che gli investigatori facciano luce su cause e responsabili, chiede giustizia, cerca verità», ha dichiarato il primo cittadino.
Il bracciante arrivato in Italia per aiutare la famiglia
La Marca ha ricordato anche la storia personale del giovane, arrivato in Italia alla ricerca di migliori condizioni di vita e impiegato come bracciante nelle campagne del Foggiano.
«Era uno dei tanti braccianti impegnati nelle nostre campagne, che lavorano per pochi euro nella raccolta dei nostri prodotti agricoli», ha spiegato il sindaco, ricordando come Sadam fosse arrivato in Italia «inseguendo un sogno, con la speranza di migliorare le condizioni della sua vita e della sua famiglia».
Secondo quanto riferito dal sindaco, il 32enne aveva un debito da restituire ai familiari, che avevano raccolto il denaro necessario per consentirgli di affrontare il viaggio verso l’Italia. Un percorso lungo e difficile, durato diversi mesi.
Sadam era titolare di un permesso di soggiorno per protezione speciale e, secondo la ricostruzione di La Marca, aveva accettato condizioni di vita estremamente difficili pur di riuscire a lavorare e risanare il proprio debito.
«Aveva accettato di tutto pur di risanare il proprio debito: anche di vivere in quella baraccopoli, che è diventata la sua prigione e poi la sua tomba», ha concluso il sindaco.
Ora saranno le indagini a dover chiarire cosa sia accaduto al giovane pachistano, chi abbia utilizzato la sua automobile dopo la scomparsa e soprattutto se dietro la sua morte vi sia un delitto. Gli investigatori stanno raccogliendo elementi e testimonianze in attesa degli esiti dell’autopsia.
