Camera nega l’acquisizione delle chat di Delmastro: scontro in Aula tra maggioranza e opposizioni


ROMA
– La Camera dei deputati ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione ad acquisire le chat tra il deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e l’imprenditore romano Mauro Caroccia, già coinvolto in un’inchiesta antimafia sul clan camorristico Senese nella Capitale.

La votazione, svolta a scrutinio segreto, si è conclusa con 206 voti favorevoli al diniego e 133 contrari.

Proteste in Aula e seduta sospesa

Dopo il voto, i deputati del Movimento 5 Stelle sono scesi dai propri banchi mostrando i cellulari con la scritta della campagna #fuorilechat, contestando la decisione della maggioranza.

Il gesto ha provocato forti proteste e tensioni in Aula, con urla e cori tra i gruppi parlamentari. La presidenza della Camera ha quindi disposto la sospensione della seduta.

In precedenza anche i deputati di Alleanza Verdi e Sinistra avevano inscenato una protesta simbolica presentandosi con gli occhi bendati.

Il caso delle conversazioni

Secondo la Procura di Roma, le chat potrebbero contenere elementi ritenuti utili nell’ambito dell’indagine sul ristorante “La Bisteccheria d’Italia”, attività della quale Delmastro era stato socio e che risultava intestata alla figlia 19enne di Caroccia.

La vicenda aveva generato un forte dibattito politico nei mesi scorsi, tanto da spingere la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a chiedere le dimissioni di Delmastro, pur non essendo quest’ultimo indagato.

Per acquisire materiale relativo a un parlamentare, però, la magistratura deve ottenere l’autorizzazione della Camera di appartenenza.

La difesa della maggioranza: “Nessuno stop alle indagini”

Il relatore della maggioranza in Giunta per le Autorizzazioni, Pietro Pittalis, ha sostenuto che il diniego non impedirebbe alla magistratura di proseguire gli accertamenti.

Secondo Pittalis, sostenere che la decisione rappresenti uno “scudo” per ostacolare il lavoro dei giudici sarebbe un argomento «inconsistente e pericoloso».

Il parlamentare ha richiamato l’articolo 68 della Costituzione, che disciplina le garanzie dei membri del Parlamento e prevede l’autorizzazione della Camera di appartenenza per intercettazioni e sequestri di corrispondenza.

Conte: “Uno scudo per gli amici di partito”

Durissima la reazione delle opposizioni. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha accusato la maggioranza di utilizzare le prerogative parlamentari per proteggere esponenti politici.

«Qui oggi parliamo di uno scudo: contro il carovita, il calo degli stipendi, il crollo della produzione industriale? No, uno scudo per gli amici di partito», ha dichiarato Conte in Aula.

Nordio: “Serve un sistema più equilibrato sulle intercettazioni”

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha espresso soddisfazione per il voto della Camera.

Secondo il Guardasigilli, la richiesta della Procura sarebbe stata troppo ampia perché riguardava «le intere comunicazioni di un parlamentare».

Nordio ha però sottolineato la necessità di trovare un equilibrio nell’utilizzo delle intercettazioni: «Quando si sequestrano i telefonini delle persone si sequestra la loro intera vita», ha spiegato, evidenziando il rischio che informazioni non pertinenti alle indagini possano finire sui media.

«Dobbiamo trovare un sistema – ha aggiunto – che consenta di utilizzare le intercettazioni indispensabili per alcuni reati, isolando tutto ciò che non riguarda le indagini». 

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