Vance in Svizzera per i negoziati con l’Iran: sul tavolo nucleare e tregua in Libano


Beirut, Libano - Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance è arrivato in Svizzera per l’avvio ufficiale dei negoziati con i rappresentanti iraniani, con l’obiettivo di trovare un’intesa sul programma nucleare di Teheran e consolidare il fragile accordo provvisorio per porre fine al conflitto in Iran.

Prima della partenza, Vance aveva dichiarato di poter rimanere nel Paese soltanto uno o due giorni, auspicando comunque progressi sui principali dossier sul tavolo: il contenimento delle attività nucleari iraniane e il rafforzamento della tregua in Libano.

La situazione resta però estremamente delicata. Teheran ha annunciato la chiusura della navigazione nello Stretto di Hormuz dopo aver accusato l’esercito israeliano di aver violato il memorandum d’intesa Iran-Usa con una serie di raid nella regione di Nabatieh, nel sud del Libano, che avrebbero provocato numerose vittime.

Mohammad Mokhbar, consigliere e assistente della Guida Suprema iraniana, ha lanciato un avvertimento a Washington, sottolineando che l’Iran non accetterà un accordo considerato soltanto formale: «Se resterà tale, anche il flusso di energia in Medio Oriente si fermerà», avrebbe dichiarato.

Ai colloqui la delegazione iraniana sarà rappresentata dal capo negoziatore Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Le trattative si concentreranno sui limiti al programma nucleare di Teheran e sulle condizioni necessarie per mantenere in vita gli accordi di cessate il fuoco nella regione.

Raid in Libano nonostante la tregua

Intanto proseguono le operazioni militari in Libano, nonostante il cessate il fuoco. Secondo quanto riferito dall’agenzia nazionale di stampa libanese Nna, che cita il ministero della Sanità di Beirut, almeno sette persone sono rimaste uccise in nuovi raid israeliani nella Bekaa occidentale e nell’area di Tiro, nel sud del Paese.

Sul fronte politico israeliano, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha dichiarato che Israele è pronto a mantenere una presenza in Libano per anni, alimentando ulteriormente le tensioni sul futuro della regione.

La diplomazia internazionale resta dunque impegnata nel tentativo di evitare una nuova escalation, mentre sul terreno continuano gli scontri e aumentano le pressioni per una soluzione stabile.

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