Gianni Alemanno lascia Rebibbia dopo quasi 18 mesi: “Un pezzo del mio cuore resta tra le mura del carcere”


L’ex sindaco di Roma accolto all’uscita dal coro dei sostenitori. “Sono innocente, ma questa è la giustizia italiana”

Dopo un anno, cinque mesi e 24 giorni di detenzione, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno ha lasciato il carcere di Rebibbia. Ad attenderlo all’esterno del polo penitenziario alcuni sostenitori che lo hanno accolto intonando il coro: “Uno di noi, Gianni uno di noi”.

A dare l’annuncio della scarcerazione era stato lo stesso Alemanno attraverso i social, spiegando che quella vissuta in carcere è stata «un’esperienza che non doveva mai cominciare», ribadendo la propria posizione di innocenza e contestando la condanna ricevuta per il reato di traffico di influenze, dopo l’abrogazione dell’ipotesi normativa relativa all’abuso d’ufficio.

L’ex primo cittadino della Capitale, alla guida di Roma dal 2008 al 2013, ha dichiarato di avere «molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova», aggiungendo che «così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente».

Dopo l’uscita da Rebibbia, Alemanno ha incontrato il generale Roberto Vannacci, rientrato a Roma da Bruxelles per l’occasione.

Il caso Minetti e le critiche al sistema carcerario

Nel commentare la propria esperienza, Alemanno ha parlato anche del tema delle misure di clemenza e delle difficoltà del sistema penitenziario italiano.

«L’unica vittoria che abbiamo ottenuto è stata la concessione da parte del presidente Mattarella della grazia parziale ad Antonio Russo, il povero vecchietto di 88 anni (e malato) che sta qui dentro da 6 anni», ha affermato, sottolineando però come anche dopo il provvedimento siano emerse difficoltà burocratiche che ne avrebbero rallentato gli effetti.

L’ex sindaco ha poi fatto riferimento al caso di Nicole Minetti, affermando che «non tutti sono così fortunati da ricevere la grazia prima di entrare in carcere».

“Uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea”

Alemanno ha raccontato il momento dell’uscita da Rebibbia come una separazione difficile: «Mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze».

L’ex sindaco ha quindi auspicato un confronto con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, per discutere delle condizioni delle carceri italiane e dell’efficacia dei provvedimenti in discussione in Parlamento.

“Sicurezza dei cittadini e dignità dei detenuti non sono in contrasto”

Nel suo intervento Alemanno ha ribadito che, a suo giudizio, non esiste contraddizione tra la tutela della sicurezza pubblica e la necessità di un sistema penitenziario rispettoso della dignità delle persone.

«Non c’è nessuna contraddizione tra la difesa intransigente della sicurezza dei cittadini e la necessità di costruire un sistema penitenziario che rispetti la dignità delle persone e promuova la loro capacità di riabilitarsi», ha dichiarato.

Secondo l’ex primo cittadino, senza carceri adeguate «è assolutamente impossibile difendere il cittadino contro l’aumento della criminalità».

A conclusione del suo messaggio, Alemanno ha affidato ai social una riflessione sul periodo trascorso a Rebibbia: «Un pezzo del mio cuore rimane tra qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo».

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