Roma - È in corso una vasta operazione di ricerca in tutta Italia per rintracciare Shahadat Hossain, il 43enne bengalese ritenuto il principale sospettato della strage avvenuta venerdì sera in un appartamento alla periferia di Roma, dove una famiglia è stata sterminata a colpi di mannaia.
Gli investigatori della Squadra mobile hanno identificato l’uomo e hanno avviato controlli a tappeto con posti di blocco sulle strade, verifiche nelle stazioni ferroviarie, nei terminal degli autobus diretti all’estero, negli aeroporti e alle frontiere.
Le forze dell’ordine stanno distribuendo la fotografia del sospettato e raccogliendo segnalazioni provenienti da diverse città. Una di queste aveva fatto scattare un intervento alla stazione ferroviaria di Bologna, dove sabato pomeriggio un treno è stato controllato dopo una possibile segnalazione, poi rivelatasi un falso allarme.
Gli investigatori stanno ricostruendo gli spostamenti dell’uomo e ascoltando persone che lo conoscevano. L’ipotesi prevalente è che possa non essersi allontanato dalla Capitale, ma non viene esclusa la possibilità che tenti di raggiungere la moglie e i figli che vivono a Londra. Per questo motivo i controlli sono stati estesi anche alle zone di confine.
Hossain, che nel maggio dello scorso anno aveva presentato richiesta di permesso di soggiorno alla Questura di Frosinone, potrebbe aver cercato un luogo isolato dove nascondersi o organizzare la fuga. Gli investigatori stanno verificando anche casolari abbandonati e aree periferiche.
Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche quella di un possibile gesto estremo. Il cellulare dell’uomo avrebbe agganciato per l’ultima volta una cella telefonica nella notte tra venerdì e sabato, in una zona non distante da Casalotti, quartiere dove è avvenuto il triplice omicidio. Da allora non ci sarebbero più tracce del dispositivo.
Intanto resta ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli il figlio ventenne delle vittime, unico sopravvissuto alla strage. Il giovane è stato sottoposto a un intervento neurochirurgico per una frattura cranica con ematoma e la prognosi resta riservata, anche se risulta vigile e orientato.
Le vittime sono il 39enne Kamal Uddin, la moglie Hosne Jahan Momotaj e la figlia di 8 anni Arowa. Le salme sono state affidate alla medicina legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per gli esami autoptici previsti nei prossimi giorni.
Nel quartiere Casalotti cresce intanto il dolore della comunità. Gli abitanti hanno organizzato una fiaccolata in memoria della famiglia, in programma martedì alle 21 in piazza Ormea, per ricordare una famiglia descritta dai residenti come un esempio di integrazione e partecipazione alla vita del quartiere.
