Fabio Gimignani: ''Tra le pagine di “Zibibbo Kid” c'è il Fabio che fino a oggi è rimasto in disparte''


Zibibbo Kid è il nuovo romanzo dello scrittore Fabio Gimignani, un western dell’anima, un viaggio emotivo fatto di ferite, rinascite e seconde possibilità. Una storia per chi ha amato, per chi è caduto, per chi continua a cercare un motivo per credere che, da qualche parte, esista un altro inizio. Ecco cosa ci ha raccontato l'autore. 

Nel libro si percepisce una certa nostalgia per “i tempi passati”: è una malinconia per un’epoca mai vissuta o una metafora del presente?

Entrambe le cose. Se da una parte la curiosità per un luogo senza tempo come la Frontiera mi porterebbe a dire che avrei voluto vederla, dall'altra i fatti di cronaca e l'attualità mi spingono a credere che, in confronto a oggi, il Far West doveva essere un posto relativamente tranquillo. La nostalgia che si percepisce attraverso le pagine di “Zibibbo Kid” non è tanto per i tempi passati, quanto per tutto quel bagaglio di valori e sentimenti che abbiamo progressivamente abbandonato insieme all'innocenza. Anche il protagonista del romanzo abbandono la propria innocenza, ma lo fa senza rinnegare se stesso, e alla fine più che una metamorfosi possiamo parlare di catrsi. Ma attenzione: nonostante concetti così pomposi, nel libro si ride dalla prima all'ultima pagina... magari lasciandosi sfuggire una lacrima di tanto in tanto.

Come definiresti questo nuovo libro?

Il mio Romanzo di Formazione. E considerando che è il tredicesimo che scrivo, mi rendo conto di esprimere un paradosso; ma è veramente così Tra le pagine di “Zibibbo Kid” c'è davvero il Fabio che fino a oggi è rimasto in disparte a sbirciare da dietro le parole. Non per nulla il libro è scritto in prima persona, ovvero secondo quell'Io Narrante che è al tempo stesso la bestia nera di ogni scrittore, e il mezzo migliore per rivolgere la telecamera che accompagna il Lettore sia su ciò che accade intorno al protagonista, sia su ciò che gli succede dentro. 

È il giusto compromesso tra “un cazzo di Western” (ecco spiegato il sottotitolo, per chi se lo chiedesse) e un Flusso di Coscienza come raramente mi è capitato di scrivere.

Cosa vorresti che rimanesse al lettore dopo aver letto il libro?

Un sospiro. Un sogno a occhi aperti. E la consapevolezza di aver letto un gran bel libro, unita a quella sensazione di vuoto che ti rimane dentro quando metti giù un romanzo che ti ha davvero tenuto compagnia per seicentotrentadue pagine, senza lasciarti la mano nemmeno per un istante; a volte accarezzandola, a volte rischiando di stritolarla. Vorrei che al lettore rimanessero tutti i sorrisi che le pagine gli hanno regalato, accanto a una nuova chiave per guardarsi dentro e, finalmente, trovare quell'indulgenza che ci rende capaci di perdonarci e perdonare. Perché alla fine il Far West e la Frontiera erano questo: luoghi dell'anima nei quali mettere a nudo sia il meglio che il peggio di noi, e decidere cosa lasciare sulla sabbia e cosa conservare con cura. E, come vedi, la metafora dell'oggi è un'altra volta estremamente realistica.


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