Omicidio Mansouri a Milano: trasferiti quattro poliziotti, Cinturrino in carcere e pentito


Milano – Sono stati trasferiti ad incarichi non operativi i quattro agenti della Polizia di Stato indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, avvenuto il 26 gennaio scorso nel “boschetto” di Rogoredo. I quattro, in servizio al Commissariato Mecenate, sono stati spostati in sedi diverse dal loro reparto, mentre proseguono le escussioni dei testimoni e le attività preliminari che potrebbero portare già la prossima settimana al primo consiglio di disciplina per l’assistente capo Carmelo Cinturrino, arrestato con l’accusa di omicidio volontario.

Le scuse di Cinturrino

In una lettera consegnata al suo legale, l’avvocato Piero Porciani, Cinturrino scrive:

“Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto. Sono stato sempre onesto e servitore dello Stato. Perdonatemi, pagherò per il mio errore.”

Il poliziotto, 41 anni, si trova ora nel carcere di San Vittore, mentre il difensore ha annunciato che impugnerà la misura cautelare davanti al Tribunale del Riesame, chiedendo i domiciliari.

L’interrogatorio di convalida

Durante l’interrogatorio davanti al gip Domenico Santoro, Cinturrino ha ammesso solo alcuni aspetti già accertati, come l’alterazione della scena del delitto mediante una pistola finta, mentre ha definito intimidatorie e infondate le accuse dei colleghi relative a richieste di soldi e droga ai pusher del bosco di Rogoredo. Secondo il gip, le dichiarazioni di Cinturrino cozzano con le testimonianze degli altri agenti.

La difesa: “un errore, non delinquenza”

L’avvocato Porciani ha spiegato che il suo assistito ha sparato perché spaventato, ribadendo che non ha mai preso denaro da nessuno. Riguardo alla messinscena della pistola, il legale ha precisato che l’arma finta era nello zaino da tempo e che il collega non poteva ignorarne la presenza. Porciani ha inoltre riportato le parole di Cinturrino:

“Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia.”

Il difensore ha aggiunto che Cinturrino e la madre hanno pregato in chiesa anche per la vittima e ha concluso sottolineando:

“Chi sbaglia paga, ma un delinquente non è chi commette un errore umano.”

Le indagini proseguono, mentre il caso continua a scuotere il mondo della Polizia di Stato e l’opinione pubblica milanese.

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