Napoli, bambino di 2 anni riceve un cuore danneggiato: indagini in corso e condizioni critiche


Napoli - Un caso senza precedenti scuote il mondo dei trapianti in Italia: un bambino di due anni affetto da grave cardiopatia dilatativa ha ricevuto un cuore “bruciato” durante il trapianto eseguito il 23 dicembre presso l’Ospedale Monaldi. L’organo, donato da un bambino di 4 anni deceduto in Val Venosta (Bolzano), è stato trasportato utilizzando ghiaccio secco anziché il ghiaccio normale previsto dai protocolli, provocando gravi danni al cuore. Nonostante tutto, il trapianto è stato effettuato perché era l’unica opzione per salvare la vita del piccolo, già in circolazione extracorporea (Cec).

Secondo gli esperti, il cuore artificiale era l’unica strada possibile: il bambino era in condizioni critiche e il proprio cuore era stato probabilmente già rimosso. Il direttore della Cardiochirurgia di Torino, Mauro Rinaldi, ha spiegato che non era possibile reimpiantare il cuore originale, rendendo il trapianto dell’organo danneggiato l’unica opzione salvavita.

Il grande errore, sottolineano gli specialisti, è stato l’utilizzo del ghiaccio secco, non previsto dalle procedure di conservazione degli organi. Anche Bruno Gridelli ha confermato che per il trasporto degli organi si utilizza sempre ghiaccio normale sterile, mentre il ghiaccio secco è destinato solo a campioni di tessuto.

La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo e sei persone, tra medici e paramedici coinvolti nell’espianto e nel trapianto, risultano iscritte nel registro degli indagati con l’ipotesi di lesioni colpose. Le indagini, condotte con il supporto dei Nas di Trento e Napoli, si concentrano sul rispetto dei protocolli di confezionamento e trasporto dell’organo.

Intanto, il bambino rimane in condizioni critiche. È in coma farmacologico, sostenuto da un macchinario Ecmo per la funzione cardiaca e polmonare, mentre gli altri organi stanno progressivamente peggiorando. Gli specialisti del Bambin Gesù hanno valutato che le condizioni del piccolo potrebbero non consentire un nuovo trapianto. Tra le possibili soluzioni allo studio vi è l’uso di un cuore artificiale dell’Ospedale Niguarda per guadagnare tempo in attesa di un nuovo organo, anche se si tratta di un’ipotesi ancora teorica.

Sul caso è intervenuto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci: “Quanto è accaduto è inaccettabile e attendiamo di verificare le responsabilità. La sicurezza delle cure è un impegno costante a tutti i livelli”. Il ministro ha disposto l’invio di ispettori nelle strutture di Bolzano e Napoli per accertare eventuali violazioni dei protocolli di donazione e trapianto.

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