Omicidio a scuola alla Spezia, confermato il carcere per il 19enne


La Spezia – Il gip del Tribunale della Spezia ha confermato la custodia cautelare in carcere per il 19enne accusato di aver ucciso con una coltellata Abanoub Youssef all’interno dell’istituto professionale “Domenico Chiodo”, venerdì scorso. Lo ha reso noto l’avvocato difensore Cesare Baldini, al termine dell’udienza svoltasi nel carcere cittadino intorno alle 13.

Secondo quanto riferito dal legale, il giovane avrebbe dichiarato di essersi sentito minacciato dalla vittima, negando però che in passato vi siano stati episodi analoghi o minacce con coltelli. “È una persona con un passato di grandi sofferenze – ha spiegato Baldini – si sente isolata, ha poche amicizie ed è una persona problematica”.

L’avvocato ha inoltre annunciato l’intenzione di chiedere una perizia psichiatrica, ritenendo che vi siano gli elementi per valutarla insieme al pubblico ministero. “Per assurdo – ha aggiunto – la misura cautelare in carcere è oggi quella che meglio può difenderlo da sé stesso”. Il difensore ha riferito anche di precedenti atti autolesionistici e di un profondo disagio psicologico, descrivendo il ragazzo come chiuso e poco compreso.

Il 19enne ha ammesso di aver colpito Abanoub Youssef per una questione legata allo scambio di alcune fotografie con la ragazza che frequentava, immagini risalenti a quando entrambi erano bambini. L’accusa formulata dal pubblico ministero è di omicidio aggravato dai futili motivi. Il giudice non ha al momento contestato l’aggravante della premeditazione, che potrebbe però essere valutata in una fase successiva dell’inchiesta.

Per quanto riguarda l’arma del delitto, il legale ha riferito che il coltello sarebbe stato acquistato il giorno prima dell’omicidio “in un negozio di cinesi”, con finalità dichiarate come difensive. L’avvocato ha smentito l’esistenza di precedenti aggressioni con armi da taglio, come sostenuto da alcuni studenti, confermando solo episodi di natura verbale. Ha inoltre negato che il giovane abbia mai pronunciato frasi come “sono pronto a uccidere”, attribuitegli da alcuni testimoni.

Le indagini proseguono per chiarire in modo definitivo dinamica, responsabilità e condizioni psicologiche dell’indagato.

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