Roma – Un vero e proprio terremoto giudiziario scuote l’Autorità Garante per la Privacy. La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente dell’Autorità, Pasquale Stanzione, insieme all’intero Collegio, con accuse di corruzione e peculato. L’indagine, avviata nei mesi scorsi dopo una serie di servizi della trasmissione Report, ha subito ieri un’accelerazione con perquisizioni della Guardia di Finanza che ha acquisito documenti, telefoni e computer degli indagati.
Come è nata l’inchiesta
L’inchiesta nasce dallo scontro tra la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci e l’Autorità, culminato nelle segnalazioni di possibili irregolarità. Tra i testimoni figurano anche l’ex segretario generale Angelo Fanizza, dimessosi due mesi fa dopo la vicenda relativa alla richiesta di controlli sulle mail dei dipendenti nella ricerca della “talpa” che aveva fornito elementi a Report.
Le “spese pazze”
Al centro delle accuse ci sono presunte spese personali sostenute con fondi dell’Autorità, tra cui acquisto di carne (circa 6.000 euro in tre anni), sedute dal parrucchiere, viaggi e soggiorni in hotel a cinque stelle, cene di rappresentanza e servizi di lavanderia. Nel 2024, il costo dei fondi di rappresentanza e gestione avrebbe raggiunto i 400.000 euro.
Auto e missioni
Gli inquirenti contestano anche l’uso improprio dell’auto di servizio e missioni all’estero, come la trasferta del G7 di Tokyo nel 2023, il cui costo reale sarebbe stato molto superiore a quello ufficialmente comunicato.
Accuse di corruzione
Secondo la Procura, gli indagati avrebbero ricevuto tessere “Volare Executive” da Ita Airways, del valore di 6.000 euro ciascuna, come presunta utilità in cambio della mancata applicazione di sanzioni alla compagnia. Accuse analoghe riguardano la società Meta, per la quale inizialmente era prevista una sanzione di 44 milioni di euro poi ridotta progressivamente a un milione, con ritardi procedurali che ne hanno reso necessario l’annullamento in autotutela.
Comportamenti contestati
Dalle carte emergono condotte “disinvolte” ripetute in più occasioni, che secondo gli inquirenti sono passate da illeciti offensivi del decoro a vere e proprie ipotesi delittuose. L’indagine è concentrata sull’uso dei fondi del board e sui presunti meccanismi corruttivi legati alle sanzioni opache comminate a società come Ita Airways e Meta.
Stanzione, contattato dai giornalisti, si è limitato a dichiarare: “Sono tranquillo”. L’inchiesta è tuttora in corso e i magistrati continuano a ricercare elementi utili a completare l’impianto accusatorio.
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