Roma – Si è svolta nell’Aula Magna della Corte di Cassazione l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2026, con la partecipazione del Capo dello Stato Sergio Mattarella, del ministro della Giustizia Carlo Nordio, del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli e dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.
Il primo presidente della Cassazione, Pasquale D’Ascola, ha aperto la cerimonia tracciando un bilancio dell’amministrazione della giustizia nell’ultimo anno. D’Ascola ha ribadito che l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati non rappresentano privilegi, ma presupposti essenziali per garantire imparzialitĂ e tutela effettiva dei diritti: “La magistratura adempie al proprio dovere se il diritto ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato”.
D’Ascola ha poi evidenziato l’importanza di un dialogo pacato e rispettoso tra istituzioni: “Va coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione, evitando la falsa percezione che i magistrati possano essere condizionabili o titubanti”.
Nel corso della relazione, il primo presidente ha richiamato l’attenzione su fenomeni sociali preoccupanti: la violenza contro le donne e i femminicidi, i morti e gli infortuni sul lavoro, i suicidi in carcere e la crescente povertĂ , sottolineando come tali criticitĂ tocchino la dignitĂ dei cittadini e richiedano una risposta della giurisdizione e delle istituzioni.
Il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ha ribadito che la delegittimazione reciproca tra poteri indebolisce le istituzioni e il patto di fiducia con i cittadini: “Ăˆ fondamentale evitare posizioni che possano svilire il ruolo dei magistrati, pilastro insostituibile della democrazia. Essere magistrato significa garantire, secondo i principi costituzionali, l’applicazione imparziale delle leggi e lo stato di diritto”.
La cerimonia ha sottolineato così la centralitĂ della magistratura nel sistema costituzionale, il valore del dialogo tra istituzioni e l’urgenza di affrontare i fenomeni sociali piĂ¹ drammatici con attenzione, autonomia e responsabilitĂ .

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