La Giornata della Memoria ricordando Nedo Fiano

(Ansa)

F. SUERO
- In occasione della Giornata della Memoria del 27 gennaio 2021, si è tanto parlato di Nedo Fiano, papà del deputato Emanuele e uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz, morto il 19 dicembre 2020 a Milano all'età di 95 anni.

Nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera del 15 novembre 2019, Nedo Fiano racconta quello che ha vissuto durante la Shoah. Nato a Firenze nel 1925. Fu arrestato nel febbraio del 1944 e condotto nel campo di Fossoli; il 16 maggio dello stesso anno fu deportato ad Auschwitz assieme a tutta la sua famiglia.
"Mio nonno era cieco ed era di una rarissima intelligenza, per cui aveva una forza interiore particolare che gli faceva vedere anche le cose che lui non poteva vedere con gli occhi. Un giorno aveva ascoltato un discorso di Adolf Hitler il quale diceva delle cose spaventose sugli ebrei: 'noi non possiamo accettare di vivere con questi animali che succhiano il nostro sangue che violentano le nostre donne'" racconta all'inizio dell'intervista.
Il nonno di Nedo decise di insegnarli il tedesco base e quando lo stesso Fiano si fece avanti ad un ufficiale delle SS. gli fu chiesto da dove venisse e lui rispose da Firenze. In quel momento l'agente nazista cominciò a ripetere il nome della città, evocando ricordi personali e manifestando simpatia per il detenuto italiano.
Tra i suoi ricordi, Fiano afferma: "La cosa che più mi ha colpito è il pianto disperato di mia madre che non si fermava un solo istante. Era un pianto continuo, inarrestabile. Eravamo una sessantina di persone nelle peggiori condizioni per i servizi igienici: c'erano due grossi contenitori che poi, col ballare del treno, rovesciavano sul pavimento gli escrementi, il sangue, le urine ma guardava lontano. Mia mamma era bellissima, aveva degli occhi incomparabilmente belli verdi, i capelli neri. Il suo era un pianto continuo che non poteva lasciarmi indifferente".
"Quello che più ci ha colpito" ricorda ancora Fiano "è il crematorio e non sapevamo nemmeno cosa fosse un crematorio, ma c'era questa ciminiera altissima dalla quale si sprigionava una fiamma sinuosa. A un certo punto c'è stato un grido in tedesco, a questo grido mamma è entrata in una crisi terribile, ha sentito in questo comando che ci avrebbero divisi. Ho abbracciato poi mia mamma con tutta la forza che avevo. Venne poi accompagnata dalla scorte e, nell'arco di 3-4 ore era diventata cenere. Insomma vorrei sottolineare che l'85% di quelli che sono discesi sono stati messi a morte all'arrivo, mentre altri venivano messi in grandi fossati e poi cosparsi di benzina".
Continuando il suo racconto, Nedo Fiano afferma che "ai bambini venivano dati dolci e caramelle, per cercare di essere distratti dalla separazione dei genitori. Degli ebrei deportati dai vari paesi dell'Europa, un 20 per cento è rappresentato dalle donne. All'arrivo scendevano tutti, poi separavano le donne dagli uomini e poi c'era il massacro delle donne che non potevano essere utilizzate nel lavoro. Le belle donne, invece, venivano mandate in altri paesi, sul fronte russo in particolare, e dovevano avere rapporti sessuali senza possibilità di difesa".
Ma un giorno accadde l'imprevedibile. Dopo aver scoperto che sapeva cantare, i capi del campo di sterminio lo invitavano a intrattenerli nelle loro baracche e in queste occasioni Fiano aveva la possibilità di mangiare qualcosa in più del rancio riservato agli altri prigionieri.
"Ero stato invitato a cantare 'O sole mio' e tutte le canzoni più famose che girano per il mondo. La musica, in quel momento, rappresentava uno strumento di sopravvivenza. Era anche uno strumento molto evasivo".
Fiano è stato liberato nel campo di Buchenwald, dove era stato condotto dalle SS in fuga alla fine della guerra. Si è laureato alla Bocconi, a 43 anni, mantenendo così una promessa che aveva fatto alla madre.