Bambini, deficit dell'attenzione e iperattività: quale la cura migliore in tempo di Covid?


ROMA. La psicoterapia comportamentale potrebbe essere utile a tenere a bada il disturbo da deficit di attenzione? Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, da cui l’acronimo italiano DDAI, ma ben più noto col suo equivalente inglese ADHD, derivante da Attention Deficit Hyperactivity Disorder, è uno dei disturbi dello sviluppo più comuni. Normalmente viene diagnosticato durante l’infanzia e spesso questa condizione persiste fino all’età adulta.

I bambini con ADHD possono avere difficoltà nel prestare attenzione, controllare comportamenti impulsivi (capita spesso che agiscano senza rendersi conto delle conseguenze) e ovviamente, mostrare un’attivazione comportamentale molto elevata.
Esistono tre diversi tipi di ADHD:
- Disattento: gli individui con questo tipo di ADHD trovano difficile organizzare o terminare un’attività, prestare attenzione ai dettagli, seguire istruzioni o conversazioni con altri. La distrazione è facile;
- Iperattivo: gli individui con questo tipo di ADHD spesso appaiono visibilmente agitati e logorroici; per loro è difficile rimanere seduti a lungo. Nei bambini più piccoli può essere impellente la necessità di correre, saltare o arrampicarsi costantemente. L’irrequietezza è costante e ci sono problemi con l’impulsività;
- Combinato: in questa tipologia i sintomi dei due tipi precedenti sono ugualmente presenti nell’individuo.
È importante ricordare che i sintomi possono cambiare nel tempo, e con questi anche la tipologia di ADHD.
La pandemia che stiamo vivendo ha creato delle sfide senza precedenti per la società.
Gli individui con ADHD sono particolarmente vulnerabili al disagio causato dalle misure pandemiche, come il distanziamento sociale, e potrebbero mostrare un aumento dei problemi di natura comportamentale. L’European ADHD Guidelines Group ha proposto delle linee guida per la valutazione e la gestione dell’ADHD durante la pandemia.
Ad esempio, alle famiglie di bambini con ADHD, si raccomanderebbe l’uso di strategie genitoriali di stampo comportamentale, le quali hanno effetti benefici nel ridurre il comportamento oppositivo provocatorio e distruttivo, comune dell’ADHD. Se clinicamente indicato, nel trattamento dell’ADHD si dovrebbe avere l’opportunità di iniziare una terapia farmacologica dopo il completamento della valutazione iniziale.
In molti casi, infatti, l’ADHD viene trattato al meglio con una combinazione di psicoterapia comportamentale e farmaci. Per i bambini in età prescolare, tra i 4 e i 5 anni, la psicoterapia comportamentale, che include in particolare la formazione per i genitori, è raccomandata come prima linea di trattamento, ancor prima dei farmaci. Ciò che funziona al meglio può dipendere dal bambino e dalla famiglia.
Gianni Lanari, psicoterapeuta coordinatore del Pronto Soccorso Psicologico "Roma Est", al riguardo afferma che "per combattere l’iperattività è consigliabile utilizzare la psicoterapia comportamentale. Il supporto fornito sarà psicologico, educativo e sociale. E’ importante coinvolgere anche i genitori e gli insegnanti. Gli psicofarmaci sembrerebbero invece consigliabili solo nei casi più gravi. Normalmente i piani di trattamento ben organizzati includono uno stretto monitoraggio e dei follow-up costanti".
Il dottor Nicola Zingaro osserva invece "come l’impossibilità di accedere al trattamento farmacologico potrebbe aumentare i rischi per la salute correlati al COVID, perché il comportamento correlato all’ADHD potrebbe diventare più disorganizzato, influenzando negativamente la capacità di soddisfare i requisiti per il distanziamento sociale".
Sempre il dottor Zingaro ricorda che "l’ADHD può durare fino all’età adulta. Alcuni adulti soffrono di ADHD, ma non sono mai stati diagnosticati, e i sintomi possono causare difficoltà al lavoro, a casa o nelle relazioni. C’è da ricordare come i sintomi possono apparire leggermente diversi in età avanzata rispetto a come si presentano nei bambini: ad esempio l’iperattività può apparire come estrema irrequietezza. I sintomi, inoltre, possono diventare molto più gravi in quanto aumentano le esigenze dell’età adulta e quindi possono diventare di difficile gestione" conclude il Dr. Zingaro.