Mattarella: "Quando si uccide un giornalista, viene distrutto un pezzo di democrazia"

ROMA - "Carlo Casalegno moriva quarant'anni fa, primo giornalista ucciso dai terroristi nella stagione tragica degli anni di piombo. L'allora Vice Direttore della Stampa fu vittima di un'esecuzione decisa da chi attraverso l'eliminazione fisica voleva minare alle fondamenta la società democratica. Con l'attentato del 16 novembre del 1977 i giornalisti entrarono nell'elenco delle vittime del terrorismo politico. Pochi mesi prima era sopravvissuto a questa sorte Indro Montanelli, anch'egli oggetto a Milano di un agguato delle brigate rosse. Pochi anni dopo nel capoluogo lombardo verrà assassinato Walter Tobagi" ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una lettera inviata per il convegno.

'Il coraggio di informare, Carlo Casalegno' "Quando si uccide un giornalista, quale sia la sua età, personalità, identità, viene distrutto un pezzo di democrazia. Sui valori della libertà e dell'autonomia del giornalismo si misura la qualità delle società democratiche. Quei valori che, coerentemente, Carlo Casalegno così descriveva in un articolo del 30 settembre 1969: 'Dovrebbe essere superfluo spiegare che, per i laici democratici, il senso dello Stato non conduce all'imposizione di un dogma profano, politico, al posto di un dogma confessionale, ma è rifiuto di ogni dogmatismo. Se lo stato democratico ha una religione, è - per quanto sembri retorico - la religione della libertà: eguaglianza dei cittadini, distinzione tra reato e peccato, fiducia nell'uomo, neutralità del potere di fronte alle idee'. Una lezione e un sacrificio, il suo, che valgono come monito. Che interrogano la società riguardo alla sua capacità di riconoscere nella libertà di informazione un fondamento della dialettica democratica".

0 commenti:

Posta un commento