Noemi, parla il killer: "Lei voleva sterminare la mia famiglia". Poi rischia il linciaggio della folla


di BEATRICE GALLUZZO - E’ stato ascoltato per molte ore nella serata di ieri il 17enne originario di Alessano (LE) che ha ucciso la giovanissima Noemi Durini, scomparsa dallo scorso 3 settembre. Il ragazzo, considerato “violento” e “a rischio” e con alle spalle due tso per abuso di sostanze stupefacenti, ha portato i carabinieri nel luogo dell’occultamento del cadavere, una campagna persa nei dintorni di San Giuseppe di Castrignano del Capo. La vita di una ragazza termina così: sotto un ammasso di pietre scomposte, nascosto tra gli ulivi e la vegetazione selvatica del Salento.

Durante l’interrogatorio condotto nella caserma dei carabinieri di Specchia, alla presenza del suo avvocato difensore e del Procuratore capo del tribunale dei minori, Maria Cristina Rizzo, il ragazzo ha fornito la sua versione della vicenda. “L’ho ammazzata perché premeva per mettere in atto l’uccisione di tutta la mia famiglia” ha dichiarato, forse cercando disperatamente una giustificazione, un’attenuante. “L'ho uccisa con un coltello che Noemi aveva con sé quando è uscita dalla sua abitazione” aggiunge.

I cani molecolari alla ricerca di tracce di Noemi nelle campagne leccesi
Le versioni contraddittorie del 17enne non avevano mai convinto gli inquirenti: all’inizio delle indagini, incastrato dalle immagini delle telecamere di sicurezza che avevano registrato la presenza di Noemi nella  500 bianca con cui era andato a prenderla da casa e che lui minorenne, tra l’altro, non avrebbe neppure potuto guidare, aveva dichiarato di aver lasciato la ragazza davanti al campo sportivo di Alessano, all’alba di quel giorno di inizio settembre. Il veicolo poi, appartenente al padre di lui, era stato prontamente e minuziosamente ripulito da ogni traccia. Se l’abbia fatto da solo, o se sia stato aiutato da qualcuno nel farlo è ancora da vedere.

Tra le due famiglie, d’altronde, non scorreva buon sangue. Imma Rizzo, la mamma di Noemi, aveva già denunciato in passato il fidanzato della figlia alla Procura dei minori, sperando in un provvedimento cautelare che lo tenesse lontano dalla ragazzina, e da ciò ne erano nati due procedimenti: uno penale per violenza privata e uno civile, teso a valutare l’ambiente famigliare d’origine del 17enne; comunque apparentemente rimasti entrambi senza seguito e caduti nell’oblio burocratico. Sono riemersi troppo tardi, quando Noemi sen’era già andata. Al momento, anche il padre del ragazzo è indagato per sequestro di persona e occultamento di cadavere. Colpisce come un pugno, oramai, una frase che l’uomo avrebbe scritto l’11 agosto sul profilo Facebook della giovane Noemi, riferendosi al fidanzamento con il figlio: “Un cancro”- definiva lui quella relazione. Chissà quanti, nel piccolo paese avevano letto quel commento lapidario, facendone oggetto di sghignazzi e chiacchiericcio. E chissà quanti di questi erano gli stessi che ieri sera stazionavano davanti alla stazione dei carabinieri di Specchia per fischiare e insultare l’assassino di Noemi, che ha aizzato la folla radunatasi alzando la mano in un saluto sprezzante. 

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