Avramopoulos su codice di condotta ong: "Dobbiamo lavorare tutti assieme"

A cura di BEATRICE GALLUZZO. Il codice di condotta delle ong sta attraversando senza dubbio una fase delicata. Stilato dal Viminale e approvato dall’Unione Europea, è stato firmato solo da quattro delle dieci organizzazioni presenti per prestare soccorso umanitario nel Mediterraneo. Tra le maggiori ad aver dato l’ok ci sono Moas e Save the Children- l’ultima ad aver firmato nella giornata di ieri è la tedesca Sea Eye. Mentre, uno dei dinieghi più prestigiosi parte da Medici senza frontiere. 
La questione è arrivata sulla scrivania del Commissario UE per la Migrazione e gli Affari Interni, Dimitris Avramopoulos, il quale in un’intervista concessa all’ANSA ha dichiarato "Mi dispiace che alcune ong abbiano scelto di non firmare il Codice di condotta. Dobbiamo lavorare tutti assieme per smantellare il modello di business dei trafficanti ed evitare le morti dei migranti. Per questo chiedo di nuovo a tutte le ong di aderire all'iniziativa. Più ampia sarà la scala del nostro lavoro comune, migliori saranno i risultati sul terreno". 
Gabriele Eminente, direttore generale di MSF è stato chiaro sulle motivazioni dell’organizzazione, esposte in un video postato su Facebook. Innanzitutto egli ha preso in considerazione la natura del codice: “avevamo chiesto che fosse un codice centrato sulle operazioni di ricerca e soccorso in mare”, ma in realtà “ha un obiettivo più ampio che va oltre le ricerche e il soccorso in mare, e che può rendere ambiguo il ruolo di un’organizzazione”.
Entrando nel merito dei 13 articoli del regolamento, i quali vanno a toccare un’ampia serie di questioni- dalla dichiarazione dei finanziamenti alla trasmissione di segnali luminosi- Eminente cita due criticità afferenti, la prima, alla presenza di armi a bordo; la seconda concernente le limitazioni dei cosiddetti “trasbordi”, cioè i trasferimenti di migranti da una nave all’altra. Il divieto circa questa pratica nel codice è stato reso negoziabile, legandolo però alle decisioni e al coordinamento da parte del Centro di Coordinamento marittimo.
Il direttore di MSF ha spiegato come in ognuno dei 70 Paesi in cui l’associazione operi “facciamo di tutto affinché le armi restino fuori, ad esempio, dagli ospedali. Lo facciamo in Afghanistan, in Congo, ad Haiti, non si capisce perché non dovremmo farlo in una nave nel Mediterraneo”. Per quanto riguarda i trasbordi, Eminente ha dichiarato che essi sono fondamentali per la buona riuscita dell’operazione. “Non è che non firmando il codice di condotta siamo in una situazione di anarchia. L’attività di ricerca e soccorso in mare è strettamente regolamentata da trattati internazionali e totalmente eseguita da MSF sotto il coordinamento della Guardia Costiera”.

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