Usa, 16 stati dicono 'No' all'ordine esecutivo di Donald Trump

di MARIAGRAZIA DI RAIMONDO - Iniziano ad esser sempre maggiori le proteste verso le scelte politiche de Presidente degli Stati Uniti Trump. Il malcontento sta trovando supporto dei procuratori generali (gli equivalenti magistrati della Giustizia nel nostro ordinamento). Sono al momento 16 gli Stati americani non hanno gradito l'ordine esecutivo, che mette "al bando" cittadini di alcuni paesi musulmani. Gli attorney general sperano che il provvedimento restrittivo venga ritirato, in quanto la libertà religiosa è fondamentale negli Usa.

Nel frattempo hanno assicurato assistenza a piú persone possibili a coloro hanno avuto un disagio per la decisione presidenziale. I democratici, come anche buona parte dei repubblicani, tra cui Mitch McConnell, leader della maggioranza al Senato, ha preso le distanze da questa scelta politica. Dal Canada il leader Justin Trudeau lancia un invito ai rifugiati a poter contare sempre sul Canada.

Le polemiche non si sono fatte attendere anche dal fronte europeo. Hollande, May e la Merkel hanno condannato aspramente il provvedimento. Il portavoce della cancelleria tedesca, Steffen Seibert, ha dichiarato che tutto ciò è ingiustificato e che la lotta al terrorismo non possa basarsi sull'origine o il credo delle persone.

Da Roma, il premier Gentiloni ha lanciato un twitter dove risalta i principi di libertà dell'Italia e dell'Europa. La Casa Bianca ha cercato di sminuire l'importanza delle proteste e l'esistenza del caos, creato in questi giorni negli aeroporti. Il capo dello staff della White House, Reince Priebus, ha dichiarato che sono entrati sabato scorso 325 mila viaggiatori e solo 109 sono stati fermati. Ha spiegato Priebus che l'ordine esecutivo non riguarda i possessori della "green card", che consente allo straniero di risiedere in Usa per un periodo illimitato. Trump ha ribadito che gli Stati Uniti hanno bisogno di confini robusti e severamente controllati.

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