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Ilva Taranto. Labriola (Misto): scenario di grande incertezza. La citta’ disegni un domani diverso


“La cessione dell’Ilva, dopo quattro anni fallimentari di commissariamento, non cambierà sostanzialmente le sorti di un’azienda che ha perso progressivamente quote di mercato, che è divenuta anno dopo anno sempre meno competitiva sulla piazza mondiale dell’acciaio. Ilva, il disastro ambientale e l’emergenza sanitaria che si porta dietro, rimarrà il principale problema di tutto il tarantino. Non sarà la cessione a garantire continuità lavorativa alle migliaia di persone che oggi vivono con angoscia la cassa integrazione, non saranno i nuovi piani industriali (per altro non ancora conosciuti) a regalare alla città prospettive di crescita. La nuova proprietà, qualunque essa sia, potrà al massimo posticipare di qualche anno la fine di un percorso ormai incontrovertibile. Il raggiunto accordo sugli ammortizzatori sociali è solo un palliativo temporaneo”, così l’onorevole Vincenza Labriola, capogruppo in commissione Lavoro per il Gruppo Misto alla Camera dei Deputati.

“Per Taranto serve una rifondazione economica, che segua il modello della tedesca Ruhr, che preveda una trasformazione progressiva delle attività, attraverso una programmazione mirata, da industriale altamente inquinante ad ambientalmente sostenibile – prosegue la deputata –. Si dia ossigeno all’agricoltura, alla pesca, all’artigianato. Si faccia del turismo, anche culturale, il punto di forza dell’economia. Serve un’inversione totale di marcia in tempi stretti. Lo Stato ha il dovere di valutare una exit strategy subito”.

Vendita Ilva, "Si rischia il flop totale"


di MARCO MONGELLI - “L’asta per la cessione dell’Ilva potrebbe saltare per mancata presentazione di offerte vincolanti o potrebbe addirittura essere invalidata per motivi giuridici. Uno scenario, quello paventato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore, tutt’altro che remoto. A mettere a rischio l’operazione, stando a quanto riferito dal quotidiano di Confindustria, sarebbe il nodo relativo alla difformità del decreto del ministero dell’Ambiente rispetto alla legge sull’Ilva, in relazione alle tempistiche dei lavori per l’ambientalizzazione e alla portata della produzione. Se è vero che un decreto ministeriale non può porsi al di sopra di una legge nazionale, il rischio di un ‘tutto da rifare’ è dietro l’angolo. Ci troviamo di fronte ad una situazione che rischia di essere paradossale. Che la cessione dell’Ilva non sia un gioco da ragazzi è risaputo, ma le difficoltà, che hanno portato anche allo slittamento della scadenza della presentazione delle offerte, avvenuto su richiesta di proroga da parte delle cordate in gara, potrebbero essere insormontabili. Di fronte a tutto questo, il governo irresponsabilmente tace”, lo dichiara l’onorevole Vincenza Labriola, capogruppo per il Gruppo Misto in commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.

Ilva di Taranto, "Inaccettabili i 5mila esuberi annunciati dei lavoratori"


TARANTO - “È assurdo. Nessuno aveva accennato a questa ipotesi”. Commenta così il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano la comunicazione di Ilva ai sindacati di categoria di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria, a partire da marzo, per circa cinquemila lavoratori.

“Pochi giorni fa – continua Emiliano – ho accompagnato la Commissione Industria del Senato, guidata dal suo Presidente, senatore Mucchetti, in visita all’Ilva e nessuno, in primo luogo, ci aveva accennato a questa ipotesi drammatica. In secondo luogo, stanno raccontando a tutti, almeno il Governo e l’azienda che oggi sono la stessa cosa giacché l’Ilva è guidata da commissari nominati dal Consiglio dei Ministri, che il destino della fabbrica non può che essere legato al carbone, poiché qualsiasi proposta di decarbonizzazione potrebbe far perdere posti di lavoro. Ora, però,ci troviamo in una condizione nella quale i posti di lavoro si perdono ugualmente”.

“Mi auguro – prosegue Emiliano – che il tutto non rientri in una strategia dei Commissari, che pur di vendere a qualcuno l’azienda, sempre che si trovi un acquirente, stiano facendo il lavoro sporco di far fuori gli operai, in modo tale da appioppare la fabbrica con meno carico del costo di lavoro. Anche perché tra i requisiti previsti nel bando c’è il mantenimento dei livelli occupazionali. Non vorrei che qualcuno stia pensando di abbassarli prima che l’offerta arrivi. Sarebbe intollerabile”.

“Sarebbe stato forse corretto dire le cose come stanno e smetterla di prendere in giro un’intera comunità che per sopportare quella fabbrica ha dovuto accettare danni enormi alla salute, che sono sempre più assurdi e inaccettabili”.

“Ovviamente la Regione Puglia è stata esclusa da ogni tipo di decisione che riguarda l’Ilva, e tuttavia, è nostra intenzione supportare in tutti i modi le forze sindacali che dovranno affrontare in prima battuta questo dramma, e se lo riterranno, vorremmo partecipare con loro finalmente ad un tavolo nel quale sia esaminata l’intera vicenda Ilva. Mi auguro che in quella sede ci consentano anche di comprendere che cosa stanno combinando, a chi vogliono vendere la fabbrica, con quali piani e con quali progetti futuri, perché è evidente che mantenere il segreto su questi passaggi ha consentito oggi di confezionare questa drammatica sorpresa a noi tutti, che toglie legittimazione ad ogni discorso che si è fatto sull’Ilva. È assurdo continuare ad avere una fabbrica che inquina e che non dà nemmeno lavoro”.

“Gentiloni - evidenzia Emiliano – deve andare avanti perché, per quel che mi riguarda e per quel che riguarda l’Ilva, è stato l’unico Presidente del Consiglio che ha ascoltato con attenzione e con intelligenza le proposte che la Regione Puglia ha avanzato senza pretendere di imporle. È una persona esperta e competente e poi in soli quattro giorni mi ha ricevuto dandomi un appuntamento quasi immediato. Un altro stile rispetto al passato. Avrei quindi desiderio di continuare questo lavoro con una persona seria e con un Governo che finalmente segua questa vicenda mediando gli interessi drammatici che sono in campo. Questo è quello che vuole fare la Regione. Noi vogliamo nel Governo un interlocutore ragionevole.

Secondo Emiliano “la Regione Puglia, la Commissione Industria e una parte importante del sindacato, ragionano allo stesso modo, parlano la stessa lingua, conoscono bene la vicenda e possono dare un contributo importantissimo al Governo per trovare quel punto di equilibrio che consenta alla fabbrica di proseguire la sua attività e il suo ruolo strategico, e alla città di non morire di Ilva. Quindi c’è un lavoro politico importante già fatto, che è pronto per essere utilizzato nella sede propria che è quella delle decisioni di Governo e delle procedure di acquisto della fabbrica”.

"Inaccettabili i 5mila esuberi annunciati dei lavoratori" - Una nota del consigliere Cosimo Borraccino, presidente della II Commissione. "Riteniamo inaccettabile - dichiara Borraccino - la messa in “esubero temporaneo” di 4.984 lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto.

Dopo quasi cinque anni di gestione commissariale da parte dello Stato, i governi nazionali non sono stati capaci di produrre un piano industriale attraverso il quale si potesse comprendere il destino dell'Azienda e dei lavoratori.

Non è stato presentato stato nessun progetto tangibile attraverso il quale definire livelli di emissioni sostenibili per la salute dei cittadini, come richiedeva ARPA Puglia, attraverso la voce autorevole del suo ex Direttore Prof. Giorgio Assennato.

Non è stata elaborata nessuna proposta progettuale per individuare nuove tecnologie idonee a rendere praticabile la strada della compatibilità della produzione dell’industria con la sostenibilità ambientale. Niente di niente, se non Decreti con i quali esentare da qualunque responsabilità i commissari, prorogare i limiti di applicazione delle BAT e quindi dell'AIA.

La decisione di mettere in “esubero” quasi 5000 lavoratori, - spiega - a prescindere da quale tipo di ammortizzatore sociale si vorrà utilizzare per loro, è un fatto gravissimo e rischioso per il futuro di quelle famiglie e della intera azienda. Il sospetto è che questa sia una manovra per consentire ai nuovi acquirenti privati, con i quali il Governo si accinge a trattare, di partire immediatamente da una bella sforbiciata alla pianta organica.

Ancora una volta registriamo il fallimento delle politiche liberiste e di svendita del patrimonio pubblico ai privati, portate avanti ostinatamente dai governi nazionali targati PD e larghe intese.

Dopo i fallimenti, sul piano occupazionale, economico e sociale che la lunga stagione delle privatizzazioni ha prodotto, è il momento di fare delle scelte radicalmente alternative e proiettate verso la tutela del bene comune.

Il Governo fermi questa scellerata corsa al ribasso che è stata messa in atto in favore di appetiti privati e a discapito dei lavoratori, dell’ ambiente e della produzione.

L'ILVA deve essere nazionalizzata e il Governo deve assumere su di se le responsabilità che la nostra Costituzione gli impone.

Se il futuro dell'Ilva sarà il gas o un'altra tecnologia è un quesito che giustamente oggi il Presidente della Regione Puglia, pone al Governo. Tuttavia, questa ennesima partita che, per il momento, si sta giocando sulla pelle di 5000 lavoratori, dimostra, a mio avviso, come sia oramai inevitabile nazionalizzare la più grande fabbrica d'Italia per decidere, e mettere in atto, tutto quello che serve a garantire occupazione, economia e salute ad una comunità, come quella tarantina, che da troppi anni subisce i danni di una industrializzazione oramai antiquata", conclude Borraccino.

Esuberi Ilva , Emiliano: decisione assurda, vogliamo un tavolo per esaminare vicenda


“È assurdo. Nessuno aveva accennato a questa ipotesi”. Commenta così il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano la comunicazione di Ilva ai sindacati di categoria di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria, a partire da marzo, per circa cinquemila lavoratori.

“Pochi giorni fa – continua Emiliano – ho accompagnato la Commissione Industria del Senato, guidata dal suo Presidente, senatore Mucchetti, in visita all’Ilva e nessuno, in primo luogo, ci aveva accennato a questa ipotesi drammatica. In secondo luogo, stanno raccontando a tutti, almeno il Governo e l’azienda che oggi sono la stessa cosa giacché l’Ilva è guidata da commissari nominati dal Consiglio dei Ministri, che il destino della fabbrica non può che essere legato al carbone, poiché qualsiasi proposta di decarbonizzazione potrebbe far perdere posti di lavoro. Ora, però,ci troviamo in una condizione nella quale i posti di lavoro si perdono ugualmente”.

“Mi auguro – prosegue Emiliano – che il tutto non rientri in una strategia dei Commissari, che pur di vendere a qualcuno l’azienda, sempre che si trovi un acquirente, stiano facendo il lavoro sporco di far fuori gli operai, in modo tale da appioppare la fabbrica con meno carico del costo di lavoro. Anche perché tra i requisiti previsti nel bando c’è il mantenimento dei livelli occupazionali. Non vorrei che qualcuno stia pensando di abbassarli prima che l’offerta arrivi. Sarebbe intollerabile”.

“Sarebbe stato forse corretto dire le cose come stanno e smetterla di prendere in giro un’intera comunità che per sopportare quella fabbrica ha dovuto accettare danni enormi alla salute, che sono sempre più assurdi e inaccettabili”.

“Ovviamente la Regione Puglia è stata esclusa da ogni tipo di decisione che riguarda l’Ilva, e tuttavia, è nostra intenzione supportare in tutti i modi le forze sindacali che dovranno affrontare in prima battuta questo dramma, e se lo riterranno, vorremmo partecipare con loro finalmente ad un tavolo nel quale sia esaminata l’intera vicenda Ilva. Mi auguro che in quella sede ci consentano anche di comprendere che cosa stanno combinando, a chi vogliono vendere la fabbrica, con quali piani e con quali progetti futuri, perché è evidente che mantenere il segreto su questi passaggi ha consentito oggi di confezionare questa drammatica sorpresa a noi tutti, che toglie legittimazione ad ogni discorso che si è fatto sull’Ilva. È assurdo continuare ad avere una fabbrica che inquina e che non dà nemmeno lavoro”.

“Gentiloni - evidenzia Emiliano – deve andare avanti perché, per quel che mi riguarda e per quel che riguarda l’Ilva, è stato l’unico Presidente del Consiglio che ha ascoltato con attenzione e con intelligenza le proposte che la Regione Puglia ha avanzato senza pretendere di imporle. È una persona esperta e competente e poi in soli quattro giorni mi ha ricevuto dandomi un appuntamento quasi immediato. Un altro stile rispetto al passato. Avrei quindi desiderio di continuare questo lavoro con una persona seria e con un Governo che finalmente segua questa vicenda mediando gli interessi drammatici che sono in campo. Questo è quello che vuole fare la Regione. Noi vogliamo nel Governo un interlocutore ragionevole.

Secondo Emiliano “la Regione Puglia, la Commissione Industria e una parte importante del sindacato, ragionano allo stesso modo, parlano la stessa lingua, conoscono bene la vicenda e possono dare un contributo importantissimo al Governo per trovare quel punto di equilibrio che consenta alla fabbrica di proseguire la sua attività e il suo ruolo strategico, e alla città di non morire di Ilva. Quindi c’è un lavoro politico importante già fatto, che è pronto per essere utilizzato nella sede propria che è quella delle decisioni di Governo e delle procedure di acquisto della fabbrica”.

Ilva, Enea frena sulle decarbonizzazione. Trevisi (M5S): “Confermate le mie tesi sulla non fattibilità economica”


Il presidente dell’Enea Federico Testa, intervenendo a Bari ad un convegno organizzato da Nextlaw ha sollevato forti dubbi sulla decarbonizzazione dell’Ilva. Un’operazione che i tecnici dell’Enea ritengono avrebbe costi di gestione troppi alti, stimati in centinaia di milioni di euro. Il tutto mentre è alle battute finali la procedura per la vendita dell’acciaeria.

“Il parere dell’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie va verso quello che abbiamo sempre sostenuto - dichiara il consigliere M5S Antonio Trevisi componente della V Commissione Ambiente - la centrale Enel di Cerano e l'Ilva non possono essere più riconvertite a gas, perché si tratta di impianti che sono nati a carbone e non starebbero sul mercato senza l’uso di questo combustibile inquinante. Il Movimento 5 Stelle aveva già smontato la decarbonizzazione proposta da Emiliano utilizzando il gas di TAP nel corso della discussione sul bilancio di previsione 2017. Ribadiamo ancora una volta con forza - spiega Trevisi - come la sola strada percorribile sia quella della chiusura senza se e senza ma. L’unica priorità è salvare la vita dei cittadini rispetto agli interessi politici delle lobby, delle ecomafie e delle multinazionali. Abbiamo già dimostrato e continueremo a farlo con sempre più impegno che le possibilità di riconversione industriale ci sono e sono molto diverse da quelle proposte dalla giunta regionale.”

Pochi giorni fa il Presidente della Giunta Michele Emiliano dalla commissione Bilancio a Montecitorio per l’esame del DL 243/2016 è tornato sull’argomento dichiarando che la Regione Puglia si appresta a chiedere che nel decreto venga inserita la decarbonizzazione quale BAT (best available techniques) di settore, ossia migliore tecnica disponibile per raggiungere il livello più elevato di protezione dell’ambiente, nel rispetto degli impegni assunti dall’Italia alla Conferenza sul Clima di Parigi. “Emiliano propone un mero passaggio da una fonte fossile ad un'altra, ma così facendo – conclude Trevisi - la Puglia continuerebbe a rimanere legata ad una fonte fossile e a dipendere energeticamente dall'estero anziché sfruttare le proprie fonti rinnovabili. In questa fase l’Italia è in surplus di gas e il suo consumo è in decrescita perché il futuro è quello elettrico associato alle fonti rinnovabili”.

Ilva, la data ultima per presentare le offerte dovrebbe essere l'8 Febbraio


La data auspicabile per presentare le offerte sull'Ilva dovrebbe essere l'8 febbraio, un termine prorogabile, che è stato proposto alle cordate concorrenti interessate all'acquisizione del colosso tarantino. La fase successiva dell'aggiudicazione avrà una durata di 30 giorni da quando verranno presentate tutte le offerte, e il trasferimento vero e proprio di tutti i complessi aziendali, avverrà fra settembre e ottobre. Queste le parole del commissario straordinario dell'Ilva Enrico Laghi, durante la sua audizione in commissione bilancio per esporre proprio sulla procedura che porterà alla cessione dell'azienda. Laghi ha poi continuato spiegando che fino ad oggi sono stati realizzati interventi per 320 milioni e ordinativi per 800 milioni di euro, "questo significa che l'Ilva ha le risorse sufficienti" e quindi "arriviamo a coprire il piano ambientale che stiamo eseguendo". "Entro il mese di giugno - ha terminato il commissario, "consegneremo le aree sequestrate che potranno essere quindi dissequestrate".