Francia, proteste studentesche: scuole incendiate e presidi aggrediti. Quasi 2.600 fermi in due giorni

PARIGI – Sale la tensione in Francia dopo le proteste studentesche esplose negli ultimi giorni e sfociate in episodi di violenza, con scuole danneggiate e incendiate, personale scolastico aggredito e scontri con la polizia.

Il ministro francese dell’Istruzione, Édouard Geffray, riceve oggi a Parigi le associazioni degli studenti e dei genitori per fare il punto sulla situazione. Secondo i dati forniti dal ministro, soltanto ieri sono state fermate circa 2mila persone, il 90% delle quali minorenni. Nella giornata di oggi si sono aggiunti altri 600 fermi.

«Dall’inizio della settimana, oltre un centinaio di scuole ha subito gravi danneggiamenti. Tra i 65 dipendenti dell’Istruzione pubblica rimasti feriti, ci sono 40 presidi», ha dichiarato Geffray.

In un lungo messaggio pubblicato su X, il ministro ha definito le violenze «di estrema gravità» e ha chiesto che, in caso di occupazione degli istituti o di gravi danneggiamenti agli edifici, le lezioni possano proseguire a distanza, così da garantire la sicurezza e permettere agli studenti di continuare il percorso didattico.

Sono almeno 100 le scuole rimaste chiuse oggi, mentre le mobilitazioni proseguono con un’intensità inferiore rispetto alla giornata precedente.

Scontri e incendi

Gli episodi più gravi si sono verificati in diverse città francesi. Giovedì sono stati appiccati incendi in almeno due scuole superiori, mentre a Marsiglia alcuni insegnanti sarebbero stati accidentalmente colpiti dalla benzina.

A Strasburgo è stata incendiata almeno un’automobile, mentre a Tolosa si sono registrati scontri tra la polizia antisommossa e alcuni giovani.

A Parigi un’auto della polizia è stata bersagliata con pietre e altri oggetti nel XII arrondissement. Preso di mira anche un tram, mentre a place de la Nation alcuni giovani hanno incendiato cassonetti dei rifiuti.

Situazione tesa anche a Lione, nei pressi del liceo Édouard-Herriot, dove la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni. L’Unione degli Studenti ha inoltre annunciato il blocco di 25 campus universitari.

Darmanin: «I genitori paghino i danni»

Sul fronte giudiziario, il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha chiesto ai procuratori di far valere la responsabilità civile dei genitori per i danni provocati dai figli durante le proteste, con l’obiettivo di ottenere il pagamento delle riparazioni.

Secondo Darmanin, circa un terzo delle persone fermate sarebbe stato coinvolto in episodi di violenza contro le persone.

Il governo accusa LFI

La crisi ha assunto anche una dimensione politica. Al termine di un vertice convocato d’urgenza, il governo del premier Sébastien Lecornu ha accusato La France Insoumise (LFI) di Jean-Luc Mélenchon di contribuire ad alimentare le violenze. L’accusa è stata respinta dagli esponenti del partito.

Secondo gli uffici del premier, vi sarebbe una valutazione condivisa dai servizi di intelligence sull’origine del movimento, che il governo riconduce a una presunta «manovra orchestrata dalla France Insoumise e dai suoi referenti dell’estrema sinistra».

L’accusa è stata rilanciata anche dal Rassemblement National. Il presidente del partito, Jordan Bardella, ha proposto che il costo dei danni venga suddiviso tra le famiglie dei responsabili degli incendi e LFI.

La replica di LFI

L’accusa del governo è stata respinta dal coordinatore di LFI, Manuel Bompard, che ha invitato l’esecutivo a non cadere, a suo dire, nel «complottismo e nell’infantilizzazione degli studenti liceali».

Per Bompard, il movimento sarebbe invece nato spontaneamente dall’esasperazione degli studenti di fronte alle condizioni del sistema scolastico.

Intanto, mentre le proteste proseguono in diverse città, le autorità francesi devono fare i conti con il bilancio dei danni agli istituti scolastici e con decine di lavoratori dell’istruzione feriti.

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