Roma - Prosegue in Parlamento l’iter della nuova legge elettorale, ma nella maggioranza non sono mancate tensioni sulle preferenze. Il centrodestra ha respinto gli emendamenti delle opposizioni sulle preferenze pure e ha approvato il proprio emendamento unitario, che prevede i capilista bloccati e la possibilità di esprimere fino a tre preferenze, con alternanza di genere, sui sei nomi prestampati.
La giornata era però iniziata con uno scenario diverso. Per alcune ore, Fratelli d’Italia avrebbe valutato la possibilità di sostenere gli emendamenti delle opposizioni sulle preferenze. A confermare l’esistenza di un confronto sul tema era stato il sottosegretario Alberto Balboni, secondo cui il sub-emendamento rappresentava «una provocazione», ma il tema delle preferenze meritava di essere affrontato, anche attraverso soluzioni in grado di ampliarne il numero.
Una posizione che aveva fatto scattare l’allarme tra Lega e Forza Italia, intenzionate a difendere l’accordo raggiunto sul testo. Gli alleati avrebbero chiesto di procedere compatti sull’emendamento concordato, arrivando a mettere in discussione l’intero iter della riforma in caso di strappi.
A quel punto è stata convocata una riunione di maggioranza con la ministra Elisabetta Casellati, i capigruppo del centrodestra e gli esponenti incaricati di seguire il dossier. Nel corso dell’incontro, secondo quanto riferito, FdI avrebbe prospettato anche l’ipotesi di un ritorno alle urne in tempi rapidi, qualora la legge elettorale non fosse arrivata a compimento.
Lega e Forza Italia avrebbero ribadito la necessità di rispettare l’intesa raggiunta, paventando a loro volta possibili irrigidimenti su altri provvedimenti. Alla fine le tensioni sarebbero rientrate e la maggioranza ha annunciato che avrebbe votato compatta contro le proposte delle opposizioni.
La strategia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe stata quella di preservare l'unità della coalizione in vista del passaggio decisivo alla Camera. Proprio a Montecitorio, infatti, resta da valutare l’eventuale ricorso alla questione di fiducia, che consentirebbe di concentrare in un unico voto il rischio politico legato alla tenuta della maggioranza.
Meloni ha rivendicato il risultato sulle preferenze: «Le preferenze tornano su proposta di FdI, la sinistra non è credibile».
I nodi ancora aperti
Restano tuttavia alcuni punti controversi della riforma. Tra questi c’è il tema delle quote di genere. L’emendamento approvato dalla maggioranza elimina le quote previste per i capilista dal Rosatellum, una questione che in passato aveva suscitato le proteste anche di alcune parlamentari della maggioranza.
Un altro nodo riguarda la norma cosiddetta «anti-cespugli», che viene modificata con l’eliminazione di qualsiasi soglia di voti necessaria per contribuire all’assegnazione del premio. Parallelamente, però, aumenta in modo significativo il numero di firme richieste alle forze politiche che intendono entrare per la prima volta in Parlamento.
La riforma si avvia quindi verso il passaggio alla Camera tra tensioni ancora presenti nella maggioranza e diversi nodi politici da sciogliere.